La Scleroterapia delle teleangectasie degli arti inferiori

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Meccanismo d’azione La sclerosi di un vaso dilatato non è una banale iniezione endovenosa, in quanto comporta l’iniezione nel lume venoso di una soluzione di un prodotto chimico capace di provocare una lesione endoteliale, poi un trombo secondario, la cui organizzazione connettivale condurrà all’occlusione del vaso stesso e alla seguente fi brosi (connettivizzazione della vena).

L’autore descrive il trattamento delle Teleangectasie (TAI) ponendo l’attenzione soprattutto sui vantaggi e gli eventuali effetti collaterali nell’uso di un agente sclerosante ben conosciuto (lauromacrogol 400 o polidocanolo), nome commerciale: Atossisclerol

 

Le TAI sono dilatazioni, solitamente di calibro da 0,1 a 1 mm, che hanno sede nel derma e possono essere venulari, arteriolari o capillari. Rappresentano uno dei problemi estetici più importanti, poiché prediligono il sesso femminile e affl iggono più della metà delle donne europee e americane; inoltre, possono provocare sensazioni fastidiose, quali bruciore, dolore puntorio e pesantezza, che si accentuano in ortostatismo e nella fase premestruale in una discreta percentuale di casi.

Ouvry e altri classifi cano le TAI, in base alle caratteristiche cliniche, in quattro tipi principali: sinuose, semplici o lineari; arborescenti (le diramazioni originano da un minuscolo tronco); aracniformi o stellate, con una parte centrale maculare o papulare e ramifi cazioni raggiate; puntiformi. Duffy (1988) ha distinto in TAI di tipo 1 o spiderveins, con diametro da 0,1 a 1 mm e colore dal rosso al cianotico; TAI di tipo 1a o teleangectatic matting, con diametro inferiore a 0,2 mm, di colore rosso; TAI di tipo 1b, o communicating teleangectasia, che sono costituite dal tipo 1 in diretta comunicazione con varici isolate o con sistema safenico; TAI di tipo 2, o mixed teleangectatic/varicose veins, senza diretta comunicazione con il sistema safenico, con diametro da 1 a 6 mm e colore da cianotico al blu.

Meccanismo d’azione La sclerosi di un vaso dilatato non è una banale iniezione endovenosa, in quanto comporta l’iniezione nel lume venoso di una soluzione di un prodotto chimico capace di provocare una lesione endoteliale, poi un trombo secondario, la cui organizzazione connettivale condurrà all’occlusione del vaso stesso e alla seguente fi brosi (connettivizzazione della vena).

Le sostanze sclerosanti oggi utilizzate agiscono con diversi meccanismi d’azione e di aggressività sull’endotelio venoso. Il polidocanolo, per esempio, a bassa concentrazione non provoca necrosi endoteliale, ma solo un danno parziale e, sebbene compaia un trombo organizzato, il vaso va incontro a ricanalizzazione con il ritorno a un aspetto clinico normale.

I fattori che infl uenzano il potere sclerosante del farmaco iniettato sono rappresentati dalla dose e dalla concentrazione (il polidocanolo ha potere sclerosante minore, medio o maggiore a seconda della concentrazione usata); dalle variabili fi sico chimiche (pH, forma liquida o schiuma); da aspetti fi sico emodinamici inerenti alle condizioni locali di fl usso e alla tecnica di iniezione. Nella fattispecie, l’utilizzo del polidocanolo sia in forma liquida sia in forma schiumosa, presenta i seguenti vantaggi: grande maneggevolezza e facilità di impiego; controllo immediato dell’estensione dell’effetto sclerosante dovuto alla spasmo venoso che segue l’iniezione; assenza di fenomeni dolorosi all’iniezione stessa; buona tollerabilità.

È scarsamente allergenico. L’incidenza di reazioni allergiche minori è, secondo Goldman et al (1987), dello 0,01%; bassa è pure l’incidenza di pigmentazioni postsclerosi (1,5% nella mia esperienza). Per il trattamento delle TAI i dosaggi impiegati sono bassi, da poche gocce sino a 0,5 ml, alla concentrazione dello 0,25-0,5%. La dose massima consigliata per seduta è di 2 mg/kg del peso corporeo della paziente (ad esempio, per una paziente di 70 Kg la dose di polidocanolo massima consigliata è di 28 ml allo 0,25%, allo stato liquido). La sostanza sclerosante può essere utilizzata anche sotto forma di schiuma.

L’avvento della schiuma (mousse) ha dato un’opportunità straordinaria al fl ebologo moderno soprattutto per il trattamento dei grossi vasi varicosi, compresa la grande safena. Con l’utilizzo della schiuma si realizza così ciò che Tournay affermava nel suo famoso assioma “non è importante la concentrazione del farmaco in siringa, ma la sua concentrazione nella vena”. La scleroterapia è, oggi, il metodo più sicuro e meno costoso per il trattamento delle TAI anche se, a mio parere, in casi particolari possono essere utilizzate tecniche alternative ma non sostitutive, quali i sistemi laser, come ad esempio il KTP (532 nanometri) nel matting.

È una metodica semplice, facilmente eseguibile in ambulatorio, permette al paziente di mantenere le sue normali abitudini di vita, consente di continuare l’attività lavorativa da subito dopo la terapia e, se eseguita correttamente, non comporta rischi particolari.

Esperienza personale: Tecnica e risultati Per il trattamento delle TAI utilizzo Atossisclerol 0,25%, sia in forma liquida sia schiumosa, con l’ausilio di aghi molto sottili (30 G, lunghezza 6 mm) e siringhe monouso da 5 ml. Non reputo necessario l’applicazione di bendaggio post-trattamento; consiglio sempre l’utilizzo di contenzione elastica adeguata (12-15 mmHg). La media delle sedute è, per quadri clinici più o meno estesi, di 3/4 volte al mese con cadenza settimanale e con un controllo a distanza di 2 mesi. I risultati in genere sono molto soddisfacenti dal punto di vista funzionale ed estetico. ✘

BIBLIOGRAFIA Bassi G., Les varices des membres inférieurs, Ed.Doin, Paris, 1987. Franceschi C., Théorie e Pratique de la CHIVA Ed. de l’Armaçon, Precy-sous-Thil, 1986. Muller R., La phlébectomie ambulatoire. Phébologie, 31,273,1978

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