Tunnel Carpale, il parere dell'esperto Prof Marco Lanzetta

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La terapia è solo chirurgica? «No. La cosa fondamentale è data dall'insorgenza della sintomatologia, poiché il nervo può essere adeguatamente controllato anche con misure non chirurgiche, in particolar modo se la storia clinica del paziente ha una durata inferiore ai 2 o 3 mesi

Tante le possibilità di intervento sulle nostre mani. oggi si possono risolvere problemi come la sindrome del tunnel carpale e l’artrosi, ci spiega Marco Lanzetta. unico italiano all’interno di un’equipe che in francia nel 1998 effettuò il primo trapianto di mano

Si narra che il primo trapianto di un arto fu effettuato dai Santi Cosma e Damiano in epoca romana. Secondo la leggenda, la gamba di un uomo etiope sbranato dai leoni del circo fu trapiantata infatti su un uomo bianco durante il sonno. A raccontare questa storia antica di millenni è il professore Marco Lanzetta, l'uomo che nel 1998 effettuò a Lione (Francia) il primo trapianto di mano al mondo. Lo abbiamo incontrato presso l'Istituto Italiano di Chirurgia della Mano diMonza (Milano) da lui diretto, un moderno centro di diagnosi, cura e riabilitazione delle malattie e dei traumi dell'arto superiore.

«L'idea di trapiantare un arto da un cadavere è fuoriuscita dalmito ed è diventata realtà quando alcuni professionisti si incontrarono e iniziarono a pensare come poter realizzare un simile intervento chirurgico», racconta il professore Marco Lanzetta. «Il trapianto fu realizzato il 23 settembre 1998 da un'equipe internazionale di cui io ero l'unico componente italiano.Tutto sembrò andare per il verso giusto fino a quando poco più di due anni dopo si registrò l'insuccesso, dovuto alla mancata collaborazione del paziente che a un certo punto del decorso post-operatorio interruppe la terapia anti-rigetto. Dovemmo così procedere alla reamputazione dell'arto», tiene a precisare il noto microchirurgo.

 

«la sindrome del tunnel carpale colpisce soprattutto le donne in gravidanza e in menopausa. ma anche persone che lavorano all’interno di catene di montaggio» .

 

Tunnel Carpale e dolori alle articolazioni, ne parliamo con il Prof Lanzetta

«Nonostante questo è stato però importante rompere il ghiaccio poiché questo intervento ha aperto la strada a tantissimi trapianti di mano, di faccia, di gamba, di ginocchio, di utero e di laringe. Attualmente si registrano oltre 150 trapianti compositi di organi non vitali in vari Paesi del mondo con elevate percentuali di successo. Noi italiani abbiamo una casistica che, seppur limitata, è tra le più elevate al mondo: io stesso ho realizzato cinque interventi, due dei quali in Francia e tre in Italia.

Sempre noi italiani siamo i depositari del Registro mondiale dei trapianti con cui gestiamo un database internazionale che comprende tutti i centri che utilizzano questo tipo di chirurgia».Gli chiediamo a questo punto quale sarà la prossima frontiera da raggiungere. «Sicuramente quella dei trapianti dimano per le anomalie di tipo congenito e, quindi, per tutti coloro che nascono senza mani o senza gambe». E per quanto riguarda la sua normale attività clinica, quali sono attualmente le patologie più frequenti che si trova a trattare? «In pratica, tutto ciò che riguarda l'ortopedia, la plastica e la microchirurgia della mano.

Negli ultimi tempi ci dedichiamomolto anche alle patologie dell'anziano, più in particolare l'artrosi delle mani, in quanto abbiamo sviluppato dei protocolli attraverso i quali riusciamo a dare delle risposte mirate e personalizzate. Un altro campo su cui stiamo lavorando è quello delle malformazioni congenite e, naturalmente, ci occupiamo anche di patologieminori, quali la Sindrome del tunnel carpale, le dita a scatto, le tendiniti o le fratture. Esistono infine tematiche un po' più e articolate come le ricostruzioni posttraumatiche che richiedono tutta una serie di problematiche e un'accurata programmazione». Sicuramente la Sindromedel tunnel carpale è una patologia molto frequente nei pazienti italiani.

