Veleno d'api per l'ultilizzo come terapia anti-aging?

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L'alcool possiede un forte e distruttivo effetto sul veleno. Fermenti digestivi e fermenti vegetali indeboliscono rapidamente il veleno e, viceversa, il veleno d'api rapidamente ne compromette l'efficacia, in una parola, si distruggono a vicenda. Quest'azione è anch'essa una caratteristica comune di entrambe le famiglie di fermenti verso altri veleni animali, per esempio, il veleno di serpente. L'ammoniaca e tutte le sostanze basiche neutralizzano prontamente e completamente il veleno d'api...

l veleno d'api è una sostanza prodotta da alcune speciali ghiandole situate nell'addome dell'ape ed espulsa con l'aiuto dell'apparato del pungiglione.

È un liquido acquoso limpido con un sapore pungente, amaro e un odore aromatico (paragonabile a quello di banane mature), una sostanza decisamente acida. Il suo peso specifico è 1,1313. È facilmente solubile in acqua e acidi, quasi insolubile in alcool. Contiene il 30% di materiale solido. Il peso di una puntura d'ape media è di circa 0.2 0.3 mg, cioè circa 1/500esimo del peso corporeo dell'ape. Il veleno secca rapidamente a temperatura ambiente. Asciugandosi si converte in una sostanza gommosa, senza alcuna perdita di virulenza. E' molto termostabile, può infatti sopportare temperature di 100° C per dieci giorni senza perdere la sua potenza.

Il veleno d'api limpido se bollito diventa torbido, ma rimane inalterato se viene bollito per due ore in una provetta di vetro sigillata. Il freddo, persino il congelamento, non distruggono i suoi effetti. Il lievito non modifica il veleno, anche dopo esposizioni di molte ore. Non può essere dializzato attraverso membrana: ciò significa che è di natura colloidale. Il veleno d'api è facilmente distrutto da sostanze ossidanti come potassio permanganato o potassio solfato; elementi alogeni, quali cloruro e bromuro, lo distruggono molto rapidamente; l'effetto dello ioduro è molto più lento.

L'alcool possiede un forte e distruttivo effetto sul veleno. Fermenti digestivi e fermenti vegetali indeboliscono rapidamente il veleno e, viceversa, il veleno d'api rapidamente ne compromette l'efficacia, in una parola, si distruggono a vicenda. Quest'azione è anch'essa una caratteristica comune di entrambe le famiglie di fermenti verso altri veleni animali, per esempio, il veleno di serpente. L'ammoniaca e tutte le sostanze basiche neutralizzano prontamente e completamente il veleno d'api. Gli acidi e gli antisettici forti lo distruggono rapidamente. Sporcizia, fermenti autolitici e batteri sono altresì distruttivi per il veleno. Non ha effetto sulla cute integra (a meno di rarissimi casi di allergie in cui anche la vicinanza di materiale apistico, un guanto o altro, può provocare dermatosi pruriginose). La sua azione è potente invece sulle membrane mucose, ad eccezione, come già detto, del tratto alimentare; i fermenti salivari, gastrici e intestinali lo distruggono rapidamente. Per questo il veleno d'api (come quello di serpente), se ingerito è di solito inefficace.

Naturalmente se si succhia la ferita per soccorrere una vittima di puntura d'api, non bisogna avere ferite o infezioni nel cavo orale. In molti casi, un tale tipo di soccorso ha causato violenti sintomi al soccorritore. Produce un effetto particolarmente intenso sulla congiuntiva e le mucose nasali. Una soluzione di veleno diluito 1 a 1000 produrrà immediatamente una netta reazione sulla congiuntiva di un coniglio (anzi tale reazione è così affidabile e costante che è usata per valutare la virulenza del veleno d'api iniettabile). Il veleno secca subito. Se tenuto lontano da umidità si conserverà per anni. Nella glicerina si conserva indefinitamente senza perdere tossicità. (Weir-Mitchell dissero di averlo conservato essiccato per 22 anni senza perdita di potenza). Secondo Langer, una soluzione allo 0.1% di veleno d'api ritarda la crescita degli streptococchi (che si ritiene essere importanti precursori dei problemi artritici). Gli streptococchi, rimessi in un'altra soluzione, diversa da quella di veleno, riguadagnano la loro precedente virulenza. Il veleno d'api, in genere, è libero da batteri e previene in una certa misura la loro crescita. D'altra parte i batteri diminuiscono l'efficacia del veleno. Essi sono mutuamente distruttivi ma il veleno è il più potente dei due. Il veleno d'api, che è in genere privo di batteri, non è però considerato un antisettico molto efficace. Effetti fisiologici del veleno d'api Il veleno d'api produce sull'organismo umano tre tipi di reazioni: effetti neurotossici, effetti emorragici, effetti emolitici.

Effetti neurotossici Un'importante proprietà tossica del veleno d'api è la sua aggressione ai tessuti nervosi centrali. Il processo è simile all'azione di altri veleni neurotossici, per esempio il veleno di serpente. L'effetto neurotossico del veleno d'api ha un'azione molto marcata, specifica. Negli incidenti da punture d'api multiple, gli effetti neurotossici delle punture d'api entrano in gioco mettendo a rischio la vita della vittima: tanto più elevato è il pericolo quanto maggiore la quantità di veleno assorbita.

Ecco un esempio: F.G. Cawston riportò un caso caratteristico in cui le punture d'api causarono i sintomi tipicamente neurotossici. Un uomo di mezza età fu punto sulle mani da numerose api dell'arnia del suo vicino. La reazione locale fu limitata, ma l'uomo fu preso da profusa sudorazione e il suo disturbo principale era costituito da un dolore intenso dietro le gambe. Il polso era debole. Fu iniettata stricnina, che migliorò il suo stato generale, ma il paziente continuava ad avere il retro delle gambe dolente. Cawston fu costretto a somministrare altra stricnina e, più tardi, eroina per liberarlo dallo stato di disagio. Egli ipotizzò che il dolore nelle gambe era stato causato da un coinvolgimento della colonna vertebrale, probabilmente dovuto all'effetto neurotossico del veleno.

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