Iniezioni di soluzioni ipoosmolari. Novità dal congresso di Agorà a Milano

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La ricerca micro batterica ha mostrato la presenza nell’acqua fredda del lavandino un ceppo di Mycobacterium chelonae, della stessa impronta digitale gemonica del ceppo del caso. – 4 – L’analisi di queste pratiche ha permesso di identificare una pulizia inappropriata dell’apparecchio

Il principio della ‘lisi degli adipociti’ da iniezione ipoosmolare sarebbe quello di ottenere la distruzione delle cellule grasse attraverso l’iniezione sotto cutanea di una soluzione ipoosmolare da 150 a 120 mosm/l, sapendo che l’osmosi del tessuto intracellulare è di 300 mosm/l.

Questa soluzione penetra nelle cellule adipose e, probabilmente a causa dell’aumento della pressione intramembranosa, ne provoca il gonfiamento e l’esplosione.

La soluzione iniettata contiene dell’acqua per preparazione iniettabile e secondo la miscela proposta, di bicarbonato di sodio, di cloruro di sodio, se non anche di cloruro di potassio, di xilocaina, di lidocainae di adrenalina. A titolo di esempio, per fabbricare una soluzione di 90 milli-osmosi, vengono utilizzati 700 ml d’acqua per la soluzione iniettabile, 100ml di xilocaina adrenalinizzata al 2%, e 289 ml di una soluzione di cloruro di sodio allo 0,9%.

L’iniezione della soluzione ipoosmolare nelle piccole zone grasse è associata, nella maggior parte delle tecniche, all’applicazione di ultrasuoni esterni e si conclude con una massaggio o un drenaggio vibrante. Le tecniche basate su questo principio hanno denominazioni diverse: (lipodissoluzione, lipotomia, morfoliposcultura o ancora lipodiluzione, hydrotomia e mediscultura.

Per superfici grasse più ampie, questa stessa tecnica associa un’aspirazione del grasso emulsionato; l’approccio diviene allora chirurgico e la tecnica non è altro che una lipoplastica assistita da ultrasuoni. Il meccanismo d’azione di questa tecnica pone la domanda dei possibili effetti indesiderati: • Problemi di alterazione degli altri tipi cellulari del tessuto adipose, in particolar modo dei vasi sanguigni, dei capillari e dei nodi linfatici con un rischio di necrosi e di stasi dei fluidi. Il liquido infiltrato in quantità troppo importanti o con un’osmolarità troppo bassa puà portare a delle lesioni dei tessuti circostanti e a degli incidenti (blister, pigmentazione, necrosi localizzate); – 2 – • Diventare dei trigliceridi da cellule grasse nel compartimento extravascolare.

Certo, il tessuto grasso risponderà con una forte infiammazione che attirerà dei polimorfonucleati, dei macrofagi, per eliminare i detriti cellulari e consumare trigliceridi, ma lo stock di trigliceridi mobilitati non viene del tutto metabolizzato, e le differenti modalità di eliminazione evocate restano ipotetiche (passaggi nella circolazione, nel fegato, nei reni, etc.).

b) Lisi degli adipotici attraverso iniezioni di sostanze lipolitiche La fosfatidilcolina (lecitina di soia) prodotta da Sanoti Aventis e in commercio con il nome Lipostabilâ viene utilizzata anche a fini estetici, e la sua iniezione sotto cutanea localizzata avrebbe come obiettivo di provocare una lisi degli adipociti risultanti dalla distruzione progressiva della parete cellulare e della liquefazione del grasso attraverso l’emulsione. La fosfatidilcolina (PCC) è resa solubile grazie al sodio desossicolato (DC), un sale biliare con azione solubilizzante e detergente, che avrebbe anch’esso un ruolo ‘litico’. Numerose formule o diluizioni possono essere utilizzate.

A titolo di esempio, per 1mg di soluzione, il Lipostabilâ contiene 46,5mg di PCC, 25,3 mg di DV e 9 mg di alcol benzilico. Il PCC e/o il DC possono essere associati al cloruro di sodio, al buflomedil e alle vitamine B o ancora ad altri prodotti utilizzati in mesoterapia. Questa tecnica d’iniezione della PCC viene allora chiamato da alcuni mesoterapia o (mesodissoluzione). Il Lipostabilâ (chiamato anche Flabjab, Lipomelt) e le altre miscele a base di PCC non hanno AMM per un’azione lipolitica in estetica.

