Impianti dentali: intervista al Dr. Riccardo della Ciana

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Riccardo Della Ciana, direttore dello Studio Odontoiatrico che porta il suo nome - sempre più persone decidono di risolvere questi problemi scegliendo l'implantologia dentale, una tecnica rivoluzionaria per sostituire i denti persi e poter avere in bocca protesi ben fisse e salde come i nostri denti naturali

Avere un bel sorriso è importante, lo è ancora di più sentirsi a proprio agio in mezzo alle altre persone. Non sempre avere in bocca protesi mobili rende possibile tutto ciò. Il Dottor Riccardo della Ciana ci spiega gli straordinari vantaggi che offre, oggi, l’implantologia dentale.

Oggi più che mai, l'estetica, l'efficienza e la sicurezza sono fattori di grande importanza. Tante persone si trovano, anche in un età non più giovanissima, a rimettersi in discussione nella vita professionale, nella vita affettiva e nei rapporti di relazione. Spesso, infatti, usciamo da precedenti relazioni e ricostruiamo nuove famiglie, rimettendo in gioco la nostra vita, la nostra sicurezza, il nostro coraggio. Ed è proprio per questo che è importante avere un sorriso bello e attraente, che dia sicurezza e tranquillità.

Molti pazienti vivono ancora con difficoltà la presenza nella loro bocca di protesi mobili o poco stabili, che provocano difficoltà nel parlare e nella masticazione, avvertendo quasi un handicap e riducendo spesso il contatto con gli altri, declinando inviti a pranzo o a cena per le limitazioni che possono avere nel mangiare certi cibi o per l' imbarazzo di evidenziare la mobilità del proprio apparecchio dentale. «Negli ultimi anni - spiega il dottor Riccardo Della Ciana, direttore dello Studio Odontoiatrico che porta il suo nome - sempre più persone decidono di risolvere questi problemi scegliendo l'implantologia dentale, una tecnica rivoluzionaria per sostituire i denti persi e poter avere in bocca protesi ben fisse e salde come i nostri denti naturali».

Questa tecnica nata in Svezia negli anni '60 e usata inizialmente da ortopedici e chirurghi è stata utilizzata successivamente per applicazioni odontoiatriche ottenendo, negli anni '80 la diffusione in tutto il mondo.

«L'impianto dentale - prosegue il dottor Della Ciana - è una piccola vite cilindrica in titanio, che viene inserita nell'osso del paziente dove c'è stata la perdita del dente naturale, funzionerà quindi da pilastro per sorreggere successivamente la corona protesica. Si utilizza il titanio perhé è un materiale che non provoca nell'organismo reazioni da corpo estraneo ma anzi stabilisce con l'osso una connessione diretta, che è alla base dell' osteointegrazione, cioè un legame naturale, una vera e propria integrazione della nostra vite con il naturale tessuto osseo». È stato fatto un grande progresso nella tecnica di inserimento di questi impianti: tale tecnica è completamente indolore ed atraumatica, viene eseguita ambulatorialmente, con una piccola anestesia locale, dura pochi minuti, permette al paziente di uscire dallo studio dentistico in piena autonomia e tranquillità, di svolgere anche il giorno stesso la propria attività lavorativa.

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«Solo se l’intervento ha avuto una durata superiore all'ora e mezza e vi è stata una qualche forma di sedazione - precisa Della Ciana - è consigliabile che il paziente venga riaccompagnato a casa ed è importante che osservi almeno 24 ore di riposo, in caso contrario lo si può considerare alla stregua di un qualsiasi altro intervento odontoprotesico e dipende dalla reattività individuale il dover osservare un maggiore o minore riposo». L’impianto può essere inserito agli adulti di qualunque età. Nell'adolescenza è sconsigliabile ricorrere agli impianti in quanto non sarebbero in grado di seguire l'osso nella sua crescita. Tiene a precisare il dottor Della Ciana: «Praticamente tutti i pazienti possono affrontare l’intervento, sta nell’odontoiatra mettere in luce eventuali controindicazioni per lo più di carattere locale.

Le controindicazioni mediche assolute al posizionamento degli impianti sono molto rare. Il rischio di infezione focale con un impianto osteointegrato è molto scarso e sicuramente minore che con un dente devitalizzato. Il limite tra controindicazioni relative ed assolute non è netto e comprende l’analisi di diversi parametri. Pazienti con diabete compensato o con anemia o altre problematiche sistemiche possono essere curati da un team chirurgico ben addestrato che deve attenersi rigorosamente al protocollo chirurgico e alle norme di asepsi. Il consumo di tabacco aumenta il rischio di insuccesso del 10% circa e costituisce una controindicazione a trattamenti più complessi quali gli innesti ossei, ma non è controindicazione assoluta all’inserimento normale di impianti». E i rischi del post-operatorio? «Sono gli stessi rischi che si corre in un comune intervento odontoiatrico. L'anestesia è esattamente la stessa e le complicanze post-operatorie sono assimilabili per entità a quelle che si possono verificare dopo un’estrazione. Quindi parliamo di piccoli sanguinamenti, leggero gonfiore da edema infiammatorio, possibilità di infezione da parte di batteri presenti nel cavo orale. La complicanza infettiva è la causa più comune di insuccesso.

