Diastasi dei Retti Addominali: cos’è e come curarla

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La diastasi addominale consiste nella separazione dei due retti addominali dalla linea alba; in gravidanza è fisiologica in quanto i muscoli si distanziano per permettere all’utero di crescere.

Una eccessiva pressione intraddominale può creare un eccessivo stiramento della membrana che unisce i due retti (linea alba) La suddetta membrana, infatti, è molto resistente ma anche poco elastica, e questo fattore può compromettere il suo ritorno allo stato iniziale, lasciando quindi i due retti separati oltre la distanza fisiologica (poco meno di 2 cm). In genere la diastasi regredisce spontaneamente entro 8/12 settimane circa dal parto, ma nel 30% dei casi questo non avviene e si verifica quindi una DIASTASI PATOLOGICA. I muscoli addominali perdono la loro funzione stabilizzante del tronco e non sono più in grado di contenere gli organi, che inevitabilmente spingono verso l’esterno dando alla pancia una forma innaturale e molto simile a quella della gravidanza. Il caratteristico segno della diastasi addominale è una protuberanza (cresta o “pinna”) che si forma in corrispondenza della linea alba da sterno fino all’ombelico e che si manifesta con la tensione dei muscoli dell’addome. (da sdraiate con gambe tese sollevate a 45 gradi, oppure inarcando la schiena all’indietro)

Altre CAUSE non riconducibili alla gravidanza sono:

  • Obesità
  • Attività sportiva eccessiva
  • Patologie con conseguenti e ripetuti episodi di tosse violenta
  • Predisposizione
  • vecchiaia

I SINTOMI che la diastasi dei retti può provocare sono:

  • Gonfiore addominale
  • Mal di schiena lombare
  • instabilità del bacino
  • incontinenza
  • ernia
  • nausea
  • difficoltà digestive
  • difficoltà respiratorie
  • peristalsi molto evidente a occhio nudo
  • postura da iperlordosi
  • senso di pesantezza al pavimento pelvico
  • aerofagia
  • prolassi ( in caso di prolassi la diastasi potrebbe essere una concausa o aggravare situazioni già esistenti)

In generale, però, consigliamo, prima di ricondurre tali sintomi alla diastasi addominale, di indagare attraverso esami specifici per escluderne altre cause.

È possibile fare una prima semplice autovalutazione da soli come nel video:

https://www.youtube.com/watch?v=0NME-0I7REQ

successivamente per “diagnosticare” la patologia si effettua un’ecografia della parete addominale e nei casi più gravi anche una risonanza magnetica. L’intervento più comune per la risoluzione di una DIASTASI ADDOMINALE (spesso è presente anche pelle in eccesso) è l’ADDOMINOPLASTICA. Questo intervento, mutuabile in tutti i casi di ex obesità, non è invece sempre riconosciuta per diastasi post gravidica.

Sono solo alcune le regioni e le strutture che erogano attraverso il ssn una addominoplastica con plicatura dei retti (elenco che potete consultare nel nostro sito http://www.diastasiaddominale.com/le-strutture-che-operano-la-diastasi-addominale/ ) , da qui è nata l’esigenza da parte della nostra community, di lanciare una PETIZIONE sulla piattaforma change.org, che in pochissimi mesi ha già ottenuto circa 40.000 firme!

PER FIRMARE CLICCATE QUI: https://www.change.org/p/ministero-della-salute-diastasi-addominale-post-parto-come-patologia-riconosciuta-e-intervento-convenzionato-ssn

Tuttavia, nonostante il muro di indifferenza e superficialità che ci circonda, moltissimi chirurghi e non solo, hanno abbracciato la nostra causa e collaborano con noi alla diffusione di questa PATOLOGIA, troppo spesso confusa per un capriccio estetico.

Il Dottor Luca Grassetti, della Clinica di Chirurgia Plastica degli Ospedali Riunti di Ancona, ci spiega in cosa consiste l’intervento di ADDOMINOPLASTICA:

Considerata l’altissima percentuale di pazienti che giungevano a visita specialistica da me, dal 2014 ho cominciato ad approfondire la chirurgia funzionale in donne con diastasi dei retti dell’addome. Ho capito dalle loro testimonianze come sia realmente una problematica per chi ne soffre e quanto sia difficile accedere ad un rimedio efficace.

