Obesità nel bambino, il parere dell'esperto con il Prof Michele Carruba, farmacologo, nutrizionista

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Ribadisco, inoltre, l’importanza dell’attività fisica: lo so, è uno sforzo anche per i genitori, perché oggi è spesso necessario che iscrivano il figlio a attività sportive organizzate, mancando gli spazi per il movimento libero e autonomo, ma si deve fare.

I bambini crescono e aumentano i chili che si portano appresso: mangiare tanto per star bene è ancora la principale “buona intenzione” che lastrica la strada verso l’obesità infantile. nuova epidemia italiana e mondiale. Oggi, nel mondo, circa 900 milioni di persone muoiono di stenti, mentre un miliardo per eccesso di alimentazione: a soffrire di più, in entrambi i casi, sono i bambini.

Se, in Italia, il problema della fame è, praticamente, scongiurato da tempo, quello del sovrappeso e dell’obesità infantile, invece, è presente in tutta la sua drammatica realtà: il 34% dei bambini tra i 6 e i 9 anni, il 25% di quelli tra i 19 e i 13 anni e il 14 % degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni sono in sovrappeso e il 4% di ogni fascia d’età è addirittura obeso.

Se ne parla, ma il fenomeno continua a crescere: di questo passo, nel 2025, più del 12% dei bambini sarà obeso, con un incremento del 205%. Abbiamo, quindi, cercato di capirne di più grazie al professor Michele Carruba, farmacologo, nutrizionista e direttore del Centro di Ricerca e studio sull'obesità dell'Università di Milano. Secondo una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, nel nostro Paese, il 24% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso, e il 12% è obeso, con differenze sostanziali tra il Nord e il Sud: in Campania è obeso il 21%, contro il 6% della Valle d’Aosta.

 

«Qui a Milano stiamo lavorando molto in tal senso, anche in vista dell’Expo 2015, dedicata alla nutrizione. Inoltre, è proprio a scuola che deve cominciare l’educazione alimentare: dal secondo dopoguerra, tutto il comparto alimentare si è industrializzato ed è venuto a mancare il “travaso” di sapere alimentare intergenerazionale. Le mamme non sono più capaci di insegnare ai figli a mangiare correttamente, quindi tocca alla scuola».

Come si spiegano queste differenze? «L’obesità e il sovrappeso vanno di pari passo con la situazione economica e culturale: là dove ci sono basso reddito e bassa scolarizzazione, i chili crescono. Questo spiega anche un apparente paradosso, la maggioranza di obesi in campagna rispetto alla città. Il divario nord-sud si ripete anche su scala europea: nel nostro Paese circa il 27% dei bambini e il 25% delle bambini è obeso, mentre in Lituania, rispettivamente solo l’8% e il 3,5%. Come noi, o peggio, stanno altri Paesi del Mediterraneo, quali Spagna e Grecia. E ancora una volta è una questione culturale».

Obesità nel bambino, il parere dell'esperto con il Prof Michele Carruba, farmacologo, nutrizionista

Se ne parla, ma il fenomeno continua a crescere: di questo passo, nel 2025, più del 12% dei bambini sarà obeso, con un incremento del 205%. Abbiamo, quindi, cercato di capirne di più grazie al professor Michele Carruba, farmacologo, nutrizionista e direttore del Centro di Ricerca e studio sull'obesità dell'Università di Milano. Secondo una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, nel nostro Paese, il 24% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso, e il 12% è obeso, con differenze sostanziali tra il Nord e il Sud: in Campania è obeso il 21%, contro il 6% della Valle d’Aosta.

Come si spiegano queste differenze? «L’obesità e il sovrappeso vanno di pari passo con la situazione economica e culturale: là dove ci sono basso reddito e bassa scolarizzazione, i chili crescono. Questo spiega anche un apparente paradosso, la maggioranza di obesi in campagna rispetto alla città. Il divario nord-sud si ripete anche su scala europea: nel nostro Paese circa il 27% dei bambini e il 25% delle bambini è obeso, mentre in Lituania, rispettivamente solo l’8% e il 3,5%. Come noi, o peggio, stanno altri Paesi del Mediterraneo, quali Spagna e Grecia.

