Inchiesta sulle staminali della bimba, ci sono moltissimi pazienti nella sua stessa situazione

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Sono una settantina i pazienti che si erano rivolti alla Stamina Foundation Onlus, individuati durante le indagini dalla Procura di Torino nell'inchiesta sull'ente che proponeva trattamenti con cellule staminali a malati senza speranza.

Malati "fortunatamente in aumento", avrebbe detto uno dei responsabili della Fondazione in una frase riportata nel fascicolo delle indagini. Secondo gli investigatori, coordinati dal pm Raffaele Guariniello, l'intento della Fondazione era "trarre guadagno da pazienti con malattie degenerative senza speranza" con sedicenti cure che i parenti dei malati arrivavano a pagare anche 50 mila euro. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, i vertici della Onlus chiedevano a pazienti e famigliari la massima riservatezza sul trattamento perche' si trattava "di una procedura vietata in Italia", spiegavano, raccomandandosi di indicare i soldi per le terapie come "donazioni" nei bonifici dei pagamenti. Tra i casi raccolti dalla Procura torinese anche quello di un uomo ricoverato all'ospedale di San Marino dopo una puntura lombare durante un trattamento: secondo quanto ricostruito negli atti all'uomo, che aveva raccontato ai medici di essersi sottoposto a una terapia cellulare, dalla Fondazione avrebbero poi chiesto di ritrattare attribuendo le sue dichiarazioni a uno stato confusionale. Nel primo filone di indagine sull'attivita' della Onlus nel torinese, chiuso alcuni mesi fa, sono indagate 13 persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, somministrazione di farmaci imperfetti e somministrazione di farmaci pericolosi per la salute. Lo scorso maggio il ministro della Salute, Renato Balduzzi, aveva disposto un'indagine amministrativa presso l'azienda ospedaliera Spedali Civili di Brescia per verificare il rispetto delle norme circa i trattamenti eseguiti con cellule staminali preparati dalla Stamina Foundation Onlus.

I controlli dei carabinieri del Nas di Torino erano stati eseguiti l'8 e 9 maggio, e il 15 dello stesso mese l'Aifa aveva vietato, in via cautelare, agli Spedali Civili di Brescia di effettuare prelievi, trasporti, manipolazioni, coltura, stoccaggio e somministrazione a pazienti di cellule umane previsti dall'accordo di collaborazione tra l'azienda ospedaliera e la Stamina Foundation. Sono diverse le irregolarita' descritte nelle 40 pagine del rapporto, a partire dall'accordo tra la Onlus e l'Asl di Brescia che prevedevano l'uso di metodiche coperte da brevetto. In realta', da quanto accertato, esisteva solo una domanda di brevetto di cui non si conosce pero' l'esito. Inoltre, secondo il rapporto, non sarebbe stata seguita la procedura prevista per la produzione dei prodotti per la terapia e non era garantita la tracciabilita' dei prodotti impiegati, ne' in molti casi e' stato possibile risalire alla metodica utilizzata per il trattamento delle cellule staminali. In alcuni casi poi - sempre secondo quanto rilevato nel controllo - non sarebbe stata rispettata la normativa vigente sulla donazione delle cellule staminali e alcuni dei pazienti trattati non rientrerebbero tra i casi di emergenza o gravi patologie in cui poteva essere prevista la terapia per "l'uso di medicinali non ripetitivo" (cosiddetto 'uso compassionevole').

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