Il meccanismo d’azione di questa tecnica pone nuovamente la domanda su quali potrebbero essere i possibili effetti indesiderati: • Problemi di alterazione del tessuto adiposo con una distruzione dell’omeostasi dei tessuti: degli studi in vitro e in vivo hanno messo in evidenza l’azione tossica e citolitica della miscela fosfatidilcolina e desossicolato sugli adipociti, ma anche su altre linee cellulari: preadipociti, cellule vascolari e muscolari; • Divenire esatti (metabolismo ed eliminazione) di sostanze lipidiche liberati nel compartimento extravascolare; • Allergie che possono essere associate ai prodotti.

Le miscele iniettate associano diversi prodotti come Melilotus yohimbine aminofillina teofillina isoproterenolo Mannino buflomedil rutina cyclodextrinee sillicio; buflomedil aminofillina, lidocaina, pentoxiphylline, incollaggio o ialuronidasi, Enas, carnitina, piruvato di calcio, aminofillina o la caffeina, la – 3 – cumarina, carciofo, ginkgo biloba o Melilotus etc. Un’ipotesi sarebbe che certi prodotti inibiscono i recettori adrenagerici alpha 2 e attivano i recettori beta della superficie cellulare adipocitaria, e favoriscono così la lipolisi. Nonostante ciò, nessun dato scientifico, ad oggi, permette che ne venga apprezzata l’efficacia. In funzione del potenziale rischio allergico associato ai prodotti iniettati e del rischio di infezione potenziale (infezioni micro batteriche) legate alla cute lesionata, ci si pongono domande sulla sicurezza di questa tecnica. Le miscele mesoterapeutiche non hanno AMM per un azione lipolitica in iniezione e non esiste un dosaggio ne una formula standardizzata. c) Mesoterapia Sono state riportate delle complicanze infettive e numerosi casi d’infezioni micro batteriche sono state descritte in letteratura. Alcuni studi hanno menzionato la miscela utilizzata a fini di assottigliamento: Hyppocastanus Aesculus + Teofillina + Lidocaina + Aminofillina + Hydraluronidasi + Collagenasi, Loftyl, Provaina, Destrosio + Lidocaina, Procaina + Lecitina + estratto di carciofo + Aminofillina e silicio.

Tutte queste infezioni si accompagnano di lesioni nodulari, ascessi e, in alcuni casi, a delle sequele cicatrizzanti atrofiche. • Negli Stat Uniti, il Center of Disease Control and Prevention (CDC) ha risconntato una serie di 14 pazienti aventi reazioni cutanee, con rossori e gonfiori, se non addirittura ulcere, proseguendo dalle 10 alle 16 settimane dopo le iniezioni realizzate dallo stesso medico. Queste lesioni resistevano ai trattamenti antibiotici. Un solo caso è stato attribuito al Mycrobacterium chelonae; non essendo disponibili le sostanze iniettate, l’ipotesi di una reazione allergica non ha potuto essere testata; • In Francia, il Centro di Coordinamento e di lotta contro le infezioni nosocomiali (CCLIN Nord) ha riscontrato 16 casi d’infezione sottocutanea a micro batteri atipici in 150 pazienti di un medico di medicina generale, trattati da sessioni di mesoterapia anticellulitica tra Ottobre 2006 e Gennaio 207. Dieci pazienti sono risultati positivi al Mycobacterium chelonae, 1 paziente positivo al Mycobacterium frederiksbergense e 1 paziente positivo ad entrambi. I prodotti iniettati erano sterili ed il materiale era monouso.

La ricerca micro batterica ha mostrato la presenza nell’acqua fredda del lavandino un ceppo di Mycobacterium chelonae, della stessa impronta digitale gemonica del ceppo del caso. – 4 – L’analisi di queste pratiche ha permesso di identificare una pulizia inappropriata dell’apparecchio da iniezione pluriuso utilizzando l’acqua del rubinetto. Le infezioni descritte in precedenza mostrano, nella maggior parte dei casi di utilizzo di sistemi di iniezione multipli, delle procedure inadeguate di sterilizzazione del getto iniettivo se non addirittura l’utilizzo di acqua corrente non sterilizzata per la pulizia del materiale medico. • Un ematoma addominale importante, responsabile di tumefazione, di dolori epigastrici e di disturbi digestivi sempre più marcati (nausea, vomito) è stato messo in evidenza alcuni mesi dopo le sessioni di mesoterapia (silicio ed estratti vegetali) a livello addominale. Questo ematoma organizzato con un nodulo incapsulato ha comportato la necessità di un intervento chirurgico per la sua ablazione. • Una colite ischemica è stata riscontrata in un paziente giovane, in seguito ad iniezioni di Mesoterapia (aminofillina + epinefrina + lidocaina) nella parte inferiore dell’addome associato al trattamento anti-obesità. Feci sanguinolenti e dolori addominali sono comparsi 8 giorni dopo le iniezioni.

