Dieci regole per una mastoplastica additiva da 10 e lode

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«La difesa della buona pratica della chirurgia plastica, e di conseguenza della salute dei pazienti, è da sempre nella mission della SICPRE – dice Enrico Robotti, presidente della Società che conta oggi 1.400 iscritti -. Nessuno specialista serio punta ad operare, e basta. La vera chirurgia plastica, quella seria e ben fatta, accetta di adeguare l’immagine esteriore alle aspettative solo nella piena tutela della sua salute, oggi e domani».

Mai più aumenti "esagerati", mai più protesi che si rompono, né questioni legali tra paziente e chirurgo, per stabilire chi deve pagare gli interventi di "ritocco".  Arriva - stilato dalla Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE) - il decalogo BUONE PROTESI, BUONE REGOLE.

«Il decalogo è stato  concepito proprio come strumento ad uso e consumo della paziente», dice il dottor Pietro Berrino, membro del Capitolo di Estetica della SICPRE, nonché autore del documento scaricabile dal sito www.sicpre.it. «In sostanza, è la guida alle domande da fare al chirurgo e alle riflessioni da fare tra sé e sé, per non pentirsi in un secondo momento».
«La difesa della buona pratica della chirurgia plastica, e di conseguenza della salute dei pazienti, è da sempre nella mission della SICPRE – dice Enrico Robotti, presidente della Società che conta oggi 1.400 iscritti -. Nessuno specialista serio punta ad operare, e basta. La vera chirurgia plastica, quella seria e ben fatta, accetta di adeguare l’immagine esteriore alle aspettative solo nella piena tutela della sua salute, oggi e domani».
Ma ecco, punto per punto, i “comandamenti” per una mastoplastica additiva perfetta, cioè perfettamente sicura.

1. ETÀ: VIA LIBERA DOPO I 18
L’intervento a fini estetici è consentito solo dopo i 18 anni
In Italia, per legge, ci si può sottoporre all’intervento di mastoplastica additiva solo dopo i 18 anni. Prima, sono consentiti solo gli interventi ricostruttivi, tesi a risolvere gravi anomalie evolutive.


2. VISITA: CHIEDERE (E DIRE) TUTTO, MA PROPRIO TUTTO…
Il colloquio aperto ed esaustivo con lo specialista è fondamentale per conoscersi. E non pentirsi dopo
L’intervento di mastoplastica additiva non è un intervento complesso, né pericoloso. Ma è un intervento chirurgico a tutti gli effetti. Per questo non va affrontato alla leggera. Durante la visita, è importante esporre al chirurgo tutti i fatti importanti inerenti la propria salute (ricostruendo così la cosiddetta anamnesi) e chiedergli tutti i dettagli relativi all’operazione, alla convalescenza e alle possibili evenienze negative. Un atteggiamento frettoloso, o che denota leggerezza, è un importante campanello  d’allarme. È fondamentale uscire dall’incontro con lo specialista certe di essere state ascoltate attentamente e di aver ottenuto tutte le informazioni richieste, nel modo più obiettivo.


3. CONDIZIONI FISICHE: BUONE, OPPURE… ARRIVEDERCI
Si possono sottoporre all’intervento solo pazienti in buona salute
Sembra ovvio, ma vale sempre la pena di ribadirlo: poiché si tratta di un intervento elettivo (cioè scelto liberamente ed eseguito senza urgenza, condizioni che valgono per tutta la chirurgia estetica), la mastoplastica additiva va affrontata solo ed esclusivamente se le condizioni di salute sono buone. I valori degli esami del sangue, il riscontro della radiografia al torace, della visita anestesiologica e degli esami specifici delle mammelle devono essere positivi e totalmente rassicuranti. In caso contrario, si rimanda.


4. DIMENSIONE: IL “LIMITE” DELLA COPPA C
La dimensione consigliata da raggiungere con la mastoplastica additiva non supera la coppa “C”
Più sono voluminose, più le mammelle tendono, con il tempo, a diventare ptosiche, cioè cadenti. Un intervento inizialmente concepito per esaltare la bellezza di una donna finisce così col generare l’effetto contrario. Di fatto, insomma, crea un difetto. Ancora, più il seno è proprompente, più… salta all’occhio. E fa sospettare il passaggio dal chirurgo plastico. Il consiglio è pertanto quello di non superare, con l’intervento, la coppa C (la coppa, indicata con una lettera, si riferisce alla dimensione della mammella; la misura, indicata con un numero ordinale, è invece riferita alla circonferenza del torace). Nelle diverse corporature, la coppa C equivale sempre a mammelle “piene”, ma non eccessive. In questo modo, il risultato sarà naturale e gradevole nel tempo.  


