Lo sport può cambiare il mondo, intervista al campione mondiale Alberto Tomba

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Era arrivato il momento di cambiare. Di cercare nuovi stimoli, sempre nello sport, ma in maniera più umanamente gratificante. È per questo che mi sono ritirato. Ma solo dalle competizioni ufficiali. Dalla neve, dallo sport, quello no. Mai». Qualcuno ha detto che lei non è mai diventato uno sciatore, perché è nato che lo era già.

Corretta alimentazione e costante allenamento (possibilmente all´aria aperta). È questa la ricetta di Alberto Tomba per mantenersi in forma. Il grande campione italiano riflette sui benefici che si possono trarre dalla pratica sportiva. Benessere fisico. e soprattutto mentale.

Un campione resta sempre un campione. Anche quando si ritira dalle competizioni. L´impulso a conquistare il traguardo non viene mai meno. Alberto Tomba ce l´aveva sulle piste da sci e continua ad avercelo oggi nella vita di tutti i giorni. Lo si capisce dalle scelte che ha fatto, come quella di essere uno dei grandi campioni fondatori della Laureus Academy & Sport For Good Foundation, associazione no profit che aiuta, attraverso lo sport, le comunità più disagiate in giro per il mondo.

Quotidianamente, a sostegno di una forma fisica impeccabile e di una effervescente vitalità che gli permette di viaggiare ancora molto per affrontare i suoi numerosi impegni, il campione italiano segue un´alimentazione equilibrata e una regolare attività sportiva. Corsa all´aria aperta d´estate, nuoto in piscina d´inverno e una dieta tipicamente mediterranea. Sono questi semplici gesti quotidiani i "segreti" di Alberto Tomba (la sua «manutenzione ordinaria», come lui stesso racconta) per mantenere il suo fisico sempre al top.

Lo sport per lui è fonte di energia e valvola di sfogo. Una sorta di migliore amico per la vita, da cui non potrebbe mai separarsi.

Lo Sport secondo Alberto Tomba, intervista Esclusiva

Cosa rappresentava per lei lo sport prima del ritiro? E cosa rappresenta oggi? «Lo sport per me è la vita. In generale anche oggi, quando devo risolvere un problema, faccio sempre sport. È una valvola di sfogo ma anche una fonte di energia. Lo è per molti. Per tutti quelli che incontro a fare jogging o in bici. Li vedi in completa sintonia mente-corpo. È una sensazione impagabile, che ti rimette in contatto con la natura e con te stesso». Dopo il suo ritiro dalle gare ufficiali come fa a mantenersi in forma? «Continuo a praticare tanto sport, prediligo la corsa, soprattutto all´aperto, a cui mi dedico appena arriva la primavera, e poi il nuoto in piscina, ma anche in mare, che aiuta a liberarsi dai liquidi in eccesso e fa benissimo alla pelle.

In pratica cerco di dedicare allo sport un´ora al giorno, per stimolare non solo i muscoli ma anche l´apparato respiratorio e circolatorio. Insomma, manutenzione ordinaria». Ci sono esercizi che esegue quotidianamente? «La corsa all´aria aperta, soprattutto in mezzo al verde, sia per una questione di ossigenazione che per il terreno: non è duro come l´asfalto e ha un impatto più morbido. Poi nuoto, comincio con stile libero, aumentando gradatamente le vasche, poi passo ad altri stili più impegnativi che mi permettono di stimolare tutti i muscoli. Il nuoto è lo sport più completo e l´acqua diminuisce il peso specifico del corpo, garantendo prestazioni che non affaticano le articolazioni.

Un allenamento mutuato da quando gareggiavo è quello sui pattini in linea, fantastici per migliorare l´equilibrio. Se capita, poi, mi piace giocare a tennis, andare in canoa, ma anche pallacanestro e pallavolo mi divertono, perché sono giochi di squadra. Anni fa giocavo anche a golf con discreti risultati, ma è uno sport troppo statico per me, forse tra qualche anno riprenderò, ma per ora prediligo gli sport più "movimentati"». Che alimentazione seguiva durante gli allenamenti, prima del suo ritiro dalle gare? «Un´alimentazione più calorica, per sopportare lo stress di lunghi allenamenti. Avevo una maggior massa muscolare, ma anche la parte grassa non scherzava, perché con gli sci lunghi di allora il peso era una componente importante nella gestione del movimento. E poi proteine per i muscoli e carboidrati per l´energia».

