Psicologia dello sport, utilizzare le proprie risorse per diventare protagonisti del proprio destino

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Lo sport aiuta a potenziare il fisico, ma anche la mente e le proprie capacità. lo spiega Giuseppe Vercelli, psicologo dello Sport Concentrazione: la mente di un atleta deve essere fissa sull´obiettivo, sia esso la gara o anche solo l´allenamento.

Consapevolezza: le capacità che ha già, i suoi punti di partenza, e quelle che può e deve raggiungere. Gestione dello stress: è fondamentale che un atleta non venga schiacciato dal nervosismo, dall´ansia da prestazione, dalla paura di non raggiungere l´obiettivo. Motivazione: per uno sportivo professionista è tutto. Per dare il meglio di sé la motivazione deve essere solida. La psicologia dello sport si focalizza proprio su questi fattori mentali e psicologici (e anche su altri) che interagiscono nella pratica sportiva.

Perché bisogna sempre tener presente che i dubbi sulle proprie capacità personali, la scarsa fiducia in se stessi e tensione costante, impediscono la piena espressione delle proprie potenzialità. Al contrario un atleta deve imparare a controllare i propri pensieri negativi e incanalare le energie mentali verso la giusta direzione e fare tesoro delle proprie emozioni positive.

Ma la psicologia dello sport non va in aiuto solo di chi ha fatto dello sport un mestiere e lo pratica ad alti livelli. Studia anche la pratica collettiva e comune, ovvero le conseguenza della pratica sportiva sui bambini, gli adolescenti, gli adulti e gli anziani. Perché, da sempre, l´attività sportiva aiuta ognuno di noi a migliorare la propria vita.

Ne è convinto il professor Giuseppe Vercelli, psicoterapeuta di alcune delle nostre squadre nazionali a Pechino 2008. Professor Giuseppe Vercelli, da dove e come nasce la psicologia dello sport? E perché assume sempre più importanza? «Il primo laboratorio di psicologia dello sport fu fondato da Carl Diem a Berlino nel 1920. Con l´avvento della grande depressione e della seconda guerra mondiale l´interesse per la psicologia dello sport si spense fino agli anni ´60 in cui, grazie alle ottime prestazioni degli atleti russi, si risvegliò la curiosità per la psicologia dello sport. In Italia, la psicologia dello sport, approda nel 1965, anno in cui Ferruccio Antonelli istituì il Primo Congresso Internazionale di Psicologia dello Sport.

Negli anni, le ricerche e gli studi hanno preso piede e oggi la psicologia dello sport, soprattutto all´estero, viene vista come parte integrante di un allenamento a 360° che agisce sullo sviluppo dell´Intelligenza Agonistica dell´individuo - atleta». Mente e corpo: un binomio indissolubile nella ricerca della serenità nella nostra vita? «Mente e corpo costituiscono la nostra essenza come individui, insieme all´ambiente in cui viviamo e ci troviamo ad agire. Qualsiasi attività che permetta di migliorare la relazione e la connessione tra mente, corpo e ambiente genera benessere alla persona». Per molti anni abbiamo valutato lo sport solo dal punto di vista dei benefici muscolari, trascurando l´aspetto psicologico. Oggi le cose sono cambiate, perché? «Perché si è visto che solo l´allenamento fisico non è più sufficiente in un mondo sportivo dove si insegue la perfezione assoluta della prestazione e dove si è sempre più spinti verso la ricerca della vittoria.

Molti atleti con livelli di preparazione fisica al top hanno dimostrato di non riuscire ad esprimere le loro potenzialità in occasioni importanti. Partendo da queste considerazioni ci si è chiesto che cosa fosse stato trascurato e ci si è accorti che un fisico eccellente non produce risultati se non è accompagnato da una mente forte e preparata». Dal punto di vista psicologico quanto è importante praticare una disciplina sportiva oggi? «Il vantaggio psicologico è indubbio ed è rilevabile a qualsiasi età.

Nella formazione dell´essere umano lo sport può essere vissuto come una metafora della vita e come un efficace banco di prova dove i bambini/ragazzi possono sviluppare e allenare life-skills, ovvero capacità che saranno utili anche fuori dal contesto sportivo. Nell´età adulta lo sport viene in aiuto per la gestione dello stress e si è visto essere utile per prevenire disturbi di ansia e depressione. Nell´età senile il discorso si amplifica maggiormente e studi dimostrano che gli anziani che praticano sport hanno una minor incidenza di patologie psichiatriche rispetto ai non praticanti».

Praticare una disciplina sportiva con regolarità, inseriti magari in un contesto di squadra, con delle regole e orari precisi, offre maggiori benefici rispetto alla semplice corsetta nel parco? «Dipende da quali sono gli obiettivi che ciascuno si prefigge. L´attività sportiva regolamentata, magari in un contesto di squadra ha dei risvolti psicologici sicuramente interessanti per quanto riguarda la capacità di lavorare in team e acquisire una mentalità cooperativa e collaborativi. Per molti, soprattutto quando gli impegni scolastici e lavorativi aumentano, diventa difficile riuscire a conciliare un´attività sportiva strutturata con tutti gli altri impegni e si predilige pertanto la classica corsetta nel parco.

Tuttavia anche questa attività, se fatta regolarmente, può essere di aiuto alla persona per allentare tensioni, regolare energia, aumentare la concentrazione e dedicarsi un momento di divertimento quotidiano». Cosa scatta nella mente degli sportivi al momento della gara?«Dipende. è troppo soggettivo per poter dare una risposta generalizzabile. Si può dire cosa teoricamente dovrebbe passare nella mente in una prestazione ideale, ovvero solo i pensieri funzionali alla prestazione che favoriscono la massima concentrazione e l´esaltazione dei punti di forza dell´atleta stesso. Ogni altro pensiero può essere fuorviante anche se ogni mente è totalmente diversa ed è sempre rischioso e banalizzante cercare di trovare una regola comune a tutti».