L’unica opzione valida, infatti, è quella chirurgica, atta a riavvicinare i muscoli retti addominali.

Fino a circa 8 cm si riesce a ridurli con punti di sutura in doppio strato per evitare ernie post operatorie e recidive, sopra a 10 cm spesso serve l’ausilio di una rete di contenzione. Di solito viene posizionata “sublay“, subito dietro ai retti dell’addome. In soldoni va posizionata in quei casi che non consentono una chiusura sicura e stabile con i punti, per dimensione, lassità o sottigliezza dei tessuti.

L’intervento in cui contestualmente si provvede alla correzione funzionale si chiama Addominoplastica, consistente in uno scollamento fino alla regione sternale staccando il peduncolo ombelicale e con la possibilità reale di riparare la diastasi muscolare. Una sua variante semplificata, ovvero la miniaddominoplastica, rimuove semplicemente l’eccesso cutaneo sovrapubico (dermolipectomia) con cicatrice limitata. La stima della stessa si può effettuare al momento della visita e del planning pre-operatorio con la riserva di aumentarne l'estensione nel caso a livello intraoperatorio si verificassero disomogeneità e fastidiosi eccessi cutanei laterali (in gergo tecnico "dog ears") rimovibili con tecniche che comportano centimetrici allungamenti dell'incisione.

Il taglio si effettua al confine tra pube e addome. L’altezza è tanto più bassa quanto più risulta lassa ed elastica la pelle addominale per riuscire a coprire la perdita di sostanza creata tra l’ombelico e l’incisione stessa. La lunghezza dipende dall’estensione orizzontale dell’eccesso adipo-cutaneo da rimuovere: un ex obeso tipicamente beneficia di un’incisione circonferenziale per rimuovere anche gli eccessi dei fianchi e del dorso nell’intervento di body lift.

Si può altresì effettuare un’INCISIONE VERTICALE per riparare i muscoli retti, ma con risultati estetici quasi mai consigliabili anche perché non permette di ritensionare l’addome.

La CICATRICE VERTICALE BASSA, in aggiunta a quella orizzontale, rappresenta talvolta un escamotage per ovviare alla mancanza di pelle sovra-ombelicale per riuscire a coprire tutta l'area di asportazione sotto-ombelicale. Infatti, dato che la stessa rappresenta un’interruzione importante del lembo addominale, attenzione a tirare troppo nei pazienti diabetici e/o fumatori!

L’intervento di addominoplastica dura in media 3 ore, generalmente con l’ausilio di un’ anestesia generale, talvolta in anestesia epidurale. La dermolipectomia può essere effettuata in anestesia locale con sedazione. Può essere preceduto da liposuzione in casi particolari. Nella tecnica standard si effettuano un’incisione periombelicale e una sovra pubica bisiliaca, le quali consentono di scollare i tegumenti dalle fasce muscolari. L'area di scollamento rappresenta la porzione sovrafasciale addominale che si viene ad esporre al fine di creare il lembo addominale di avanzamento e di evidenziare la linea alba e le sue lassità. Nella tecnica di addominoplastica completa standard con trasposizione ombelicale, tale area si allestisce mediante attenta dissezione a partire dall'incisione chirurgica fino alla regione sternale prossimalmente ed a livello dei muscoli obliqui interni lateralmente.

Particolari tecniche con specifiche indicazioni permettono di creare soltanto un TUNNEL CENTRALE DI SCOLLAMENTO minimizzando le aree laterali di scollamento al fine di diminuire il tasso di sieromi post operatori. Tale tecnica, perfezionata dal un chirurgo brasiliano Dr. Saldanha, consente anche la preservazione di distretti linfatici laterali. Ovviamente non tutte le pazienti possono beneficiare di tale variante operatoria per la diversa conformazione e distribuzione degli eccessi da trattare.

La presenza di ADERENZE tissutali tra i piani superficiali e quelli profondi complica la delicata fase dello scollamento, ma ne costituisce anche l'unica terapia efficace. Ad un occhio e ad una mano esperti ed esercitati a tale patologia, appare bene evidente la diversa consistenza dei tessuti con facile distinzione della lassitá fasciale e della diastasi dei retti. All’anestesista si può chiedere di far eseguire passivamente alla paziente la Manovra del Valsalva, condizione fisiologica che si verifica quotidianamente durante il ponzamento e che consiste nell'aumento della pressione endoaddominale con evidenza delle strutture muscolari della parete messe in tensione.