Cosa ci può dire in merito? «Questa patologia colpisce prevalentemente il sesso femminile, soprattutto le donne in gravidanza e in menopausa. Sono in continuo aumento anche quelle di origine professionale che colpiscono per lo più le persone che lavorano su catene dimontaggio o che eseguono movimenti ripetitivi per molte ore al giorno. In questo caso, infatti, il nervo mediano viene sollecitato meccanicamente con trazioni che ne ispessiscono la guaina e lo sottopongono conseguentemente a compressione.

La sintomatologia è quella propria della compressione di un nervo mi-sto in cui coesistono fibre sensitive e fibre motorie: oltre al dolore, vi sono problemi di conduzione di sensibilità con parestesie e formicolii, e, in fase tardiva, paralisi dei muscoli che fanno opporre le dita. La sintomatologia è solita manifestarsi soprattutto durante le prime ore della notte: tipico è infatti il risveglio notturno con pollice, indice e medio addormentati e informicolati».

La terapia è solo chirurgica? «No. La cosa fondamentale è data dall'insorgenza della sintomatologia, poiché il nervo può essere adeguatamente controllato anche con misure non chirurgiche, in particolar modo se la storia clinica del paziente ha una durata inferiore ai 2 o 3 mesi. È possibile infatti utilizzare un tutore da indossare durante la notte ed effettuare delle infiltrazioni locali di steroidi e cortisonici. Oltre i 3 mesi le percentuali di successo con altri trattamenti che non siano chirurgici sono davvero limitate. In questo caso si consiglia quindi l'intervento, un trattamento del tutto risolutivo assai semplice fatto in anestesia locale e in regime ambulatoriale. Io consiglio sempre di prestare la massima attenzione a ciò che succede alle proprie mani e, qualora si dovesse avvertire una sintomatologia di tipo ripetitivo e persistente, è bene rivolgersi immediatamente a un chirurgo della mano».

Professor Lanzetta, è vero che la Sindrome del tunnel carpale, dopo l’artrosi è la malattia più frequente della mano? «Esattamente. È seconda solo all'artrosi, un disturbo che in realtà non è una malattia, ma un evento assolutamente inevitabile, causato soprattutto dall'usura nel tempo delle cartilagini articolari che, in alcuni casi, può essere addirittura accelerata a causa di una predisposizione di tipo famigliare. L'approccio all'artrosi non corrisponde a un unico protocollo, ma al contrario prevede un approccio a 360°, coordinato dal chirurgo. L'importante è cercare di selezionare il trattamento più adatto per ogni singolo paziente. Si agisce cercando di difendere le strutture che, più di altre, vengono usurate dal tempo, ossia le cartilagini articolari.

Non sempre si tratta di una difesa locale meccanica ma può anche trattarsi di una difesa sistemica, andando a regolare particolarimeccanismi che incidono indirettamente sulle cartilagini o sulla sintomatologia». Lei è unmedicomolto noto, eppure non ha perso la sua semplicità, la sua umiltà e la sua disponibilità verso gli altri.

È cambiato qualcosa nel rapporto con i pazienti? «Assolutamente no e, al contrario, è migliorato, forse anche perché con il passare del tempo si diventa più saggi e più pazienti, e aumenta soprattutto la voglia di ascoltare e discutere. Il lavoro del chirurgo è estremamente interessante,ma è anche estremamente difficile poiché non è possibile in alcun modo barare o nascondere gli insuccessi. Le mani - e il lavoro del chirurgo delle mani - sono sotto gli occhi di tutti. Nel mio caso bisogna sempre dare il massimo e sempre il meglio di se stessi».

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