Come la pratica sportiva può influenzare le normali relazioni sociali? «Lo sport, soprattutto se di squadra, può essere un buon mezzo per creare o consolidare legami sociali. I bambini che hanno avuto esperienze di sport di squadra sono, in media, più abituati alla collaborazione e alla cooperazione e questo atteggiamento lo potranno esportare anche in altri ambiti della vita».

C´è uno sport che più di un altro influenza beneficamente la nostra esistenza? «Quello che ci genera le migliori sensazioni». Chi pratica sport vive la vita con maggiore intensità e pienezza? «Penso di sì, ma non ci sono studi scientifici su campioni così vasti da poterlo affermare in senso assoluto. Si può altresì affermare che chiunque sappia utilizzare appieno le proprie risorse, per superare le innumerevoli sfide che quotidianamente la vita ci propone, vive con intensità e pienezza perché si sente maggiormente protagonista del proprio destino». Cosa prova un atleta quando vince? «In generale prova un senso di godimento, di piacere, di benessere, forza e potenza.

L´intensità di queste sensazioni dipende dall´importanza e dal significato attribuito alla sfida vinta». Un approccio sbagliato nei confronti di una disciplina sportiva può influenzare negativamente la crescita di un adolescente? «Sì, purtroppo questa è una delle conseguenze negative di una pratica sportiva mal gestita. Spesso vediamo adolescenti che hanno perso totalmente la motivazione allo sport o addirittura arrivano ad avere livelli molto bassi di autostima e autoefficacia in conseguenza di esperienze alquanto negative in ambito sportivo. Soprattutto in fase adolescenziale il clima del gruppo dei pari e il rapporto con l´allenatore sono un elemento fondamentale per la strutturazione di un´identità sana del giovane». Prendiamo in esame due categorie di adolescenti: chi pratica uno sport e chi invece no.

Che differenze si verificano durante la loro crescita? «Precisiamo innanzitutto che la crescita di un individuo è condizionata da numerosi fattori di cui lo sport è solo uno, anche se molto importante. Si può dire che i ragazzi che hanno praticato sport costantemente sin dalla giovane età hanno maggiori capacità di organizzazione del proprio tempo e una maggiore propensione alla gestione delle sconfitte, rispetto ai non praticanti. Ogni disciplina sportiva influenza poi il giovane in relazione ad aspetti specifici della personalità che sono strettamente collegati allo sport praticato». Che emozioni si provano dopo una sconfitta? «Sono molteplici e sono assolutamente soggettive. Ci sono però alcune fasi che tutti si trovano ad affrontare, con tempi e modalità assolutamente soggettive.

C´è una fase iniziale di shock o negazione a cui fa seguito una fase di rabbia e la tendenza a ricercare la causa del fallimento, all´interno o all´esterno. Superato questo momento, l´atleta comincia ad accettare la sconfitta, provando tristezza e delusione. L´ultima fase è caratterizzata dall´accettazione e dal superamento della sconfitta, trasformando il limite in una possibilità di crescita e apprendimento». Ritiene che si possa essere soddisfatti oggi dello svolgimento delle attività fisiche all´interno delle scuole primarie e secondarie? «Anche qua non penso sia possibile generalizzare. Ci sono professori molto preparati che propongono una buona iniziazione all´attività fisica, anche se il tempo limitato a loro disposizione non può essere sufficiente per un ragazzo che voglia praticare regolarm ente attività motoria».

Chi vince nell´ambito dello sport ha una vita di maggiori successi? «Non è possibile affermare che vi sia una correlazione diretta tra vittoria nello sport e vittoria nella vita. La storia ci ha portato testimonianza di grandi attori dello sport che hanno vinto tutto e una volta smessa l´attività sportiva si sono persi sulla strada della depressione, o si sono trovati di fronte sconfitte e insuccessi personali di ogni tipo. Molto dipende da quanto l´atleta è stato in grado di far tesoro della propria esperienza, iniziando a costruirsi parallelamente una vita futura su basi solide, utilizzando le competenze acquisite durante la vita sportiva.

E molto dipende dall´ambiente sociale in cui tale attività sportiva è stata praticata». Prof. GIUSEPPE VERCELLI Psicologo dello sport della squadra nazionale di sci alpino e della squadra nazionale di canoa e kayak, con le quali ha partecipato alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 e alle Olimpiadi di Pechino 2008. Dirige l´Unità Operativa in Psicologia dello Sport di Torino e ha sviluppato con i colleghi il costrutto di "Intelligenza Agonistica" e il modello SFERA, applicato in campo sportivo, manageriale, organizzativo, educativo e terapeutico Praticare una disciplina sportiva non porta vantaggi solo al corpo.

Mente e corpo sono infatti talmente legati, che lo sport provoca anche vantaggi psicologici. Nella formazione di ognuno di noi, infatti, la pratica sportiva sviluppa e allena i cosiddetti life-skills, ovvero abilità e competenze utili per affrontare problemi e stress della vita quotidiana. Per esempio la capacità di avere costruttive relazioni interpersonali, interagendo con gli altri in maniera positiva e riuscendo a creare e mantenere relazioni amichevoli che possono avere forte rilievo sul benessere mentale e sociale.

E poi l´autoconsapevolezza, ovvero il riconoscimento di sé, del proprio carattere, delle proprie forze e debolezze, dei propri desideri e delle proprie insofferenze. Per non parlare della gestione delle emozioni, cioè il riconoscimento delle emozioni in noi stessi e negli altri, e la gestione dello stress, imparando ad agire in modo da controllarlo a tutti i livelli.

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