5. INTERVENTI SUCCESSIVI: CHI PAGA?
Chiarire col chirurgo chi pagherà eventuali, futuri interventi di correzione
Come tutti gli interventi chirurgici, anche la mastoplastica additiva può dar luogo a effetti indesiderati. In particolare, le protesi possono andare incontro al cosiddetto incapsulamento, che si verifica quando l’organismo le riconosce come corpo estraneo e di conseguenza le “attacca”. In seguito a questa reazione, le protesi vengono rivestite da un tessuto fibroso, che è totalmente innocuo per la salute ma responsabile di un risultato poco naturale e, in alcuni casi, di asimetrie tra le mammelle. Quando si verifica l’incapsulamento, bisogna rimuovere le protesi e collocarle a un piano più profondo, cioè sotto il muscolo pettorale (se già non sono state messe sotto il muscolo). In altri casi, dopo diversi anni può essere necessario mettere in conto un intervento di mastopessi, cioè di rimodellamento del seno che inevitabilmente tende ad abbassarsi con l’età, rendendo evidente il margine superiore della protesi.  Prima di sottoporsi alla mastoplastica additiva, è importante chiarire con il chirurgo chi pagherà questi eventuali ulteriori interventi. Cioè, in sostanza, se saranno a carico della paziente o dello specialista.


6. MAI PIÙ SOTTO I FERRI? ALLORA, MEGLIO IL LIPOFILLING
Se si esclude la possibilità di ulteriori interventi, anche a distanza di anni, l’unica possibilità per l’aumento è con il proprio grasso
Indipendentemente dalla presenza o meno delle protesi, le mammelle invecchiano. Complici gli accadimenti della vita (dalla gravidanza a un possibile dimagrimento, fino alla menopausa) tendono a cambiare forma e consistenza. Queste normali evoluzioni possono rendere visibili le protesi e quindi suggerire, per conservare l’effetto naturale, un nuovo intervento. Chi esclude di sottoporvisi deve escludere anche il primo intervento. L’unica possibilità per aumentare il volume delle mammelle è quindi quella di ricorrere al proprio grasso, con il lipofilling. Con questa tecnica, che prevede il trasferimento di grasso da una sede donatrice (solitamente l’addome, i glutei e i fianchi) a una sede ricevente (in questo caso le mammelle) si ottiene però un aumento solitamente più modesto. Tra i “pro” del lipofilling, però, c’è l’assoluta assenza di cicatrici, visto che il grasso viene trasferito con aghi sottili da medicina estetica, tramite una serie di piccole iniezioni.

7. CASISTICA “PRIMA E DOPO”: È IL CHIRURGO CHE FA PER ME?
Vedere il book fotografico degli interventi permette di capire se c’è sintonia tra il proprio concetto di bello e quello del chirurgo. Un intervento di chirurgia plastica non è un vestito: non lo si può restituire, né cambiare seduta stante con un altro, leggermente diverso. Per questo, prima di andare sotto i ferri, è importante aver guardato attentamente il book fotografico in cui il chirurgo affianca l’immagine della paziente prima e dopo l’intervento. Il risultato finale vi piace? È quello che vorreste per voi? Se sì, avete trovato il vostro chirurgo. Sennò, non esitate ad andarvene: qualsiasi pentimento, dopo, è più spiacevole e doloroso rispetto all’ipotesi di avviare una nuova ricerca.


8. PROTESI: CI VUOLE “NOME E COGNOME”
Prima di procedere all’intervento, chiedere al chirurgo tutti i dettagli sulle protesi
Dopo lo scandalo PIP, non si può più procedere “al buio”. Per essere certi che le protesi siano di buona qualità, è importante avere le più ampie informazioni in merito. Soprattutto, attenzione al brand produttore. Oggi, il mercato delle protesi mammarie è dominato da poche, grandi aziende. Si tratta di realtà multinazionali, note in tutto il mondo per la fabbricazione di altri dispositivi e strumenti chirurgici. Queste aziende garantiscono i più alti standard di qualità e sicurezza. No, invece, ai piccoli produttori, improvvisati e poco noti.


9. PROTESI SÌ, MA DOVE?
Anche la posizione conta. In donne magre, la protesi va sempre sotto il muscolo
A seconda dei casi, le protesi si collocano sotto la ghiandola mammaria, sotto il muscolo pettorale oppure, con la tecnica del “dual plane”, in parte sottomuscolare. La posizione in cui impiantare le protesi viene valutata caso per caso, principalmente a seconda della conformazione delle mammelle, dell’età e della corporatura della paziente. Con una sola “regola generale”: in donne magre, per essere ben mascherata, la protesi va rigorosamente sotto il muscolo.


10. LE MOTIVAZIONI DELL’INTERVENTO: PERCHÉ E PER CHI?
Capire le motivazioni che spingono alla mastoplastica additiva è importante per non pentirsene in un secondo momento
Sottoporsi a una mastoplastica additiva per piacere a qualcuno è un errore. Il “qualcuno” potrebbe non essere per sempre e i suoi gusti potrebbero cambiare. Si raccomanda pertanto una riflessione profonda e sincera sulle motivazioni che spingono all’operazione. L’intervento si considera appropriato e corretto solo quando utile per creare una corrispondenza tra l’immagine corporea della paziente (cioè con il modo in cui questa si vede) e il suo reale aspetto fisico. Insomma, dopo si deve “sentire se stessa” come mai prima.


 

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