È però agevolmente controllabile con l'uso di antibiotici e dell'igiene orale. Lesioni più gravi si possono determinare solo per imperizia o incidente fortuito durante l'intervento, ma sono assimilabili ai rischi che si corrono quando si interviene per l'estrazione dentale. La pianificazione accurata dell'intervento con l'aiuto di radiografie pone al riparo dall'errore». La durata dell’intervento dipende strettamente dalla complessità dello stesso: da meno di un’ora per un impianto singolo in presenza di un volume osseo sufficiente ad alcune ore (tre al massimo) se si devono posizionare numerosi impianti in una cresta che deve essere rialzata o in caso di rialzo del seno mascellare. Le protesi inserite durano anni, esistono ormai in letteratura controlli che attestano il buon funzionamento di protesi ormai da più di 15 anni. Ovviamente nella protesi implantare assume un’importanza fondamentale il mantenimento degli impianti da un punto di vista igienico e da parte del professionista che li ha inseriti.

I denti devono essere lavati normalmente e i punti di sutura che possono essere di seta o di altro materiale riassorbibile o no devono essere sciacquati con collutorio a base di clorexidina o detersi con un cottonfioc imbevuto di collutorio o di acqua ossigenata. «Esistono soluzioni protesiche più azzardate - continua il dottor. Della Ciana - dove gli impianti inseriti sono particolarmente corti magari in sedi dove il carico masticatorio è elevato ed altre molto sicure come le protesi fisse complete eseguite in sede mandibolare e appoggiate su alcuni impianti interforaminali di notevole lunghezza. Queste ultime hanno sicuramente una prognosi più favorevole». A seconda del numero dei denti mancanti verranno inseriti un numero congruo di impianti in modo da sorreggere con sicurezza e predicibilità la successiva protesi fissa che avrà, grazie alla presenza dei nuovi pilastri, un’estetica assolutamente naturale. Ed essendo fissata solidamente ai nostri impianti permetterà una funzione masticatoria, pari ad una dentatura naturale. Riccardo Della Ciana non ha dubbi: «È questa la vera rivoluzione per i pazienti, che dopo anni di difficoltà nella propria funzione masticatoria, ritroveranno il piacere, la sicurezza, il gusto del mangiare tutto quello che desiderano con disinvoltura. E ritroveranno nuovamente la gioia di socializzare e divertirsi».

6 DOMANDE A RICCARDO DELLA CIANA

Chi ha l'osteoporosi può inserire degli impianti?

«Sì. Difficilmente l'osteoporosi causa problemi alle ossa mascellari tali da sconsigliare l'uso di impianti».

Chi è stato operato di tumore può mettere impianti?
«Se non è in chemioterapia, non è stato irradiato nei sei mesi precedenti e gode di buona salute, la risposta è sì».

Si sono verificati casi in cui il paziente ha riportato una parestesia permanente della zona mandibolare
dopo l'inserimento di un impianto. Perché è successo?

«È successo perché il chirurgo non ha valutato attentamente gli spazi disponibili e ha causato una lesione del nervo  mandibolare. È un errore grave ma è un errore operativo e non una complicanza».

Secondo lei si possono collegare con un ponte denti naturali e impianti?
No. Il dente naturale presenta un’elasticità durante la masticazione, determinata dalla presenza del legamento parodontale
che l'impianto non possiede, in quanto viene integrato dall'osso per anchilosi. Questo fa sì che durante la masticazione si creino delle microtensioni sulla struttura protesica che potrebbero causare la rottura o la frattura dell'impianto».

Persone portatrici di handicap possono accedere a questo tipo di intervento?
«L’intervento di implantologia presenta le stesse problematiche di qualsiasi altro intervento odontoiatrico, pertanto un ambulatorio privato o una struttura pubblica che sia attrezzata per curare pazienti handicappati potrà svolgere questo intervento.
Anche se nulla impedisce l’inserimento di impianti in tali pazienti, sta alle capacità del clinico valutare i rapporti rischi-
benefici di un simile trattamento, tenuto conto che il successo a lungo termine degli impianti è strettamente legato alla
capacità di mantenere un’elevata igiene orale, il che non è sempre facilmente realizzabile nel paziente handicappato».

Se si deve eseguire una rigenerazione ossea l’intervento si complica? E in che modo?
«In alcuni casi la quantità di osso presente non è sufficiente all’inserimento di impianti di lunghezza adeguata né ovviamente
alla loro stabilità. Oggi sono disponibili diverse tecniche chirurgiche per la rigenerazione dell’osso ai fini implantari. Questo richiede che l’operatore sia esperto e che il paziente sia informato circa le modalità di esecuzione. Spesso queste tecniche devono essere eseguite prima del posizionamento degli impianti per poter aumentare l’osso e solo dopo 6 mesi si possono inserire gli impianti che dovranno attendere ancora qualche mese per essere caricati».


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