Avviene ora il punto chiave dell’intervento di riparazione delle ernie, dei buchi fasciali, il riavvicinamento dei muscoli mediante suture fasciali triangolari verticali (essendo la fascia fatta di fibre a decorso trasversale1-2), la ricostituzione della linea alba, l’eventuale posizionamento di reti: qui si spende la maggior parte del tempo chirurgico! Si flette un po’ il busto della paziente per consentire un’asportazione abbondante ed una chiusura senza tensione della ferita chirurgica. Vengono applicati punti interni progressivi detensionanti. Si reimpianta l’OMBELICO nella stessa posizione pre-operatoria, cambiandone a piacimento la forma se necessario. Esso può essere ancorato alla fascia sottostante al fine di rendere minima la tensione sul peduncolo vascolare. il suo riposizionamento è vincolato dalla locazione del peduncolo stesso, nonostante sia abbastanza costante la sua distanza finale a circa 7 cm dall'incisione orizzontale. E’ possibile anche mantenere la vascolarizzazione dell’ombelico non mediante il peduncolo vascolare bensì tramite la vascolarizzazione proveniente dalla cute circostante. Così facendo, però, si troverà in una posizione terminale un pò più bassa rispetto al punto di partenza.

Si posizionano 2 DRENAGGI aspirativi di sicurezza e si applica una medicazione modicamente compressiva. I drenaggi rappresentano uno degli argomenti di disaccordo in letteratura in quanto nei paesi anglosassoni sono addirittura aboliti per la loro presunta implicazione in complicanze flogistiche ed infettive. Attualmente ritengo che il posizionamento di drenaggi post operatori abbia il duplice scopo di diagnosticare precocemente un sanguinamento post operatorio, sia di permettere, mediante il meccanismo di vuoto aspirativo, un miglior accollamento tissutale con diminuzione del rischio di sieromi. D'altro canto, la presenza stessa del drenaggio induce una sorta di reazione da corpo estraneo che stimola i tessuti attivi in fase di guarigione a produrre siero. Per tale motivo non si aspetterà mai un incremento volumetrico differenziale giornaliero di zero millilitri per la rimozione degli stessi, bensì verranno sfilati quando si sarà certi della stabilità clinica della paziente e del contenuto degli stessi. Mediamente 1-7 giorni, tenerli troppo è parimenti sconsigliato come tenerli troppo poco.

Ovviamente qualsiasi scelta a proposito non è scevra dal rischio di formazione di SIEROMI post operatori, che potranno essere trattati, con o senza ausilio di diagnostica per immagini ecografica nel caso ci siano dubbi di localizzazione o di estensione dello stesso, mediante aspirazione con siringa o aspiratore. Una minima quota può essere lasciata in sede, essendo quasi fisiologica la sua formazione e di facile riassorbimento con idonea terapia contenitivo-compressiva.

La NECROSI rappresenta un'altra possibile complicanza precoce, con implicazioni a lungo termine e di portata di gran lunga maggiore rispetto al sieroma. Essa rappresenta la morte, per mancanza di vascolarizzazione, di un tessuto. Nella fattispecie interessa il peduncolo ombelicale o la parte infero-centrale della pelle, poiché sottoposti a maggior tensione. È una condizione che si verifica nell'arco di giorni con progressiva demarcazione tissutale, che porta al viraggio della cute dal normale colorito roseo e dalla temperatura calda, a colori progressivamente più scuri, consistenza secca e abbassamento della temperatura alla palpazione. Durante il decorso post operatorio segno precoce di problematiche nell’ossigenazione tissutale sono il colore bluastro e le bolle superficiali che poi, se non trattata la causa a monte, evolveranno nelle forme sopra citate. Se ad essere interessata non è la cute, bensì il tessuto sottocutaneo (ogni tessuto in quanto vascolarizzato è passibile di necrosi) si verifica la cosiddetta lipo-necrosi con colliquazione del tessuto adiposo, già di suo poco vascolarizzato, ed è necessaria l’evacuazione al fine di evitare la formazione di ascessi pericolosi. Ne sono più a rischio i pazienti con abbondanza del tessuto adiposo.

