Neoplasia al Seno, il futuro è già realtà

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Abbiamo incontrato il Professore Stefano Cascinu, Direttore della Clinica di Oncologia Medica degli Ospedali Riuniti di Ancona e il Dottor Nicola Battelli, Dirigente Medico presso la stessa struttura, per capire cosa è veramente cambiato negli ultimi anni nel trattamento del tumore alla mammella Professor Cascinu, come è cambiata negli ultimi anni la prognosi delle donne con diagnosi di neoplasia mammaria?

La ricerca ha fatto grandissimi passi avanti nella cura dei tumori. in particolare per quanto riguarda il tumore al seno: oggi l’80% delle donne malate ha la possibilità di guarire. Ci spiegano come il professor Stefano Cascinu e il Dottor Nicola Battelli

La neoplasia mammaria è il tumore più frequente nel sesso femminile e la sua incidenza negli ultimi 20 anni è aumentata soprattutto nei paesi industrializzati. Sono aumentate però anche le possibilità di guarigione, grazie alla ricerca e all’utilizzo di nuovi farmaci.

Abbiamo incontrato il Professore Stefano Cascinu, Direttore della Clinica di Oncologia Medica degli Ospedali Riuniti di Ancona e il Dottor Nicola Battelli, Dirigente Medico presso la stessa struttura, per capire cosa è veramente cambiato negli ultimi anni nel trattamento del tumore alla mammella Professor Cascinu, come è cambiata negli ultimi anni la prognosi delle donne con diagnosi di neoplasia mammaria?

«Nonostante l’aumento delle donne colpite negli ultimi anni, la mortalità si è sensibilmente ridotta grazie alla diagnosi precoce mammografica e alla introduzione di terapie mediche “precauzionali”, che chiamiamo adiuvanti, sempre più efficaci e mirate alla singola paziente.

Lo screening mammografico dovrebbe essere effettuato ogni 12-18 mesi tra i 40 e i 50 anni e annualmente dopo i 50 anni, sempre associato alla auto palpazione che dovrebbe iniziare già dalla giovane età. Una maggiore attenzione va riservata alle famiglie con casi di neoplasia mammaria ereditaria ove siano state dimostrate alterazioni genetiche del BRCA1 e BRCA2.

 

È IMPORTANTE AUTOPALPARSI L'autopalpazione è una tecnica che consente alla donna di individuare le trasformazioni del proprio seno. Una volta al mese è consigliabile che ogni donna si metta davanti allo specchio per osservare le proprie mammelle. Bisogna stare attenti a eventuali affossamenti o raggrinzimenti della pelle. Anche il capezzolo non dovrebbe avere retrazioni o sporgenze irregolari. Dopo essersi attentamente guardate, è possibile passare alla palpazione: meglio eseguirla in posizione supina e con una mano dietro la nuca. Con l'altra mano, a dita distese e ravvicinate, bisogna palpare la mammella opposta, con pressione leggera e movimento rotatorio di scorrimento della pelle sulla ghiandola sottostante. Così è possibile apprezzare la superficie del tessuto ghiandolare, che si presenta granulare nelle donne giovani, per diventare sempre più liscia e omogenea con il passare degli anni.

 

In questi casi è suggeribile iniziare precocemente i controlli strumentali utilizzando anche la Risonanza Magnetica mammaria che è in grado di individuare, soprattutto nei seni giovani e densi, un numero maggiore di neoplasie rispetto alla mammografia. Grazie alla diagnosi precoce e all’utilizzo di terapie mediche post chirurgiche siamo riusciti a modificare in molti casi la storia naturale di questa malattia. Oggi possiamo affermare con orgoglio, grazie anche ad unlaborioso impegno multidisciplinare, che l’80% dei nuovi casi di tumore della mammella è guaribile. Va comunque ricordato che questa malattia è estremamente eterogenea e comprende sottotipi così diversi da modificare la prognosi e la stessa terapia medica».

