Lo storico conduttore Luciano Onder ci racconta come la salute può fare ancora notizia.

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Proprio per il motivo che spiegavo poc´anzi non mi è mai capitato. Anche quando sembrava che si fosse trovata la cura per il cancro, e molti erano pronti ad andare in massa a seguire chi lo aveva promesso, sono sempre stato attento a non illudere nessuno. Generare false speranze non è solo poco etico, ma può essere anche crudele. Già il malato ha una difficoltà psicologica per ciò che attraversa, non si può trattare con leggerezza e superficialità determinati argomenti.

Televisione e salute: un binomio che negli ultimi anni sembra proprio non avere rivali, arrivando a occupare una buona fetta degli indici di gradimento dei telespettatori italiani e del palinsesto di emittenti locali e nazionali.

Grazie all'ampia penetrazione tra la popolazione e al suo elevato potere persuasivo, sembra infatti che la televisione rappresenti il mezzo di comunicazione più adatto per un´efficace e ragionata diffusione della cultura del benessere e della prevenzione; un mezzo attraverso il quale giornalisti e divulgatori scientifici, ma anche medici e scienziati, possono entrare nelle case degli italiani da autentici "amici" e "consulenti di fiducia".

Pioniere del giornalismo medico-scientifico in Italia e precursore della divulgazione e promozione della salute attraverso la TV, Luciano Onder è il conduttore della storica rubrica del TG2 Medicina 33, la trasmissione più vecchia della RAI che lo scorso anno ha festeggiato i 30 anni di attività. E fu proprio Luciano Onder che, in un´intervista rilasciata a un noto portale italiano di salute mentale nel febbraio dello scorso anno, definì l´informazione medico-scientifica come «un vero e proprio settore della medicina moderna da cui possono dipendere la prevenzione, il benessere e il modo di curare le malattie». In quell´occasione Onder sostenne che «l´informazione deve sempre diventare strumento di educazione e produrre effetti pedagogici e più il cittadino è informato, più è in grado di controllare ciò che influenza la sua salute». Ma, al contempo, non evitò anche di lanciare un importante monito riguardo alla buona e alla cattiva informazione in campo medico, sottolineando che «la buona informazione contribuisce a fare buona medicina ed è utile al cittadino; la cattiva informazione aggrava i problemi e danneggia il cittadino».

E per suffragare le sue tesi, portò come esempio quanto dichiarato dallo scienziato americano Robert Gallo a Washington nel 1984 durante uno dei primi incontri mondiali sull´AIDS: «Alla domanda su come sarebbe stato possibile frenare la diffusione dell´epidemia, Gallo rispose che il controllo della nuova malattia sarebbe avvenuto attraverso metodi non strettamente medici e clinici, ma attraverso le informazioni date dai media e sostenne che tutto dipenderà dai giornalisti e il risultato ci sarà se faranno un´informazione corretta, utile al cittadino e non scandalistica».

 

Oltre agli impegni televisivi e alla partecipazione ai convegni, sappiamo che frequentemente aderisce a importanti campagne di prevenzione. Dove la potranno incontrare i nostri lettori?«Alla campagna Per il tuo cuore che termine rà il prossimo 14 febbraio, giorno di San Valentino, insieme al cardiologo Attilio Maseri, per coinvolgere le persone alla conoscenza delle malattie cardiovascolari»

 

Intervista a Luciano Onder

Quali difficoltà ha avuto e ha tuttora nel comunicare al grande pubblico la scienza medica, una disciplina davvero ostica per la maggioranza delle persone?

«Dall´informazione medico scientifica dipendono scelte e comportamenti per difendere la propria salute e per curarsi. Ho sempre presente il valore etico di ciò che trattiamo: sulla base di ciò che scegliamo di occuparci in trasmissione possono dipendere scelte come quella di fare prevenzione o, magari, di optare se operarsi e dove. Grande è la soddisfazione di realizzare un programma utile al cittadino. Mai mi stancherò di ripetere che una buona e corretta informazione fa buona medicina, diversamente da un´informazione strillata e sgangherata che fa pessima medicina».

