Mastoplastica additiva, qualcosa è cambiato. A tutto vantaggio della sicurezza

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Ma le protesi mammarie oggi in commercio hanno standard qualitativi elevatissimi e, per questo, garantiscono la massima sicurezza». Ma cosa succede se il silicone fuoriesce da una protesi mammaria? Non ci sono rischi, neanche in questi casi? Per rispondere...

Non c'è scandalo che tenga: malgrado i timori derivati dalle protesi PIP, l'intervento di mastoplastica additiva rimane uno dei più richiesti. Ma, a quanto pare, non c'è da preoccuparsi.

Il dottor Carlo Magliocca, membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (la SICPRE, l'unica associazione scientifica di chirurghi plastici del nostro Paese), ha scritto le linee guida per l'intervento di mastoplastica additiva. E, oggi, spiega perché c'è da fidarsi. «Lo scandalo P.I.P. è unicamente legato a quel tipo di protesi e non può coinvolgere altre ditte produttrici di impianti mammari – dice il dottor Magliocca -. Non c’è nessun pericolo e nessun allarmismo può essere giustificato, perché le altre protesi in commercio sono sicure». Per capire quanto sicure, basta pensare che si tratta di “dispositivi medici” (è questa la definizione corretta), che vengono regolarmente certificati da un organo notificato. «I problemi legati alle protesi mammarie P.I.P. sono dovuti al supposto utilizzo di una qualità di silicone non raffinato e per questo non adatto al confezionamento di una protesi mammaria – dice ancora il dottor Magliocca -.

Ma le protesi mammarie oggi in commercio hanno standard qualitativi elevatissimi e, per questo, garantiscono la massima sicurezza». Ma cosa succede se il silicone fuoriesce da una protesi mammaria? Non ci sono rischi, neanche in questi casi? Per rispondere, innanzitutto, bisogna spiegare com'è fatta una protesi. «Le protesi mammarie sono costituite da un involucro esterno (il contenente) e da un materiale di riempimento (il contenuto). Nella maggior parte degli impianti mammari, il contenuto è costituito da silicone. Le protesi mammarie di vecchia generazione erano confezionate con gel di silicone molto morbido, in termini medici si dice gel di silicone “non coesivo”, e l’involucro esterno, per rendere più morbida al tatto la protesi mammaria, era costituito da un singolo strato di membrana siliconica. Queste protesi, negli anni, potevano andare incontro ad usura. La membrana esterna poteva assottigliarsi e il gel di silicone poteva migrare all’esterno della protesi.

Ma oggi non è più così. Il silicone che riempie una protesi mammaria è strutturalmente costruito per restare compatto in ogni situazione. Si tratta infatti di silicone “coesivo”, in cui le singole molecole sono strettamente coese tra loro, senza possibilità di migrare al di fuori della protesi. Inoltre, la membrana esterna è costituita anche da cinque strati di elastomero di silicone (metil silicone e fluoro silicone) che ne garantiscono l' “effetto barriera” anche a distanza di molti anni dall’intervento. Questo vuol dire massima affidabilità per le “nuove” protesi mammarie e massima sicurezza per le pazienti».

Massima tranquillità, poi, anche per quanto riguarda l'allattamento e la possibilità di favorire i tumori. «Le pazienti possono allattare senza alcun rischio. E, soprattutto, nessuna protesi mammaria oggi in commercio può favorire l’insorgenza di un tumore. Sono stati pubblicati numerosi studi in proposito e tutti vanno in questa direzione, quella della massima tranquillità». Ancora, non è vero che sia più difficile diagnosticare il tumore in una donna portatrice di protesi, visto che vengono sottoposte, senza difficoltà e senza interferenze, ai comuni esami della mammella come l’ecografia, la mammografia e la risonanza magnetica. E, se non bastano gli elevatissimi standard di fabbricazione degli impianti mammari e l'altrettanto elevato standard chirurgico, last but not least ecco l'estrema rassicurazione del “registro” delle protesi mammarie. «Con questo strumento – conclude Magliocca – gli impianti sono completamente tracciati, per la più totale trasparenza, a tutti i livelli».

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