Dopo l’intervento si deve indossare per un mese giorno e notte, e per un altro mese di giorno una fascia elastocompressiva (PANCERA). Questo indumento aderente contribuirà a ridurre il gonfiore evitando accumulo di liquidi, oltre a fornire un valido aiuto alla guarigione detensionando la sutura interna delle fasce.

Statisticamente non viene riferito dalle pazienti un importante dolore post operatorio poiché non si mobilizzano muscoli, bensì i loro annessi fasciali. La tensione del lembo è facilmente gestibile con una corretta postura post operatoria. Il fastidio può essere ascrivibile alla motilità intestinale alterata nei giorni successivi, con costipazione e meteorismo indotto dai farmaci e dalla paura della paziente durante la contrazione addominale. Tecniche di blocchi del sesto nervo toracico e delle afferenze addominolombari alte (PRS 128:529,2011 Level of Evidence Therapeutic 2) aiutano a ridurre il dolore post operatorio.

Qualora si associassero anche lo sgrassamento della regione pubica del Monte di Venere ed un suo lifting mediante punti di ancoraggio profondi, si potrebbero avere un fastidioso edema perineale ed un’ecchimosi diffusa che, però, si risolvono rapidamente e senza esiti.

E’ consigliabile mantenere le cosce flesse sulle anche durante il riposo a letto con un cuscino sotto le ginocchia per mantenere il tronco semiflesso sulle gambe, evitando così trazioni lungo la linea di sutura.

É importante che si inizi a camminare subito dopo per facilitare il flusso di sangue e ridurre il rischio di trombosi venose profonde, ma mantenendo il busto lievemente flesso sull’addome.

In chirurgia il FUMO rappresenta uno dei nemici più grandi, secondo solo ad un cattivo chirurgo! Pertanto è assolutamente vietato fumare un mese prima ed almeno una settimana dopo per diminuire il rischio di sanguinamento e di necrosi dei lembi cutanei: l’ombelico e la parte centrale della pelle dell’addome, quella che ritroveremo inferiormente sopra al pube dopo l’intervento, sono dei tessuti la cui vascolarizzazione viene in ampia parte necessariamente interrotta durante l’intervento. Il fumo va a ridurre ulteriormente il calibro di quei pochi vasi residui fino a determinare la morte vascolare (necrosi) dei suddetti tessuti. Questi potranno in un secondo tempo essere ricostruiti, ma non saranno mai come prima. Il fumo induce inoltre broncospasmo e tosse, da evitare nel post operatorio di questo intervento. Le cicatrici inoltre nel fumatore saranno più rosse per più tempo.

Per due settimane non si potrà guidare autoveicoli.

L’attività sessuale potrà essere ripresa non prima di un mese. Parimenti l’attività sportiva, evitando per altri due mesi l’allenamento dei muscoli addominali.

Un’eventuale gravidanza comporta un rischio di recidiva per ulteriore tensione sulla fascia. Inoltre si possono ricreare un eccesso di pelle e smagliature. Per 2 mesi si dovrà evitare l’esposizione diretta al Sole o a eccessive fonti di calore.

Tutte le pazienti con eccesso adipocutaneo possono virtualmente sottoporsi ad addominoplastica, ricordando però che il tessuto adiposo abbondante aumenta il rischio di complicanze di non poco conto come il sieroma (più frequente complicanza) e la deiscenza della ferita. Crea uno scalino a livello della cicatrice per affrontamento di due lembi di spessore diverso. Impedisce altresì una maggiore migrazione cutanea della pelle nel momento della discesa per colmare la perdita di sostanza creata dall’asportazione dell’ellissi di pelle sotto-ombelicale. E’ utile approcciarsi all’intervento con il peso ideale, in modo da permettere al chirurgo di calibrare l’asportazione in modo esatto senza future brusche variazioni che ritensionino la cute, perdendo, in parte, il risultato ottenuto.

Non dimentichiamo inoltre che il paziente in sovrappeso è come una macchina che viaggia in condizione di sforzo, quindi con meno riserve funzionali nel momento in cui invece si presenta uno stress fisico da affrontare.

Contrariamente, i pazienti allenati e con una buona tonicità muscolare, a parità di diastasi e lassità cutanea, sono come macchine che viaggiano in condizione di riposo, quindi con più riserve funzionali e scatto nel sorpasso.