Luciano Onder e la tv

Basta navigare in Internet e leggere in molti forum o blog per apprendere come diverse persone scrivano di aver seguito la trasmissione e, grazie alle informazioni apprese, aver cominciato a preoccuparsi della prevenzione o preso spunti per interventi risolutivi. «A questo proposito mi ritorna sempre in mente la campagna sull´AIDS: non morire per ignoranza - se la conosci la eviti! La conoscenza è la prima arma che abbiamo contro la malattia. Anche regole semplici, come lavarsi le mani per evitare di diffondere virus, sono fondamentali per tutti».

Come è riuscito a coniugare il ruolo di giornalista con quello di comunicatore scientifico? «Ho mantenuto la mentalità dell´educatore. Sono, infatti, un ex professore d´italiano (per circa 10 anni, ndr) e ho voluto mantenere la mentalità dell´insegnante. Conoscere bene l´italiano, i termini, i concetti, le parole ci porta a capire i significati di ciò che un luminare della medicina ci indica, e un domani aiuta a difenderci dalle incomprensioni. Per questo, l´informazione ha un ruolo importantissimo e il conduttore, soprattutto televisivo, deve ricoprire il ruolo dell´educatore». Negli ultimi tempi il ruolo del medico è molto cambiato, soprattutto agli occhi del grande pubblico. Cosa manca al rapporto medico-paziente oggi e quali possono essere le ricette per migliorare le relazioni? «Il medico ha capito che deve essere non solo bravo nel sapere, ma deve anche spiegare e comunicare al paziente. Lo deve accompagnare, deve fargli capire l´importanza della prevenzione e delle cure. Spesso partecipo a convegni e a congressi con specialisti, ai comitati di bioetica. Posso dire con tranquillità che questa coscienza da parte di tanti bravi medici c´è, ed è sempre più ricercata».

I media si sono scatenati soprattutto su fatti di cronaca recentemente avvenuti e che hanno riempito le pagine dei giornali. Ultimamente anche una fiction ha creato ulteriori attriti... «Personalmente non ho mai avuto di questi problemi. Mi rivolgo a grandi ospedali e a primari celebri per la loro bravura e capacità. In generale voglio aggiungere che la categoria dei medici con cui mi sono sempre confrontato è competente e preparata. Nel caso eclatante del Santa Rita il problema, se andiamo ad approfondire, è stato più nella gestione da parte degli amministrativi che, non lo nego, hanno in alcuni casi colpevolmente moltiplicato i problemi o addirittura messo in piedi vere e proprie truffe.

Capisco lo choc da parte dei cittadini. Ma sarà la magistratura a completare le indagini e a punire chi si è macchiato di crimini così efferati. In ultima analisi non bisogna dimenticare la ricerca, dannosa e che ho sempre voluto evitare, di scoop o di sensazionalismo su queste vicende da parte dei colleghi giornalisti». Spesso quando si trattano determinati argomenti c´è il rischio che il grande pubblico si allarmi o vada in agitazione.

Le è mai capitato? E come si è comportato a riguardo? «Proprio per il motivo che spiegavo poc´anzi non mi è mai capitato. Anche quando sembrava che si fosse trovata la cura per il cancro, e molti erano pronti ad andare in massa a seguire chi lo aveva promesso, sono sempre stato attento a non illudere nessuno. Generare false speranze non è solo poco etico, ma può essere anche crudele. Già il malato ha una difficoltà psicologica per ciò che attraversa, non si può trattare con leggerezza e superficialità determinati argomenti. La televisione di servizio, a mio parere, deve pensare a fornire strumenti per avvicinare il grande pubblico alla medicina e permettergli di acquisire informazioni utili».

Riguardo ai contenuti, quali temi riscuotono maggiore interesse? «Ovviamente temi che possono essere trattati con più facilità, per esempio l´ipertensione o tutte le informazioni sulle diagnosi precoci, o che diano indicazioni semplici e precise al pubblico, tipo che non si debba trascurare il fatto di riscontrare sangue nelle urine o che si debba fare un controllo della prostata dopo i cinquant´anni. I tempi televisivi determinano scelte, soprattutto da parte del pubblico, che suscitano immediato interesse. Poi, magari, si va ad approfondire la conoscenza su internet o presso altri mezzi di comunicazione. O facendosi visitare da uno specialista».

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