Le cellule staminali nella chirurgia plastica estetica rigenerativa dell'invecchiamento

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La chirurgia plastica e ricostruttiva guarda con crescente importanza all’uso delle cellule staminali. Su questo fronte, una novità arriva da uno studio di autori americani (Wu, Niklason e Steinbacher) dell’Università di Yale nel New Haven (Connecticut, Usa). L’esperimento, a cavallo tra la chirurgia plastica e l’ingegneria biomedica, ha preso in esame le capacità e le potenzialità delle cellule staminali del tessuto adiposo nel bambino, adulto e anziano.

Novità dall'Università di Yale Il prof. Mario Dini: "Le cellule staminali mesenchimali derivate da tessuto adiposo sono disponibili in tutte le età" In tutte e tre queste fasi della vita umana, le popolazioni cellulari staminali mantengono le stesse capacità, nonostante siano diverse per forma. Questa informazione ha un riscontro molto importante soprattutto per la chirurgia plastica estetica rigenerativa dell’invecchiamento. "La ricerca degli studiosi di Yale - spiega il professor Mario Dini, specialista in chirurgia plastica estetica ricostruttiva a Firenze e Milano - parte dalla considerazione che le staminali mesenchimali derivate da tessuto adiposo siano una robusta fonte di cellule multipotenti.

Queste sono facilmente raccolte e mostrate in una serie di applicazioni rigenerative. Lo scopo dello studio era valutare l’impatto dell’invecchiamento su queste cellule, per quanto riguarda la morfologia, le proprietà di senescenza, l’espressione del fattore di crescita e l’osteogenesi." Nel dettaglio, sono state coltivate le cellule ottenute da diversi gruppi d’età (bambini, adulti, anziani) e ne è stata esaminata la morfologia usando un microscopio, mentre i marcatori di superficie delle cellule sono stati interrogati usando il flusso citometrico. La lunghezza dei telomeri è stata misurata in tempo reale mediante la reazione a catena dei polimeri. E’ stata così confrontata l’espressione di pertinenti fattori di crescita angiogenici e osteogenici, mentre la capacità osteogenica è stata ulteriormente analizzata valutando la reazione d’induzione e la quantificazione dell’espressione di mRNA Runx-2 e osteocalcina.

Lo stesso rapporto di isolamento di cellule staminali mesenchimali è stato notato in ciascun tipo di donatore, indipendentemente dall’età. "Le cellule staminali derivate da tessuto adiposo di un bambino - prosegue il professor Dini - hanno mostrato una morfologia allungata e una maggiore lunghezza dei telomeri rispetto alle vecchie cellule. Fattori angiogenici sono stati più altamente espressi dalle cellule infantili, mentre l’osteogenesi è risultata simile tra tutte le età. La risposta all’induzione osteogenica è stata più profonda nei bambini rispetto alle cellule staminali anziane, come evidenziato dalla fosfatasi alcalina e alizarina (colorazione rossa), come espressione genica connessa all’osso.

"Le cellule staminali mesenchimali derivate da tessuto adiposo - conclude Dini - sono disponibili in tutte le età. Quelle provenienti dai bambini sono morfologicamente a forma di fuso, con telomeri lunghi, e mostrano maggiore capacità angiogenetica e osteogenica rispetto alle vecchie cellule. Al contrario, tutte le età mostrano simile attività osteogenica paracrina, e gli autori ipotizzano che l’applicabilità clinica resta conservata durante le fasi adulte e anziana."

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