Parere dell'Esperto in Neoplasia al Seno

Dottor Battelli, i tumori della mammella sono tutti uguali o presentano caratteristiche diverse? «Il tumore al seno può avere comportamenti molto diversi. È come se potesse indossare “vestiti” diversi in grado di renderlo più o meno aggressivo e invasivo. Questi “vestiti” altro non sono che i recettori. I più importanti “vestiti-recettori” conosciuti sono tre: per gli estrogeni, per il progesterone e per l’HER2. Si possono, così, identificare tre distinti sottogruppi che avranno anche differenti trattamenti: il sottogruppo dei tumori con recettori estrogenici e/o progestinici positivi (65 % dei casi); il sottogruppo dei tumori con HER2 positivi (20% dei casi); il sottogruppo dei tumori “triplo-negativi” (assenza dei recettori estrogenici, progestinici e dell’HER2)(15% dei casi)».

Ci sono, quindi, dottor Battelli, scelte terapeutiche più adatte per ogni sottotipo cosicché ogni donna con tumore al seno riceverà la terapia più mirata ed efficace? «I tumori che presentano i recettori estrogenici e/o progestinici, che sono quelli a migliore prognosi, verranno trattati con terapie ormonali, eventualmente aggiungendo la chemioterapia solo in caso di rischio elevato di ripresa di malattia. La terapia ormonale può utilizzare il più conosciuto farmaco anti estrogeno, Tamoxifen, o avvalersi di nuovi farmaci come gli inibitori dell’Aromatasi quali il Letrozolo, l’Anastrozolo e l’Exemestane. Questi farmaci sono generalmente più sicuri rispetto al Tamoxifen non aumentando il rischio del tumore all’utero (il più temibile effetto collaterale del tamoxifen) e hanno dimostrato un aumento della sopravvivenza libera da malattia nella donna in menopausa.

Sono in corso sperimentazioni anche nelle donne in pre menopausa per dimostrarne l’efficacia. Il sottogruppo dei tumori HER2 positivi avrebbe un andamento meno favorevole rispetto al precedente ma grazie alla scoperta di un nuovo farmaco selettivo per l’HER2 la sua prognosi è migliorata notevolmente. Questo nuovo farmaco è un anticorpo monoclonale chiamato Trastuzumab ed è in grado di legarsi alla sola cellula tumorale uccidendola e risparmiando così la cellula sana.

Associando il Trastuzumab alla chemioterapia si ottengono percentuali di guarigioni molto elevate. Purtroppo questa combinazione terapeutica può essere utilizzata solo in questo specifico sottogruppo che rappresenta, come già detto, il 20% di tutte le neoplasie mammarie. Per queste pazienti i risultati sono veramente eccezionali con pochissimi effetti collaterali legati all’utilizzo di questo anticorpo.

L’ultimo sottogruppo, quello dei tumori “triplo-negativi” ha, purtroppo, la peggiore prognosi avendo come unico possibile trattamento post chirurgico la chemioterapia. Questo gruppo di tumori è oggi molto studiato e si stanno sperimentando trattamenti chemioterapici innovativi associati a nuovi farmaci a bersaglio molecolare. Uno di questi farmaci è il Bevacizumab che è un anticorpo monoclonale in grado di inibire il VEGF e cioè bloccare la formazione di nuovi piccoli vasi sanguigni (neo angiogenesi) necessari al tumore per sopravvivere e crescere».

Dottor Battelli, ha parlato più volte di nuovi farmaci ma poco di chemioterapia. Quindi qualcosa è cambiato nella cura dei tumori? «Anche le chemioterapie sono cambiate negli ultimi 10 anni, ma la rivoluzione in campo terapeutico in effetti, l’abbiamo avuta con l’introduzione di nuovi farmaci a bersaglio molecolare, cioè medicinali che, come dicevo prima, colpiscono solo le cellule malate che possiedono quella determinata caratteristica biologica. In altre parole, grazie al fondamentale apporto dell’anatomo patologo che ci identifica, sul tumore, quelle caratteristiche biologiche che cerchiamo di colpire e neutralizzare, riusciamo ad intervenire utilizzando farmaci che bloccano solo le cellule che possiedono quella particolare alterazione dando pochi effetti collaterali e grandi risultati.