E’ sempre consigliabile sottoporsi all’intervento solo quando il peso della paziente sia stabile da almeno 6 mesi. Ulteriori variazioni ponderali dopo l'intervento potrebbero causare smagliature o asimmetrie di correzione, che abbasserebbero di molto il grado di soddisfazione della paziente.

L'addominoplastica con correzione della diastasi è da considerare un intervento definitivo, ma, come ogni intervento chirurgico, c'è la possibilità che nonostante ci sia stata un’ottima tecnica chirurgica, si possa verificare recidiva per lassità intrinseca dei tessuti fasciali o per mancata adesione della paziente alle raccomandazioni del post operatorio. Ci sono inoltre cause ormonali come quelle menopausali, che determinano importanti variazioni ponderali con ulteriore indebolimento delle fasce e dei legamenti. Questo potrebbe condurre alla formazione di nuovi eccessi adipocutanei che vanificherebbero il risultato estetico precedentemente ottenuto. Questo nuovo aspetto "rilassato" della cute addominale sarebbe comunque migliore di quello previsto se l’intervento non fosse stato eseguito.

Non è da trascurare la considerazione che possa insorgere un’ernia, ravvisata come recidiva, su una plicatura mal eseguita della fascia dei retti4

La CICATRICE guarisce macroscopicamente in circa 10-14 giorni. Va massaggiate a partire dai 15 giorni, almeno per i primi 3 mesi. La fase sicuramente più plastica è quella dei primi 6 mesi, piccoli cambiamenti si hanno fino circa a 12 mesi, poi si stabilizza. Alcuni pazienti con la tendenza alla cicatrizzazione irregolare, possono sviluppare cicatrici arrossate, rilevate o allargate nonostante la massima cura prestata nelle suture. Esse possono essere corrette con trattamento medico o con intervento dopo 12 mesi dall'intervento. E’ un fattore prognostico negativo qualsiasi complicanza post operatoria.

Per concludere, posso affermare l’importanza dell'accuratezza nel porre le giuste indicazioni a qualsiasi trattamento, spiegando con onestà al paziente le aspettative circa il risultato.

Il Dott. Grassetti ci spiega in un interessante video cosa è una diastasi e come si interviene: https://www.youtube.com/watch?v=s3CH4n5VGjg

In alternativa alla classica addominoplastica, soprattutto quando non è presente pelle in eccesso, ma solo un problema FUNZIONALE, si può optare per un intervento con tecnica ENDOSCOPICA unica in Italia, praticata dal Dott. Salvatore Cuccomarino presso l’Ospedale di Chivasso (TO)

Di seguito un articolo in cui spiega nel dettaglio questa tecnica e la patologia:

LA DIASTASI DEI MUSCOLI RETTI DELL’ADDOME ED IL SUO TRATTAMENTO MININVASIVO

La parola “diàstasi” è un termine derivato dal greco (“separazione”), e quando usato in medicina si riferisce a tutte quelle condizioni in cui due strutture anatomiche, normalmente vicine tra loro, si separano. La diastasi dei muscoli retti dell’addome consiste in un distanziamento dei muscoli retti addominali, i due muscoli lunghi centrali della parete anteriore dell’addome, estesi tra lo sterno e le coste, superiormente, ed il pube, inferiormente. Normalmente i muscoli retti sono affiancati l’uno all’altro lungo la linea media dell’addome, la linea alba. Quando la distanza tra loro (IRD, Inter Recti Distance, distanza interrettale) aumenta, si parla di diastasi dei retti. La distanza minima per poter porre diagnosi di diastasi varia, a seconda dei lavori scientifici pubblicati, tra 1,5 e 2,5 cm.

La distanza interrettale presenta differenze di genere (è maggiore, per esempio, a livello sovraombelicale negli uomini rispetto alle donne nullipare, ossia che non hanno avuto figli); aumenta con le gravidanze, e dipende anche dalla sede anatomica, essendo superiore al di sopra dell’ombelico. Esistono fattori di rischio di aumento della IRD, tra cui l’età, il numero di gravidanze, il parto cesareo ed il sovrappeso. Secondo un recente studio 2016, la diastasi dei retti interessa il 60% delle donne alla 21° settimana di gravidanza, e persiste nel 31,2% delle donne ad un anno dal parto. Si tratta quindi di un problema comune, che, come si dirà, può influire profondamente sul benessere delle donne che ne soffrono.