E che dieta segue oggi?«La parola dieta io non la intendo in senso di privazione e dimagrimento ma, come i greci, la considero sinonimo di stile di vita o modo di vivere, in questo caso, di alimentazione. Credo che, se valutiamo le reazioni del nostro corpo, tutti noi capiamo quali alimenti ci disturbano, quali ci danno energia, ci rilassano o ci stimolano. Io cerco di nutrirmi nel modo più vario, ma con moderazione. Alla mattina faccio una colazione con frutta, cereali, un po´ di carboidrati, ma non mi faccio mancare il caffè, da buon italiano, anche se mi limito ad un paio di tazzine al giorno. Se mi viene fame tra un pasto e l´altro faccio uno spuntino a base di frutta o una buona spremuta di arance e pompelmo. A pranzo prediligo carboidrati, che non mescolo con la carne, ma piuttosto con le verdure.

Ed alla sera proteine, meglio se di carne bianca o di pesce, che cerco di mangiare almeno 3-4 volte la settimana, prediligendo quello di piccola dimensione, che ha più omega3 e, nel caso, meno mercurio. A fine pasto poi, un po´ di frutta e verso l´estate, se capita, anche un gelato leggero. E come condimento olio extra-vergine di oliva di qualità e parmigiano reggiano.

Poco sale e tanta acqua fuori pasto. Non è che abbia inventato niente, è una dieta piuttosto mediterranea, con molta attenzione a come mi sento e, se mi capita di esagerare, il pasto successivo lo tengo più leggero. Insomma cerco di prendermi cura di me attraverso il cibo, come suggeriva Ippocrate: "fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo"». Cosa faceva prima di una gara per trovare la concentrazione?«Cercavo di svuotare la mente da tutto. Bevevo un po´ di the caldo, pensavo alla ricognizione della mattina.

Guardavo il traguardo e vedevo il gradino più alto del podio». Pensa che lo sport, agonistico e non, possa cambiare la vita di un individuo? «Assolutamente sì, soprattutto per i più piccoli. Lo sport è scuola di vita. Insegna i valori della correttezza, della lealtà e il rispetto per tutti, anche per l´avversario. Sono lezioni utili nella vita di tutti i giorni.

Pensiamo al gioco di squadra, dove spesso ti sacrifichi per raggiungere l´obiettivo comune. Non è forse l´esempio di un team di lavoro? Oppure il sacrificio, la determinazione, i duri allenamenti che ti portano a perseguire l´obiettivo sportivo, esattamente lo stesso iter che da adulto ti trovi ad affrontare nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Oppure per la riabilitazione di chi ha subito un trauma psicologico, ma anche di chi ha commesso un crimine.

Lo sport può essere anche la strada che si persegue per unire popoli che sono divisi dall´odio e da guerre fratricide. A questo proposito, sono membro fondatore della Laureus Academy & Sport For Good Foundation, insieme a più di 40 campioni internazionali di ogni sport come Nadia Comaneci, Michael Johnson, Boris Becker, Giacomo Agostini, il cui spirito e obiettivo è proprio quello di portare lo sport dove ci sono problemi di ordine sociale ed economico, di droga, di delinquenza minorile.

Attraverso la presenza di grandi esempi dello sport mondiale, cerchiamo di avviare allo sport chi ha perso speranza, amici, famiglia, e li vediamo rinascere, sorridere, sperare nuovamente. È stato Nelson Mandela, nella prima riunione dell´Academy, a fornirci il motto che abbiamo fatto nostro: "Sport can change the World". Lo sport può cambiare il mondo. In meglio aggiungerei. Io ci credo».