Nel tumore della mammella, ma anche nelle neoplasie del colon-retto e del polmone, sono state utilizzate con grande successo terapie a bersaglio molecolare che ci hanno permesso di migliorare e aumentare notevolmente la sopravvivenza». Professor Cascinu, la ricerca in campo oncologico come prosegue? «La ricerca in campo oncologico si sta sempre più orientando all’individuazione di “bersagli molecolari” ove poter intervenire con trattamenti specifici in grado di ottenere grandi risultati e soprattutto, come già detto, pochi effetti collaterali. Nel tumore della mammella oltre al Trastuzumab abbiamo già registrato il Bevacizumab, farmaco che inibisce la creazione di nuovi vasi sanguigni di cui il tumore necessita per crescere.

In questi giorni è entrato in commercio il Lapatinib utile sempre nelle neoplasie con iper espressione dell’HER 2 neu. Questo farmaco ha il vantaggio di essere dato in compresse, quindi per bocca, e anche psicologicamente è molto ben accettato dalle pazienti. I risultati sono molto buoni nella malattia metastatica e sono attualmente in corso sperimentazioni cliniche per confermare il vantaggio anche nella fase adiuvante e cioè dopo la chirurgia. Ma in realtà in sperimentazione sul tumore mammario abbiamo oggi molte molecole a bersaglio molecolare sempre più selettive e verosimilmente efficaci come il Pertuzumab che rivestirà un ruolo certamente fondamentale in futuro sempre nei tumori HER2 positivi avendo già dimostrato in linee cellulari tumorali grande efficacia.

Infine sono in corso di sperimentazione quelle che noi chiamiamo “piccole molecole” che avranno nel prossimo futuro un ampio spazio terapeutico nel trattamento del tumore al seno: sono farmaci molto selettivi che colpiscono solo determinate cellule tumorali e che presentano un’ottima tollerabilità e spesso grande efficacia terapeutica.

Attualmente molti di questi nuovi farmaci sono già in commercio per i tumori del colon, del polmone, del rene e di altre neoplasie. Nella nostra struttura abbiamo in corso diversi studi clinici sperimentali con l’utilizzo di nuovi farmaci che potrebbero garantire percentuali sempre più elevate di guarigione».

Dottor Battelli, per concludere, quanto è importante lo stile di vita dopo una diagnosi di neoplasia mammaria? «Oggi si dà molta importanza a questo aspetto che sembra influenzare per circa il 20% la prognosi dei pazienti con una diagnosi di tumore. Importanti risultati sono stati ottenuti nel tumore del colon ove il vantaggio della attività fisica regolare può garantire risultati anche simili a quelli ottenuti con la chemioterapia. Nel tumore alla mammella recenti studi clinici hanno evidenziato come una corretta alimentazione ricca di verdure e frutta e una costante attività fisica siano in grado di ridurre il rischio di ricaduta e quindi aumentare le possibilità di guarigione.

Il vantaggio sembra più importante nelle pazienti che presentano tumori con i recettori ormonali (estrogenici e progestinici) positivi ma è comunque significativo per tutte le sottoclassi di neoplasie mammarie rispetto a chi segue un’abitudine di vita più sedentaria. Oggi l’oncologo dovrebbe sempre suggerire alle pazienti in cura per tumore della mammella corrette abitudini alimentari e una costante attività fisica; soprattutto si deve far capire alla paziente che per ottenere la guarigione, oggi sicuramente possibile, non è sufficiente utilizzare la chemioterapia, l’ormonoterapia e i nuovi farmaci ma seguire un corretto stile di vita».

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