Parodontite, esiste una soluzione sicura per risolverla?

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Il parodonto, cioè la parte che comprende l'osso, il cemento radicolare e i legamenti, subisce nel tempo un erosione, il più delle volte silente, che si manifesta prima con un'irritazione gengivale e in seguito con un ritrarsi progressivo prima del tessuto molle e poi di quello osseo.

Una parodontite non curata o cronicizzata può portare alla perdita definitiva degli elementi dentari. Molti odontoiatri ancora oggi dicono ai propri pazienti che non c’è nulla da fare a parte tenere pulito e attendere, prima o dopo, la perdita progressiva dei vari denti. Oppure, incontrando gli specialisti, ossia i paradontologi “convenzionali”, dopo una prima fase di pulizie approfondite con anestesia (di solito divise in 4 quadranti) si procede spesso con interventi chirurgici mirati a ricreare il sostegno al dente. Oggi invece sta prendendo piede un nuovo approccio alla cura della parodontite basato proprio sul trattamento della causa del problema, ossia i batteri. Si procede infatti in modo oculato prediligendo prima l'indagine sul tipo di batteri che provocano questa infezione nonché sul sistema immunitario (test del DNA) e poi mettendo in atto tutte le procedure terapeutiche avendo come base questa accurata diagnosi e come fine la ripetizione delle analisi stesse, verificando quindi in modo oggettivo la guarigione stessa. Questo approccio terapeutico è una soluzione per la parodontite definitiva e permette il blocco dell’infezione e spesso anche il ripristino della struttura stessa di sostegno dei denti, in modo totalmente non invasivo. I nuovi protocolli infatti sono operativamente basati sull’utilizzo di tecnologie all’avanguardia come il microscopio operatorio e i laser ad alta potenza (neodimio o Nd:Yag).

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Uno dei segni inequivocabili dell'avanzamento della parodontite è la formazione delle cosiddette "tasche o sacche parodontali" che si possono creare sia in corrispondenza delle gengive sia coinvolgendo anche la struttura più profonda dell'osso. Per verificare tale presenza il dentista procederà con la misurazione tramite una sonda parodontale. Se le suddette tasche hanno una profondità che va oltre i 4 mm allora si può diagnosticare la presenza della stessa infezione.
All'interno di queste infatti si vanno a formare imponenti colonie di batteri che solitamente sopravvivono anche in assenza di ossigeno e che si mescolano a placca e tartaro. Questi ultimi sono il loro "terreno fertile" dove possono proliferare e favorire l'avanzamento della malattia parodontale.

 La domanda che assilla chi ne è affetto è se esiste una soluzione sicura per risolverla. 


La parodontite si può curare, anche se si tratta di una malattia tendente alla cronicizzazione, che avanza inesorabilmente una volta che si è innestata nei tessuti. Per curare la parodontite bisogna intervenire il prima possibile, appena i segnali sopra citati cominciano a manifestarsi e soprattutto quando si nota un anomalo sanguinamento delle gengive, alito pesante, e anche sangue residuo sul cuscino al mattino. La prima cosa per prevenire la comparsa della patologia è sottoporsi a regolari sedute di igiene dentale professionale. E' questa infatti una delle profilassi più efficaci per evitare che si formi la placca e che diventi tartaro. Nel caso quest'ultimo fosse presente verrà eseguita una detartrasi o ablazione del tartaro, al fine di eliminare qualsiasi possibilità potenziale che possa far proliferare le colonie batteriche.


Anche le tasche parodontali dovranno essere accuratamente ripulite in quanto con il normale spazzolino o con il filo interdentale è impossibile che si possano raggiungere durante la normale igiene quotidiana. I denti in questo caso hanno bisogno di una pulizia sottogengivale con gli strumenti ad ultrasuoni o con le consuete curettes , che permette la pulizia delle radici eventualmente attaccate dal tartaro. Se la parodontite dovesse essersi sviluppata a uno stato relativamente avanzato, provocando anche lo scollamento dei colletti dentali nonché l'esposizione dell'area radicolare, è necessario intervenire con terapie più importanti. Se compare sensibilità dentale, dovuta ai colletti esposti, è ora possibile trattarla in maniera definitiva e rapida col LASER.

 Anche in casi di parodontite severa è possibile ora trattarla in maniera oggettiva e non invasiva con l’aiuto delle nuove tecnologie come il LASER ed il Microscopio.

La parodontite, essendo una infezione batterica, va curata come infezione, eventualmente con l’aiuto di una terapia antibiotica mirata e con la tecnologia Laser che serve appunto per rimuovere i batteri e ripristinare una situazione sana nella bocca. Per effettuare una terapia personalizzata e dal riscontro oggettivo è necessario eseguire dei test di analisi dei batteri contenuti nelle tasche parodontali, per sapere di che tipo si tratta, così come del sistema immunitario tramite test del DNA, per valutare il profilo di rischio genetico del soggetto. Unendo questi dati con lastre digitali e sondaggi parodontali verrà impostata una terapia parodontale personalizzata che con l’aiuto del Microscopio e del LASER permetterà di eliminare il tartaro ed i batteri causa dell’infezione, verificando poi al termine della terapia, con la ripetizione delle analisi, l’avvenuta eliminazione degli stessi. Questa terapia non ha praticamente controindicazioni e si può eseguire anche con problematiche cardiache, gravidanza, etc…
La terapia potrebbe durare anche 4-6 settimane e debellare completamente l'infezione.

L’alternativa tradizionale alla terapia LASER spesso risulta essere la terapia chirurgica parodontale.

La chirurgia parodontale si riferisce al ripristino del tessuto osseo intaccato dalla parodontite. Per fare questo potrebbe essere necessario eseguire un innesto osseo, eliminando quello già contaminato dall'infezione batterica e utilizzando del materiale organico autologo o sintetico. Il materiale autologo è quello che viene prelevato dal paziente stesso in aree come la zona cranica o quella iliaca (dell'anca) cosicché non ci possano essere possibilità di rigetto. Nel caso in cui questo materiale non fosse disponibile allora si utilizza quello ricreato in laboratorio. In entrambi i casi l'obiettivo sarebbe quello di favorire la nascita di "nuovo osso" a rimpiazzo di quello prelevato.

Il processo di rigenerazione ossea dura di solito qualche mese ma è abbastanza risolutivo. 
Il concetto della "ricostruzione" vale anche per i colletti dentali che, nel caso in cui si fossero ritirati, possono essere integrati con tessuto prelevato dallo stesso cavo orale. Al contrario potrebbe essere necessario ricreare il bordo gengivale nel caso in cui in cui ci sia un eccesso di tessuto (è il caso del sorriso gengivale). Questo tipo di disfunzione, per altro abbastanza diffusa, può essere corretta con l'intervento tramite LASER. Quest'ultimo è capace di eseguire una rescissione gengivale cauterizzando i tessuti per limitare l'eventuale perdita di sangue e senza utilizzare in taluni casi l'applicazione di punti di sutura, ma solo una guaina bianca molto simile a un chewingum chiamata impacco che preserva la zona trattata. Per curare la parodontite quindi bisogna eliminare quei fattori che la possono aggravare, come per esempio l'essere affetti da diabete non compensato o l'abitudine al fumo molto importante.

Tali soggetti hanno infatti un'alta probabilità di sviluppare la parodontite se non eseguono un accurata igiene orale domiciliare.

Il paziente quindi deve essere informato su come eseguire correttamente l'igiene orale. 

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