Filler di nuova generazione, dall'america i volumizzanti

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Il Los Angeles Times prosegue poi con l’elenco di questi nuovi filler che potrebbero aiutare a restare più giovani, partendo dal Laviv, approvato dalla FDA dopo nove anni di studio e definito come un trattamento di “stimolazione biologica del tessuto”, un filler per le rughe che utilizzando le cellule cutanee ha un basso rischio di rigetto o di reazione allergica;

 

E’ in arrivo dagli USA una nuova generazione di filler volumizzanti, conosciuti anche come filler stira-viso, che permettono ai medici estetici di rendere più definito il volto e in maniera più efficace. È l’annuncio riportato dal prestigioso quotidiano americano Los Angeles Times, in un recente articolo firmato da Laurie Jane Drake.

Il Los Angeles Times prosegue poi con l’elenco di questi nuovi filler che potrebbero aiutare a restare più giovani, partendo dal Laviv, approvato dalla FDA dopo nove anni di studio e definito come un trattamento di “stimolazione biologica del tessuto”, un filler per le rughe che utilizzando le cellule cutanee ha un basso rischio di rigetto o di reazione allergica; da qui la reputazione del Laviv come filler tutto naturale. Il quotidiano USA passa poi in rassegna gli acidi ialuronici, tra i filler più popolari sul mercato, con la new entry: il Belotero, che sembra abbia dei vantaggi sugli altri perché può essere iniettato nella pelle sotto gli occhi o vicino alla bocca, senza causare un livido blu.

Infine la giornalista Laurie Jane Drake spiega che, insieme ai neuromodulatori Dysport e al Botox, è in arrivo lo Xeomin, che viene iniettato nel muscolo per rilassarlo e previene che la pelle sovrastante si sposti; è stato approvato specificamente per le rughe verticali fra le sopracciglia, e può essere usato anche per ridurre le rughe sulla fronte.

Per nulla stupito è invece il prof Emanuele Bartoletti, membro del consiglio direttivo del Collegio delle Società Scientifiche di Medicina Estetica: “Nessuna novità: noi medici estetici italiani usiamo già da anni questa nuova generazione di filler volumizzanti. Il problema semmai è che spesso se ne fa un cattivo uso, eccedendo nella volumizzazione del volto. Per ovviarvi, da tempo in Italia abbiamo messo a punto delle specifiche tecniche, più idonee rispetto a quelle USA, che ci hanno permesso di risolvere questi ed altri problemi.”.

“Desidero precisare subito – prosegue Bartoletti – che Laviv non è un filler, ma è un coltura di fibroblasti del paziente stesso, una cosa che da noi si faceva diversi anni fa, realizzando delle biopsie retroauricolari che venivano mandate ad un’azienda produttrice inglese. In Inghilterra facevano una coltura di fibroblasti e la rimandavano in Italia, affinché fosse iniettata nella faccia del paziente. Questa trattamento non si fa più in Italia poiché il rapporto qualità/prezzo, non solo economico ma anche di invasività, non era assolutamente vantaggioso. Fermo restando che si doveva fidarsi ciecamente di chi realizzava le colture di fibroblasti perché, se si iniettano dei fibroblasti di un’altra persona, i rischi per il paziente sono decisamente importanti.”

“C’è un errore molto grave in questa affermazione – precisa Bartoletti - la giornalista americana scrive infatti che questo filler, prodotto in Germania e già in uso in Italia da diversi anni con ottimi risultati, abbia dei vantaggi, perché può essere iniettato nella pelle sotto gli occhi senza causare i lividi blu. Questo è totalmente sbagliato, perché quello che fa il livido non è il prodotto che si inietta, bensì la mano “dell’iniettore”. O meglio, la sfortuna o la fortuna “dell’iniettore”, nel senso che purtroppo i lividi sono degli effetti collaterali delle infiltrazioni non controllabili e abbastanza comuni: non sono delle complicanze vere e proprie. Non c’è un prodotto che iniettato non faccia lividi; dipende unicamente dalla manualità, ma non è che il medico che non faccia lividi sia più bravo degli altri. Il fatto di non far venire ecchimosi non è indice di maggior bravura del medico.”

“Per le tossine botuliniche – prosegue Bartoletti - non c’è nulla di nuovo. Infatti lo Xeomin è soltanto un’altra tossina botulinica, prodotta in Germania, che ha delle caratteristiche leggermente diverse rispetto alle altre tossine botuliniche, perché non deve essere conservata in frigorifero e non ha proteine accessorie, ma è assolutamente allineata alla qualità delle altre due. Da noi in Italia è già in uso da oltre un anno e mezzo col nome di Bocotur e comunque l'autorizzazione per tutte le tossine botuliniche in estetica è ancora limitata esclusivamente al trattamento delle rughe tra le sopracciglia”.

“Non facciamoci quindi prendere dalla solita sindrome esterofila, perché la Medicina estetica italiana non ha nulla da invidiare a quella di altri Paesi – conclude Bartoletti - semmai è vero il contrario. Infatti nella Medicina estetica, sia nelle metodologie di trattamento che nelle tecniche e nelle corrette indicazioni, oltre che nella prevenzione e cura delle complicanze, l’Italia è sicuramente all’avanguardia rispetto al resto del mondo; non per nulla questa disciplina medica nasce nel 1975 in Francia e Italia contemporaneamente e il nostro paese è attualmente sede di ben tre società scientifiche di Medicina estetica, che operano in maniera assolutamente scientifica da oltre trent’anni, e sono un punto di riferimento per il settore a livello internazionale”.

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