E ancora una volta è una questione culturale». Quindi, i chili di troppo non sono solo legati alla predisposizione genetica? «Intendiamoci: un figlio di obesi è sicuramente predisposto a diventare tale, ma non si tratta di una condanna certa. Il ruolo principale viene giocato dallo stile di vita: chiaramente i genitori già in sovrappeso non sono un buon esempio e spesso impongono abitudini scorrette, che portano i piccoli all’eccesso ponderale. Studi su gemelli omozigoti figli di obesi, lo hanno dimostrato: il gemello cresciuto in una famiglia con un corretto rapporto con il cibo, non ha sviluppato l’obesità, a differenza del fratello, vissuto con i genitori».

È colpa della sovrabbondanza di cibo? «A determinare l’eccesso ponderale non è solo la quantità di alimenti assunti, ma anche la qualità. È meglio parlare di un eccesso di energia introdotta, rispetto a quanto se ne consuma. Ci possono, infatti, essere bambini che mangiano molto, ma consumano di più e altri che mangiano poco, ma consumano ancora meno e quindi ingrassano. Inoltre, assumere molti cibi sani, come frutta e verdura, non è certo paragonabile a un eccesso di grassi e zuccheri». Incide la mancanza di attività fisica... «Moltissimo: oggi i bambini non si muovono più. Mancano i cortili per giocare, passano almeno 6 ore sui banchi di scuola e mediamente altre 3 di fronte alla televisione. L’attività fisica è solo un ricordo e i chili che aumentano innescano un circolo vizioso: il bambino cicciottello si muove più lentamente, viene messo da parte nei giochi tra coetanei, consuma poca energia e finisce per ingrassare ulteriormente, senza dimenticare le ripercussioni psicologiche. E i piccoli obesi, lo saranno probabilmente anche da adulti».

Come si riconosce un bambino in sovrappeso e uno obeso? «Purtroppo non è facile, per chi non è medico. Non è come per gli adulti, per i quali è sufficiente misurare la circonferenza della vita. I bambini sono nella fase della crescita e dello sviluppo e per valutare la loro condizione serve un’accurata visita pediatrica, che valuti le curve di crescita. Le mamme, ancora oggi, tendono a vedere il bimbo robusto come il ritratto della salute, ma non è sempre così: non dimentichiamo che l’obesità è una vera malattia e che si traduce in un maggior rischio di sviluppare disturbi di altro tipo e di morire. Per questo voglio dire ai genitori: non valutate da soli le condizioni di vostro figlio. Se si muove poco ed è un po’ cicciottello, andate dal pediatra».

Come si rimedia ai chili di troppo dell’infanzia? «Per l’obesità e il sovrappeso infantili non esistono cure farmacologiche né regimi dietetici: è sufficiente la modifica dello stile di vita. Alcuni studi hanno dimostrato che spesso basta diminuire le ore di televisione a vantaggio del movimento. Tra l’altro, mi permetta, in questo modo si tiene il bambino lontano anche dalle sirene della pubblicità: il 37% deg l i spot trasmessi durante la fascia dedicata ai piccoli, riguardano alimenti, soprattutto snack. Si spingono i consumi di alcuni cibi, a discapito di altri (di solito quelli più sani), magari attraverso l’orribile abitudine di abbinare all’alimento gadget seriali: il bambino, che non ha ancora spirito critico, arriva a chiedere quel cibo anche se non lo apprezza, e le mamme lo concedono». Lei è anche Presidente della società che si occupa della refezione scolastica milanese.

Un ruolo importante anche per la lotta all’obesità infantile? «Certamente: come detto i bambini passano la maggior parte del loro tempo a scuola e hanno diritto a un pasto scientificamente corretto.

Quali consigli si sente di dare ai genitori? «Innanzitutto, le mamme devono imparare a non usare il cibo come gratificazione o punizione: vecchi adagi come “ti mando a letto senza cena” o “ se fai il bravo ti do la caramella” sono responsabili di condizionamenti del rapporto con il cibo, che durano tutta la vita. Ribadisco, inoltre, l’importanza dell’attività fisica: lo so, è uno sforzo anche per i genitori, perché oggi è spesso necessario che iscrivano il figlio a attività sportive organizzate, mancando gli spazi per il movimento libero e autonomo, ma si deve fare.

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