Proteggiamo i bambini, Intervista all´attore Luca Barbareschi

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Mi sono trovato più di una volta a cena con dirigenti di azienda, grandi manager, amministratori delegati e, quando ho snocciolato i dati della pedo - pornografia in rete e ho descritto quello che accade, sono rimasti esterrefatti. Non riuscivano a credere che il business della pedo - pornografia ha superato quello del narcotraffico...

Luca Barbareschi che ha fondato una onlus per aiutare i bambini che subiscono violenze La sua è una lotta difficile ma necessaria. in difesa dei bambini "violati". bambini che subiscono violenza da parte di estranei o familiari. Per sconfiggere la pedofilia, di cui è stato vittima, Luca Barbareschi ha fondato una Onlus La Fondazione Luca Barbareschi Onlus - Dalla parte dei bambini porta il mio nome perché io stesso ho subito violenze quando ero un bambino».

 

È così che Luca Barbareschi comincia a raccontare la sua avventura contro la pedofilia. Un percorso cominciato il 19 aprile del 2007, giorno di fondazione della onlus. «In realtà è iniziato molto prima», spiega Barbareschi. «Intanto ho dovuto investire parecchi soldi, perché le fondazioni hanno bisogno di un capitale sociale permanente di 130.000 euro.

Poi ho voluto creare un network di un certo livello, perché ci tenevo ad avere diverse sedi in giro per l´Italia dove organizzare eventi e dove avere punti di ascolto. Adesso abbiamo sedi in Lombardia, Liguria, Piemonte, Lazio e spero, entro l´anno prossimo, di raggiungere altre quattro regioni italiane. Bisogna essere presenti in più luoghi possibili, perché un bambino abusato va, prima di tutto, ascoltato. Per ascoltarlo dobbiamo "esserci" con strutture adeguate e persone qualificate».

Barbareschi, attore, regista, produttore, parlamentare, ha creato questa Fondazione per tutelare i bambini vittime di pedofilia. Fornire loro un aiuto di consulenti, medici, psicologi, cercando di affiancare le famiglie bisognose anche da un punto di vista economico. Da quando è nata la Fondazione si pone come obiettivo quello di raccogliere fondi da destinare a progetti annuali.

«Quest´anno insieme al Ministro Gelmini e a Vodafone - spiega l´attore - stiamo cercando di aiutare il progetto La cura del girasole Onlus, un´associazione per la cura del disagio e dell´abuso sui minori che stava scomparendo. Vogliamo rimetterla in piedi».

L´attore ha deciso così di stare dalla parte dei bambini. «Ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire subire degli abusi. Avevo 8 anni quando ho subito le prime violenze da parte di un padre gesuita che insegnava nella scuola che frequentavo, il Leone XIII. L´umiliazione, il senso di colpa che ho provato me lo ricordo bene. Non era solo un problema di penetrazione, c´erano anche gli schiaffi e altre punizioni fisiche. Venivo trascinato per un orecchio lungo i corridoi, fino a farmi sanguinare.

Protteggiamo i bambini, intervista esclusiva a Luca Barbareschi

Non posso dimenticare quello che è stato fatto a me e decine di allievi in quegli anni». L´abuso fisico è anche un abuso psicologico. Il cervello umano è una macchina perfetta, tutto quello che succede viene registrato per sempre. «Spesso la violenza viene vissuta come una pesante responsabilità dal bambino. Io sentivo che era colpa mia e quelle emozioni me le sono portate dietro per anni. Certe sensazioni le senti addosso per una vita intera. Elaborare quella sofferenza è stato un processo complicato e lungo».

A distanza di tantissimi anni Barbareschi è tornato al Leone XIII, chiedendo ai Padri Gesuiti di riconoscere le loro responsabilità e fare una donazione a una fondazione che si occupa di aiutare i bambini. Ma le cose, purtroppo, non sono andate per il verso giusto. I Padri Gesuiti non hanno voluto riconoscere alcun tipo di coinvolgimento in questa faccenda, rifiutando le accuse di Luca Barbareschi. Ovviamente, com´era prevedibile, ciò non ha fermato la volontà dell´attore romano di andare fino in fondo. «Vado avanti, a costo di farmi portare in tribunale. Non ho paura». In questi anni Barbareschi ha fatto molto per la lotta contro la pedofilia.

È stata la prima persona conosciuta dal grande pubblico a schierarsi apertamente e pubblicamente contro gli abusi e le violenze sui minori («il 92% dei quali avviene all´interno del nucleo familiare», specifica) ma in poco tempo è riuscito a coinvolgere altri personaggi dello spettacolo e della politica. Il lavoro incessante della Fondazione ha portato a un grande risultato: il 5 maggio scorso si è celebrata la Prima Giornata Nazionale contro la Pedofilia. In occasione della quale Barbareschi ha presentato l´evento Parla con noi, con l´Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Sul palco del Teatro Sala Umberto, a Roma, politici ed esponenti del mondo dello spettacolo hanno dato vita a interessanti momenti di approfondimento sul tema della pedofilia. Si sono avvicendati il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il ministro per la Gioventù, Giorgia Meloni, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e altri diversi deputati. Inoltre erano presenti anche attori e cantanti, quali Ettore Bassi, Massimo Ghini, Enrico Ruggeri, e, in collegamento sul maxi schermo, Giorgio Panariello.

«Il canale su Youtube dedicato all´evento - racconta l´organizzatore dell´evento - ha avuto 600mila contatti, sono numeri importanti. Essendo un canale tematico, chiunque si è collegato lo ha fatto perché aveva interesse a sentire quello di cui parlavamo». Ma se da internet arrivano segnali positivi, lo stesso non si può dire della carta stampata, come spiega Barbareschi: «Il giorno dopo l´udienza dal Presidente della Repubblica, avvenuta il 4 maggio, che ha sancito la legge che ha istituito il 5 maggio come Giornata Nazionale contro la Pedofilia, e nonostante la presenza in occasione dell´evento Parla con noi, di ministri, attori e personaggi dello spettacolo, non è stata pubblicata una sola riga sui quotidiani nazionali.

Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, non hanno scritto nulla riguardo a questo importante passo avanti nella lotta alla pedofilia. E quando, sdegnato, ho scritto una lettera ai direttori di queste testate, non mi hanno neppure risposto.

D´altronde dobbiamo renderci conto che in Italia esiste una mafia che difende la pedofilia. Se il giro di affari esiste qualcuno dovrà pure guadagnarci. Un sito pedo-pornografico incassa 200mila euro al giorno grazie alla pubblicazione di foto in cui uomini di 50 anni violentano bambini di 2». Il percorso che porta alla sconfitta dei pedofili comunque è ancora molto lungo. «Io ho dato il mio contributo - specifica Barbareschi - così come fanno tante altre associazioni con cui noi collaboriamo abitualmente come, per esempio, il Telefono Azzurro. Ma c´è da fare ancora tantissimo. Le persone non si rendono conto della portata di questo fenomeno.

Mi sono trovato più di una volta a cena con dirigenti di azienda, grandi manager, amministratori delegati e, quando ho snocciolato i dati della pedo - pornografia in rete e ho descritto quello che accade, sono rimasti esterrefatti. Non riuscivano a credere che il business della pedo - pornografia ha superato quello del narcotraffico». Il prossimo step? «Per fronteggiare al meglio questa piaga sociale bisogna prevedere pene adeguate contro i pedofili. Il passo successivo sarà una legge contro la pedofilia e la pedo - pornografia da approvare il prossimo anno in modo bipartisan». Non possiamo che augurarci che questo avvenga al più presto.

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