Celiachia: nel frumento, responsabile della malattia, la soluzione per curarla

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Ricerca italiana del CRA – CER di Foggia in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e l’Università degli Studi di Foggia presentata a Perugia per il congresso del Siga

Identificato all’interno del genoma di frumento la sequenza genica responsabile dell’espressione di un “decapeptide” denominato “RPQ” - ovvero una proteina costituita da 10 aminoacidi - in grado di svolgere un’azione protettiva e contrastare l’effetto tossico del glutine nei soggetti celiaci. La ricerca dimostra che i frumenti insieme al glutine possono contenere anche molecole capaci di contrastare l’azione tossica del glutine stesso ed apre interessanti scenari per lo sviluppo di nuovi prodotti destinati ai celiaci

Una pasta di frumento che può mangiare anche chi soffre di celiachia senza avere controindicazioni? Grazie alla ricerca italiana del Centro di ricerca in cerealicoltura del CRA di Foggia, potrebbe essere possibile. La cura per la celiachia potrebbe, infatti, arrivare dalle stesse specie di piante che sono responsabili della tossicità: il decapeptide, che è stato identificato all'interno di una varietà di frumento tenero.

I risultati della ricerca sono stati illustrati dalla dottoressa Donatella Ficco del CRA–CER nel corso della presentazione che ha tenuto al 56esimo convegno annuale della Società Italiana di Genetica Agraria (SIGA) a Perugia, nei giorni scorsi. I risultati presentati sono stati oggetto di uno studio pubblicato dalla rivista Journal of Cereal Science Vol. 55, No. 2. (march 2012), pp. 234-242 realizzato dal CRA Centro di Ricerca per Cerealicoltura di Foggia in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Università degli Studi di Foggia (UNIFG).

LA RICERCA - Inizialmente i ricercatori del CRA-CER hanno isolato il gene che codifica per il decapeptide contenente il motivo “RPQ” da una varietà di frumento tenero e, successivamente, i gruppi del Dott. Marco Silano (ISS) e del Prof. Luigi Maiuri (UNIFG) ne hanno dimostrato la capacità di questa molecola di contrastare l’effetto tossico del glutine sia in modelli in vitro che attraverso l’utilizzo della mucosa intestinale dei pazienti celiaci (ex-vivo), in grado cioè di riprodurre esattamente i meccanismi di tossicità del glutine. La ricerca dimostra che i frumenti insieme al glutine possono contenere anche molecole capaci di contrastarne l’azione tossica del glutine stesso ed apre interessanti scenari per lo sviluppo di nuovi prodotti destinati ai celiaci.

Attualmente, il principale ostacolo che i ricercatori stanno cercando di affrontare è legato al fatto che nella varietà in cui il decapeptide è stato identificato il rapporto tra il peptide protettivo e le proteine tossiche del glutine è sbilanciato a favore di queste ultime. Per cui nel corso del convegno sono state presentate anche alcune possibili strategie per riequilibrare il rapporto ed annullare completamente l’effetto tossico. La dottoressa Ficco, ha illustrato la possibilità di trasferire il decapeptide protettivo dalla varietà donatrice di frumento tenero ad una serie di varietà di frumenti antichi a ridotto carico tossico sfruttando la tecnica dell’incrocio tra piante. Il trasferimento è stato possibile utilizzando un marcatore molecolare a base di DNA - approccio non-OGM -, in grado di garantire la selezione dei nuovi materiali. In questo modo – ha spiegato ancora la ricercatrice del CRA – CER - cerchiamo di riequilibrare il rapporto tra i peptidi tossici e quelli protettivi e di sviluppare nuove varietà e nuovi prodotti trasformati a base di frumento da destinare all’alimentazione dei celiaci.

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