Cosa spinge e alimenta la volontà di uno sportivo nel tentativo di arrivare primo? «Lo spirito competitivo è in ognuno di noi, ma in modo diverso. Alcuni ne hanno tanto e allora si votano alla competizione. Lo vedi in certi campioni. Io ne sono sicuramente un esempio. Ma anche Michael Jordan, Valentino Rossi, e alcuni altri. Lo spirito competitivo ti sprona a superare qualsiasi ostacolo, proiettandoti verso la vittoria. Certo, abbiamo anche una buona dose di sportività e sappiamo che l´importante è comunque partecipare. Ma vincere, beh, vincere è un´altra cosa».

Se non avesse potuto praticare lo sci, quale altro sport avrebbe scelto? «Ho cominciato con lo sci nautico da piccolissimo. Papà mi portava al mare insieme a mio fratello Marco e ci metteva sugli sci, poi, quasi contemporaneamente, sono passato alla neve.

Mi piaceva anche il motocross e anche con il tennis non scherzavo. Recentemente ho giocato qualche set con Boris Beker per un evento benefico e mi ha fatto i suoi complimenti... chissà forse ho un futuro da senior». Lo scorso ottobre è uscita la sua prima biografia ufficiale, scritta con l´aiuto della giornalista sportiva Lucilla Granata ed edito da Sperling & Kupfer per la sezione "I fuoriclasse", come è stata l´esperienza da scrittore? «Quello della biografia era un progetto che accarezzavo da tempo. Poi è arrivato il 2008, un anno di celebrazioni, a 20 anni dalle prime medaglie olimpiche di Calgary 1988, e a dieci anni dal ritiro, dopo la vittoriosa gara di Crans Montana a Marzo 1998.

Ho sentito che era l´anno giusto per festeggiare con la biografia. È stata un´esperienza fantastica: ho ripercorso la mia carriera non da protagonista, ma da spettatore come tutti gli altri. Rivedendo le gare registrate, rileggendo gli articoli di giornale che non avevo mai visto. E la risposta del pubblico è stata incredibile: 15.000 copie vendute sino ad oggi, terza ristampa (un record per un libro sportivo) e soprattutto una valanga di lettere e mail in cui la gente mi ringrazia per le emozioni che ho fatto rivivere attraverso questo libro. Una grandissima soddisfazione, un libro mio, diretto, semplice, che parla di me, niente filtri, niente interpretazioni, solo sincerità e sport al 100%».

Qual è il ricordo legato alla sua prima vittoria? «Non ci credi. Poi ci credi. Poi festeggi. E poi non vedi l´ora di riprovare quell´incredibile emozione. Non è un punto di arrivo, da lì parte tutto: le conquiste, le sconfitte, tutto». Provi a descriverci il suo stato d´animo il giorno in cui ha annunciato il ritiro dalle gare.«Sono arrivato al ritiro dopo 12 anni di carriera agonistica incredibile.

Ho vinto Ori e Argenti Olimpici e Mondiali, Coppe del Mondo di specialità e generale. Molti gli obiettivi che mi ero prefissato erano raggiunti. Dall´altra parte ero sottoposto ad una pressione dei media che non riuscivo più a sopportare. Il mio carattere spontaneo, le mie dichiarazioni dirette, spesso troppo sincere, venivano travisate, sfruttate, sezionate ed interpretate a piacere.

Ero continuamente sotto i riflettori di una stampa che non mi piaceva e non mi interessava. Lo spirito sportivo a cui mi ero dedicato era sempre più in secondo piano. In una parola non mi divertivo più.

Era arrivato il momento di cambiare. Di cercare nuovi stimoli, sempre nello sport, ma in maniera più umanamente gratificante. È per questo che mi sono ritirato. Ma solo dalle competizioni ufficiali. Dalla neve, dallo sport, quello no. Mai». Qualcuno ha detto che lei non è mai diventato uno sciatore, perché è nato che lo era già.

Lo pensa anche lei? «Penso che ogni persona abbia un destino già segnato. Quando scopri qual è ci devi lavorare comunque su, ma buona parte della strada è già fatta. Io credo di aver avuto la fortuna di incontrare prestissimo il mio destino. Forse non appena nato, ma sicuramente intorno ai cinque anni».

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