Cause e conseguenze del mal di schiena, considerato il male del secolo nostro. Oltre 200 mila casi annui

Visualizzazioni di questo articolo 8496

Solo un centimetro di incisione per l´inserimento dell´impianto. La patologia determinata da una progressiva degenerazione dei dischi intervertebrali e dei tessuti molli circostanti.

Gli esperti la definiscono la patologia vertebrale del 21° secolo: si tratta della stenosi lombare, malattia degenerativa della colonna vertebrale, determinata dal naturale invecchiamento dell´organismo e perciò potenzialmente in grado di colpire tutti i soggetti che abbiano superato i 50 anni d'età. Oggi, grazie a un innovativo trattamento percutaneo è possibile curare la patologia in fase precoce, consentendo al paziente un veloce recupero e un ritorno alle attività quotidiane in tempi brevi.

Il dispositivo è impiantato utilizzando un approccio percutaneo, ovvero attraverso una piccola incisione della pelle, in breve tempo e in anestesia locale, con relativo minimo disagio per i pazienti.

Una volta posizionato, il dispositivo ripristina la distanza tra i processi spinosi e dà nuovo spazio alle strutture nervose, eseguendo in questo modo una decompressione senza rimozione di tessuto. Grazie alla sua forma, il dispositivo si adatta alle strutture anatomiche del segmento, determinando un´immediata risoluzione della sintomatologia (infiammazione, limitazioni della funzionalità vertebrale, dolore lombare, difficoltà nei movimenti, intorpidimenti e crampi dell´arto inferiore, incapacità di camminare o stare in piedi a lungo). Il termine "stenosi" indica un restringimento del canale vertebrale e dei fori da cui escono le strutture nervose, determinando così una compressione o uno schiacciamento del midollo spinale o delle radici nervose.

I sintomi che ne conseguono sono mal di schiena che si può irradiare alle gambe, intorpidimento a gambe e polpacci, debolezza e perdita di equilibrio, ridotta resistenza durante l´attività fisica. «Dal 2007 il nostro ospedale ha trattato in anestesia locale o spinale 451 pazienti, riscontrando miglioramenti sostanziali nel decorso post-operatorio in oltre l´81% dei casi» - afferma il Dottor Antonio Paolo Fabrizi, neurochirurgo presso Villalba Hospital di Bologna e Villa Maria Pia Hospital di Torino - «L'utilizzo di questa metodica ha permesso di superare i limiti dei precedenti trattamenti: finora infatti, la soluzione alla patologia, dopo il trattamento con farmaci e cortisone, era solo la rimozione chirurgica di una parte delle componenti che causavano la compressione delle strutture nervose.

Successivamente si procedeva alla stabilizzazione della colonna vertebrale del paziente con una strumentazione pesante ed invasiva. Un trattamento di questo tipo va però a discapito dei pazienti che, a causa dell´età avanzata, sono poco disposti a sopportare operazioni lunghe e complicate. Al contrario, il nuovo dispositivo è l´opzione terapeutica privilegiata poiché permette di trattare più livelli con una sola incisione cutanea, evitando dolorose e antiestetiche cicatrici».

Negli ultimi 20 anni il numero degli interventi chirurgici dovuti a patologie degenerative della colonna degli over 65 si è moltiplicato per 8. In particolare, la patologia cui il nuovo dispositivo offre rimedio si determina con il progredire dell´età, e con il progressivo rilassamento dei tessuti che nel tempo tendono a diventare meno flessibili. I dischi intervertebrali, responsabili della funzione di ammortizzazione delle forze esercitate sui corpi vertebrali, sclerotizzano e si assottigliano.

Le strutture ossee di ispessiscono, spesso a causa del maggiore carico cui sono sottoposte, e gli spazi in cui sono alloggiati il midollo spinale e le radici nervose, facendo si che le strutture legamentose e ossee premano su di essi. Secondo stime recenti, l´8% della popolazione mondiale soffre di stenosi degenerativa lombare[1], mentre il 15% e il 5% delle persone con mal di schiena che si rivolge, rispettivamente, a uno specialista o al medico di base, scopre dopo la visita di avere una stenosi degenerativa lombare[2].

«Le conseguenze di una stenosi vertebrale associata a claudicatio neurogeno intermittens sono piuttosto dolorose per il paziente che ne è colpito. Ecco perché avere a disposizione questo strumento efficace e sicuro è per noi estremamente importante» - aggiunge il Dottor Fabrizi «Non dimentichiamo poi che la patologia colpisce una popolazione di pazienti che per età e problemi contingenti mal tollerano lunghe sedute operatorie. Anche la breve durata dell´intervento, quindi, è per noi operatori un fondamentale requisito».

Questo trattamento percutaneo comporta, inoltre, una minima perdita ematica, e determina una rapida scomparsa del dolore. Infatti, i sintomi dolorosi a carico delle gambe spariscono generalmente da 24 a 48 ore dopo l´intervento. Il paziente può alzarsi e camminare entro 12/24 ore dall´intervento chirurgico.

Potrebbero interessarti anche...