I SINTOMI DELLA DIASTASI DEI RETTI

Man mano che la gravidanza procede, la forma dell’addome materno si modifica, a causa dell’aumento delle dimensioni e del peso dell’utero e del feto. I muscoli dell’addome, e tra essi soprattutto di tutti i muscoli retti, si allungano e si si spostano lateralmente: questo causa una modifica dei vettori muscolari, cioè delle linee lungo le quali i muscoli si contraggono. Se dopo il parto questi cambiamenti non regrediscono, le capacità di flessione del tronco e di contrazione armonica dei muscoli della parete addominale (il cosiddetto “torchio addominale”) rimangono definitivamente compromesse. Ciò ha delle conseguenze tanto sulla capacità di mantenere eretto il tronco (essendo la postura eretta un risultato della contrazione armonica dei muscoli dorsali e dei muscoli addominali) – e il primo effetto è la comparsa di dolore dorso-lombare; quanto sulle performances del pavimento pelvico, il che può condurre alla comparsa di incontinenza urinaria da stress, incontinenza fecale (meno frequentemente) e prolasso di organi pelvici come l’utero o la vescica.

Il primo passo nella diagnosi di diastasi dei retti è l’autovalutazione; esistono diversi tutorials in rete che mostrano come valutare il proprio addome, ad esempio su YouTube od in siti specializzati. Il ruolo del Chirurgo specializzato nei trattamenti delle patologie della parete addominale nella diagnosi è importante, perchè è l’unico Professionista in grado di valutare le eventuali ernie associate alla diastasi – infatti, nella quasi totalità delle pazienti con diastasi dei retti postgravidica è presente un’ernia ombelicale, cosa di grande importanza nella corretta pianificazione della strategia chirurgica.

Un esame diagnostico che può essere importante è l’ecografia della parete addominale; la sua utilità, tuttavia, dipende dall’esperienza in diagnostica dei difetti della parete addominale del radiologo che la realizza, visto che si tratta di un esame la cui qualità dipende in maniera critica dagli skills dell’operatore.

I sintomi della diastasi dei retti sono direttamente correlati con l’alterazione dei vettori muscolari addominali e la conseguente compromissione degli equilibri muscolari del tronco, della funzione del pavimento pelvico e del torchio addominale.

Tali alterazioni possono portare ad una dorso-lombalgia cronica e ad incontinenza urinaria da stress (mano frequenti, anche se possibili, sono l’incontinenza fecale ed il prolasso vescicale ed uterino). Nella quasi totalità dei casi di diastasi postgravidica è presente un’ernia ombelicale o, meno frequentemente, un’ernia epigastrica (più rare sono le ernie della porzione sottoombelicale dell’addome, come l’ernia di Spigelio); le cui complicanze, in alcuni casi, possono essere molto gravi, e che pertanto vanno SEMPRE operate, indipendentemente dalla diastasi.

LA CHIRURGIA ENDOSCOPICA MININVASIVA DELLA DIASTASI DEI RETTI

Il trattamento della diastasi dev’essere realizzato da un chirurgo specializzato nel trattamento delle patologie della parete addominale.

L’intervento tradizionale consiste nell’addominoplastica e nella sua variante miniaddominoplastica. Questo intervento, utile nelle persone con grembiule adiposo (in cui nello stesso tempo può essre eseguita una dermolipectomia, cioè l’asportazione della pelle in eccesso e del sottostante tessuto adiposo), è meno gradito dalle pazienti magre o comunque in buona forma fisica, a causa dei suoi esiti cicatriziali molto ampli, della lunga convalescenza e dei rischi relativi al lembo dermoepidermico (tra cui la necrosi della cute).

