Osteoporosi: troppi pazienti senza esenzione, intervista al professor Andrea Giustina, Ordinario di Endocrinologia

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Il professor Andrea Giustina, Ordinario di Endocrinologia- Università degli Studi di Brescia – Copresidente del Meeting Skeletal Endocrinology. L’osteoporosi è una malattia spesso sottovalutata. Alcuni la considerano addirittura un evento fisiologico che, ad una certa età, interessa soprattutto il sesso femminile: la donna invecchia, perde massa ossea e va incontro a fratture.

“Non è così. Dobbiamo sfatare queste convinzioni, avvalendoci di dati epidemiologici che evidenziano due aspetti che, a mio parere, sono utili a comprendere il problema– spiega il professor Giustina. Infatti, se, da un lato, vi sono persone anziane che non soffrono di osteoporosi, dall’altro assistiamo ad un aumento significativo della percentuale di individui con età compresa tra i 50 e i 60 anni che presentano elevatissime perdite di massa ossea, causa di continue e invalidanti fratture. Ed è su questi soggetti relativamente “giovani” che dobbiamo concentrarci – senza, ovviamente, trascurare chi ha l’osteoporosi in età avanzata – perché la loro condizione, oltre ad essere invalidante e causare costi umani e sociali notevoli, costituisce anche un peso enorme in termini di spesa per il Servizio sanitario nazionale perché vi è un altissimo rischio di invalidità che si protrae per molti anni”.
Impossibile pensare che queste persone non siano “veri malati”. Eppure, anche a fronte di una diagnosi di osteoporosi severa, non è previsto per questi pazienti l’esenzione dal ticket per patologia. “Questo, malgrado debbano ricorrere con frequenza ad esami diagnostici impegnativi quali la MOC, necessari per capire se la terapia farmacologica fa migliorare la massa ossea; e malgrado abbiano bisogno di aiuti anche di tipo assistenziale legati all’invalidità causata dall’osteoporosi severa – continua Giustina. Insomma, per loro serve un approccio multidisciplinare che è costoso, anche economicamente. Ma non è solo questo. Ritengo che riconoscere l’esenzione per patologia serva anche sotto il profilo clinico: il mancato riconoscimento rischia di invalidare anche il ruolo dello specialista che, al momento della comunicazione della diagnosi, mette in evidenza la gravità della situazione. Una gravità che risulta, in qualche modo, “non avallata” dalle regole del servizio sanitario”.


Dunque, esenzione per patologia in caso di diagnosi di osteoporosi severa, ma anche la garanzia che i pazienti possano rivolgersi a Centri clinici dedicati all’osteoporosi in cui gli specialisti siano in grado di valutare le molte esigenze cui vanno incontro questi pazienti. L’aspetto positivo di una situazione che ha ancora zone d’ombra è che la ricerca clinica e quella biologica hanno portato a sintetizzare molecole di provata efficacia nella prevenzione delle fratture. Ricordiamo i bifosfonati, ma anche la terapia anabolica con paratormone.


Dal professor Andrea Giustina un grido d’allarme: “I farmaci ci sono, ma non per tutti. Sì, perché possono essere prescritti a carico del Servizio sanitario nazionale (dunque, il paziente deve solo pagare il ticket) solo se lapersona ha già subito una frattura. Insomma, viene garantita una “prevenzione terziaria” quando ci sono le condizioni per avere ottimi risultati dalla “secondaria” (ovvero, prevenire le fratture dopo la diagnosi di osteoporosi), con l’ambizione di incidere anche sulla “primaria” invitando tutti a corretti stili di vita che limitino la perdita di massa ossea in età non più giovane”.


Sono ancora molte le persone che non hanno accesso gratuito ad una terapia che costa mediamente 600 euro l’anno. Non è così per chi è sottoposto a terapia cronica con cortisone (bifosfonati): grazie all’impegno del GIOSEG (gruppo di studio italiano su ormoni ed osso che si avvale della collaborazione e del contributo dei principali specialisti a livello internazionale)a questi pazienti possono essere prescritti i farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale, anche se non sono ancora andati incontro a fratture legate alla patologia. Farmaci gratuiti anche per chi ha valori della MOC (mineralometria ossea computerizzata) molto compromessi. Ma si tratta di casi sporadici.


Il gruppo di lavoro del GIOSEG ha, dunque, raggiunto un importante obiettivo che è importante sia sotto il profilo assistenziale sia sotto quello clinico. “Ma stiamo già lavorando per altri traguardi – conclude Giustina -.. Da meno di un anno, infatti, è disponibile un farmaco biologico (denosumab) approvato per la terapia dell’osteoporosi. Ma le note di utilizzo sono molto restrittive, tant’è che la molecola può essere prescritta gratuitamente solo a persone che abbiano compiuto i 70 anni di età e che abbiano già subito una frattura. Questo malgrado i dati epidemiologici che dimostrano come le osteoporosi severe colpiscano in modo importante anche soggetti “giovani”.


Il criterio dell’età resta indigesto sia al clinico sia al paziente. L’augurio è che, dopo la fase iniziale di assunzione della molecola e valutati gli effetti positivi della terapia, possa esserci un’apertura dell’autorità regolatoria”.

 

per info

Daniele Romano giornalista scientifico

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