Dati trasmessi da DGS La DASS di Seine-Saint-Denis ha riportato il caso di una paziente operata nel gennaio 2008 per un ‘pantano’ addominale sopravvenuto dopo le iniezioni da Mesoterapia estetica. Risultati dell’analisi: Gravi infezioni cutanee sono state riscontrate su due gruppi di pazienti, rispettivamente di 16 e 14 pazienti ciascuno, ma anche in 9 casi isolati e per una serie di 15 casi: ascessi, lesioni dei nodulari da eritemi. Tutti i pazienti hanno avuto bisogno di una terapia antibiotica per alcune settimane.

Il ricorso ad un intervento chirurgico: drenaggio, appiattimento chirurgico, exeresi, riparazione, è avvenuto su 35 pazienti ovvero nel 65% dei casi presentati. Un’ulcera addominale da pressione e un ematoma addominale con nodulo incapsulato sono apparsi in seguito a sedute di mesoterapia. Questi due casi hanno necessitato di un intervento chirurgico. Un caso di colite ischemica in seguito a sedute di mesoterapia ha invece portato ad un ricovero ospedaliero. d) Laser transcutaneo senza aspirazione L’utilizzo di laser tipici come Smartlipo® (1064 et 1930 nm) et Osyris® è stato approvato dalla FDA per la dissoluzione dei grassi e la loro aspirazione. – 5 – Il laser produce un fascio di energia rilasciato da una fibra ottica flessibile inserita in una cannula dal diametro molto piccolo che penetra nel tessuto grasso attraverso piccole incisioni cutanee. Il calore prodotto implica l’esplosione di adipociti con un’azione sulle fibre di collagene (ritrazione con effetto tightening che attenua la cellulite e una coagulazione dei vasi più piccoli, il che riduce il trauma dei tessuti e il sanguinamento rispetto alla liposuzione.

L’esplosione della membrana adiposa provoca la liberazione di lipasi responsabili della liquefazione grassa. Per le piccole zone grasse, il laser può essere utilizzato senza aspirazione ma tramite massaggio drenante. Per grandi superfici, il laser necessita di una soluzione tumescente ipotonica anestetizzante prima della lipolisi ed è seguito da un’aspirazione del grasso, come per le tecniche chirurgiche di liposuzione. Il meccanismo d’azione di questa tecnica pone la solita questione degli effetti collaterali: • Aggressione termica dei tessuti circostanti e in particolar modo delle fibre nervose; • ‘Devenir exactes’ di trigliceridi quando l’aspirazione del grasso liquefatto non avviene. Alcuni studi tendono a mostrare che in assenza di aspirazione, la contrazione degli acidi grassi liberi non aumenta. e)

Carbossiterapia La carbossiterapia consiste nell’iniezione sotto cutanea di un gas carbonico medico sterile, tramite l’utilizzo di un ago molto fino e di un getto iniettore (le prime iniezioni sotto cutanee di gas carbonico sono state realizzate nel 1932, in cura termale, per trattare l’artrite,i problemi venosi e le ulcere cutanee). Questa iniezione superficiale, paragonabile alla mesoterapia, viene proposta per il trattamento della cellulite e come completamento della liposuzione.

Agisce riducendo l’accumulazione locale dei grassi, per effetto meccanico e vasodilatatore, e migliora l’elasticità della pelle. Il diossido di carbonio non ha AMM per quest’utilizzo. Come per la mesoterapia, l’effrazione cutanea può portare a dei rischi d’infezione.

*Fonte : Haute Autorité de Santé – Service évaluation des actes professionnels -Avis sur les actes : techniques de lyse adipocytaire à visée esthétique

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