Se l'arresto cardiaco colpisce mentre si sta facendo sport, o subito dopo, il rischio di morire e' 3 volte minore

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Almeno ad Amsterdam, citta' dove trovare un defibrillatore pronto all'uso in caso di emergenza e' la norma in molti luoghi pubblici.

Dal supermercato allo stadio, dalla palestra ai palazzi sede di uffici. Una ricerca olandese, presentata al Congresso annuale della Societa' europea di cardiologia (Esc) che si e' aperto ieri a Monaco di Baviera, sembra togliere ogni alibi a chi, pigro per natura, giustifica la propria sedentarieta' sostenendo che muoversi troppo senza essere abituati puo' anche uccidere. Certo puo' accadere, ma stando ai dati illustrati da Arend Mosterd del Meander Medical Center di Amersfoort, trovarsi a fare i conti con un infarto indossando tuta e scarpe da tennis aumenta la probabilita' di un lieto fine. Lo studio 'Arrest' (Amsterdam Resuscitation Study) ha preso in esame tutti gli interventi di rianimazione effettuati nell'area metropolitana di Amsterdam. L'obiettivo era valutare la progonosi degli arresti cardiaci extraospedalieri correlati a esercizio fisico, registrati dal 2006 al 2009. Sono stati censiti 48 casi l'anno di attacchi extraospedalieri sport-corretali, pari al 5,8% di tutti gli arresti cardiaci avvenuti fuori dall'ospedale.

Sull'intero triennio, gli autori hanno contato 145 arresti cardiaci extra-ospedale in persone che al momento dell'attacco stavano facendo esercizio fisico, oppure lo avevano fatto nell'ora precedente. Nella maggior parte dei casi stavano pedalando o avevano pedalato in bicicletta; seguivano tennis, allenamento in palestra e nuoto. Solo 10 dei 145 pazienti erano donne, 7 erano 35enni o piu' giovani. La meta' degli 'sportivi' e' comunque sopravvissuta all'arresto cardiaco: una percentuale pari al 45%, tripla rispetto al 15% di sopravvivenza per attacchi extraospedalieri non sport-correlati. Inoltre, nessuno dei sopravvissuti 'fit' aveva riportato danni neurologici. Ma quali sono i fattori che migliorano la prognosi dell''infarto da palestra'? ''In parte il fatto che i pazienti colpiti da arresto cardiaco durante o appena dopo l'esercizio fisico sono piu' giovani'', spiega Mosterd.

Ma c'e' dell'altro: ''Essere colpiti da un attacco di cuore in pubblico significa anche avere intorno dei testimoni'' e magari, se va di fortuna, non semplici curiosi bensi' ''persone in grado di prestare i primi soccorsi di emergenza in attesa dell'ambulanza''. In questo senso, pero', puo' fare la differenza anche la citta' in cui si trova al momento dell'infarto. Basti pensare che uno studio molto simile, condotto in Francia, aveva prodotto risultati ben diversi: la sopravvivenza dopo un arresto cardiaco extraospedaliero associato a esercizio fisico era del 16%, contro il 45% della ricerca olandese. Il segreto dei Paesi Bassi? Piu' testimoni con nozioni di primo intervento e piu' defibrillatori nei luoghi pubblici.

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