Il coffee break può aiutare il nostro organismo

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Non esagerare non vuol dire farne a meno la scienza apre il dibattito su caffè e salute e fa luce su come il coffee break può aiutare il nostro organismo Il caffè, consumato correttamente, ci aiuta a prevenire molte malattie e informarsi in modo critico sulla sua utilità può trasformare un piccolo gesto in un’azione consapevole a favore della nostra salute.

Secondo tante evidenze scientifiche, il consumo moderato di caffè potrebbe divenire un prezioso alleato per la nostra salute. Ribadirlo è importante perché, come per qualunque alimento, l’abuso non è mai cosa buona.

Oggi viene analizzato il tema caffè e salute per focalizzare l’attenzione sul consumo di caffè in area cerebro-cardio-vascolare (ictus), in area tumorale e in area intestinale e chiarire, insieme a Amleto D’Amicis, Vicepresidente della Società italiana di Nutrizione Umana (SINU) e membro del Comitato Scientifico per gli Studi sul caffè FoSAN, Luca Scalfi, Professore Ordinario di Nutrizione Umana presso l’Università di Napoli Federico II, Alessandra Tavani, Capo del Laboratorio presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e Nicoletta Pellegrini, Professore Associato di Nutrizione Umana presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Parma, come il corretto consumo della bevanda può influire positivamente sul nostro organismo. “La ricerca scientifica è in continua evoluzione. Ogni giorno veniamo a conoscenza di lavori sul caffè che alimentano il dibattito scientifico e la gran massa dei lavori pubblicati sostiene gli effetti positivi del caffè sulla salute.

Però ci sono anche studi che danno risultati contrari o critici rispetto agli altri - afferma D’Amicis - Proprio questa è la garanzia su cui si basano la serietà e l’indipendenza della scienza. Oggi, le più recenti tecniche di analisi dei dati (meta-analisi, pooled analysis, ecc.) consentono di esaminare contemporaneamente risultati “pro” e “contro” in maniera asettica e forniscono un risultato univoco che può essere oggetto di una pubblicazione scientifica su una rivista specializzata a disposizione della comunità scientifica”.

Precisa Luca Scalfi: “Prendiamo come esempio l’ictus, che rappresenta una patologia con forte impatto sociale per l’elevata mortalità e anche per le sue conseguenze in termini di disabilità transitoria o permanente. Non solo: è la terza causa di morte in Italia e la prima causa d’invalidità. La prevenzione in questo caso è particolarmente importante. E negli anni gli sforzi per definire le cause e identificare la presenza di fattori di rischio specifici sono stati molti e importanti.

Fra i fattori protettivi emergono le abitudini alimentari e fra esse va considerato con attenzione il consumo di caffè. Studi sperimentali e clinici a proposito di ictus suggeriscono che il consumo di caffè eserciti un’azione protettiva nei confronti delle patologie cardiovascolari. Altri lavori danno risultati contrastanti”. “Da una recentissima rassegna sistematica dei dati disponibili sulla relazione tra caffè e ictus in letteratura, prosegue Scalfi - effettuata dal nostro gruppo dell’Università di Napoli, che ha preso in considerazione la quantità di caffè consumata (moderato da 1 a 3 tazzine giorno; alto da 3 a 6 tazzine; molto alto oltre le 6 tazzine giorno), è emerso che l’assunzione moderata di caffè, e parliamo di uso quotidiano, ridurrebbe il rischio di ictus del 18%. Tale effetto protettivo sembra scomparire nel caso di consumi molto elevati”. “E lo stesso vale in area tumorale – aggiunge Alessandra Tavani.

E’ proprio attraverso meta-analisi e pooled analysis che si è messo in evidenza quanto un consumo moderato di caffè, non più di 3-4 tazzine/giorno, non presenta, nell’individuo sano, rischi per le neoplasie, anzi, potrebbe avere un qualche effetto protettivo sul rischio di tumore del cavo orale/faringe, fegato (inclusa la cirrosi), endometrio e forse del colon”. “Proprio nel caso del tumore del colon-retto - fa presente Nicoletta Pellegrini – non è ancora chiaro quale componente possa svolgere questo effetto protettivo e attraverso quale meccanismo, ma nuovi studi prendono in considerazione le molte molecole che, proprio perché non assorbite nel tratto digestivo umano, potrebbero influenzare positivamente le funzioni intestinali. E ancora un altro studio dimostra che un moderato consumo di caffè in volontari sani è in grado di aumentare il numero di microrganismi positivi come i bifido batteri. Un probabile ruolo positivo del caffè, sul benessere intestinale, che merita di essere approfondito”. “Il caffè non aumenta il rischio di tumore del pancreas. - prosegue Alessandra Tavani.

L’idea che il caffè potesse essere un fattore di rischio per il tumore del pancreas era nata da uno studio pubblicato nel 1981, ma una meta-analisi recentissima che include quello studio e altri 53 studi epidemiologici successivi, smentisce quei risultati, mostrando nel complesso un’assenza di relazione”. Sottolinea Amleto D’Amicis: “La ricerca epidemiologica, con i suoi innumerevoli studi, ha dimostrato la innocuità e la potenzialità preventiva del consumo moderato di caffè per la salute; e la ricerca sperimentale di laboratorio sta contestualmente progredendo nel dimostrare la plausibilità biologica dei suoi effetti preventivi. E’ grazie alle numerose sostanze bioattive presenti (antiossidanti di vario genere, alcuni tipi di grassi, sali minerali, come il potassio, fino ai precursori di alcune vitamine) che il caffè può definirsi, se consumato con moderazione, una bevanda benefica. E anche la caffeina, che non ne altera il sapore, alle piccole dosi abituali di consumo, può svolgere un’azione blandamente stimolante e termogenetica, aiutando anche a dissipare energia”. “Mi preme ribadire – conclude D’Amicis – che in tema salute le comunicazioni devono essere sempre chiare, trasparenti e caute, soprattutto quando si divulgano al grande pubblico.

Consolidato il risultato, sostenuto possibilmente anche da altri studi, è chiaro che uno studio scientifico possa diventare di pubblico dominio, ma suscettibile di un’eventuale smentita se il progredire della ricerca lo richiede.” Ben venga, quindi, la tempestività della stampa nel trasmettere le notizie scientifiche al grande pubblico, ma sempre e soltanto dopo una precisa interpretazione dei risultati, valutando prima attentamente lo studio scientifico pubblicato sulle riviste per addetti ai lavori. Di recente, ad esempio, alcune testate giornalistiche hanno scritto che bere caffè influisce negativamente sulla fertilità femminile. Se i redattori avessero valutato con attenzione lo studio scientifico si sarebbero accorto che la ricerca citata si riferiva a un organo isolato in vitro in un bagno di soluzione fisiologica e caffeina (non caffè), quindi un organo perfuso.

Bere caffè non è lo stesso che perfondere le tube femminili di caffeina in quanto la medesima entrando nel sangue, arriva per via circolatoria ai tessuti e non per peri-perfusione. Questo tipo di articoli generano confusione e possono logorare il fragile rapporto di fiducia tra la scienza e la società. Ne consegue che ci vuole prudenza nell’interpretazione dei risultati e prudenza nella comunicazione dell’informazione.

Per avere un punto di riferimento certo e validato scientificamente, è possibile visitare Il sito WWW.CAFFESALUTE.IT, che ha l’obiettivo di arricchire il bagaglio di conoscenza generale e di aggiornare costantemente su ogni informazione che riguardi l’interazione caffè e salute.

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