Da alcuni anni è disponibile un nuovo intervento minimamente invasivo per il trattamento della diastasi dei retti: la riparazione endoscopica pre-aponeurotica (R.E.P.A.), tecnica messa a punto dal Dr. Derlin Juares Muas, noto chirurgo della parete addominale argentino. In questo intervento, attraverso tre piccole incisioni (due da 10 mm circa ed una da 5 mm circa) al di sopra del pube, con tecniche ben note ai chirurghi che si occupano di chirurgia laparoscopica avanzata della parete addominale si suturano le fasce dei muscoli retti addominali, ricostruendo la linea media dell’addome e riparando la diastasi, e si stabilizza e rinforza tale riparazione mediante il posizionamento di una rete – la qual cosa riduce sensibilmente il rischio di recidiva. Questo intervento, dai risultati davvero eccellenti, è molto popolare nei Paesi Iberoamericani (Spagna e Paesi dell’America Latina), mentre altrove è quasi sconosciuto. In Italia è realizzato dal Dr. Salvatore Cuccomarino, che ha lavorato per molti anni in Spagna ed ha appreso la tecnica direttamente dal Dr. Juares Muas, suo amico personale.

È opportuno ricordare che chirurgia endoscopica e chirurgia laparoscopica non sono la stessa cosa.

Nella chirurgia laparoscopica della parete addominale - a meno di padroneggiare tecniche molto avanzate di separazione dei componenti, oggi patrimonio di pochi chirurghi al mondo - quello che normalmente si fa è posizionare una rete per riparare un difetto della parete. Non si esegue, quindi, nessuna plicatura della fascia dei retti, rispetto ai quali il punto di vista del chirurgo e gli strumenti con cui lavora si collocano posteriormente. Con la tecnica endoscopica, invece, si realizza la plicatura per via anteriore, esattamente come nell'addominoplastica tradizionale, ma senza la cicatrice dell'addominoplastica. Possiamo dire che la chirurgia endoscopica è, come la chirurgia laparoscopica, minimamente invasiva; ma gli spazi in cui ci si muove, e quindi i gesti tecnici che si possono realizzare, sono molto diversi.

L’uso della rete nella chirurgia endoscopica della diastasi è parte integrante della tecnica. Tutti i chirurghi che si occupano di chirurgia della parete addominale sanno che qualsiasi riparazione di un suo difetto, fosse anche una piccola ernia ombelicale, senza l'uso di una protesi ha una buona probabilità di fallire: le percentuali di recidive aumentano fino a valori oggi non più accettabili. La rete ha una fondamentale funzione di "impalcatura”, e favorisce la formazione del tessuto fibroso che stabilizza la sutura della fascia dei retti. È proprio questo tessuto fibroso che rende stabile la riparazione: la sola sutura, col tempo, sarebbe destinata ad essere riassorbita o a frammentarsi.

Riguardo le complicanze postoperatorie della tecnica R.E.P.A., la principale consiste nella formazione di sieromi od ematomi; può essere facilmente prevenuta lasciando in sede un drenaggio per alcuni giorni e, quando si verifichi, nella maggioranza dei casi può essere facilmente risolta senza dover reintervenire, con tecniche conservative. La percentuale di recidive è molto minore rispetto all'addominoplastica tradizionale, proprio grazie all'uso della rete.

L'intervento prevede in genere una notte di ricovero in ospedale. La paziente dovrà portare da subito e per un mese una fascia addominale, e per lo stesso tempo dovrà evitare di fare sforzi od attività sportiva; in seguito, dovrà eseguire, sotto la guida di un buon fisioterapista, un periodo di drenaggio linfatico addominale e di ginnastica ipopressiva, concluso il quale potrà tornare alle sue normali attività sia quotidiane che sportive.

Un video dell’intervento può essere visionato online all’indirizzo https://coloproctologiatorino.cuccomarinomd.com/chirurgia-endoscopica-della-diastasi-dei-retti-il-video/

C.V. Dott. Luca Grassetti

Il Dr. LUCA GRASSETTI nasce a Macerata il 17 Aprile del 1981 e risiede ad Ancona

Nel 2000 consegue la maturità scientifica a pieni voti

Nel 2006 si Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università Politecnica delle Marche a pieni voti con LODE e menzione di merito, distinguendosi come miglior studente dell'anno accademico. La sua tesi (sul ruolo del perinevrio nella rigenerazione nervosa periferica) viene insignita del premio di laurea Ing. Carlo Perrone conferito dal magnifico Rettore nella cerimonia del Dicembre 2007.

Sempre presso l'Università Politecnica delle Marche, nell'Agosto 2012, si Specializza in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva a pieni voti con LODE, e nel Novembre dello stesso anno consegue anche la specializzazione europea in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica, superando il BOARD EUROPEO e acquisendo il titolo di Fellow of EBOPRAS (European Board of Plastic, Reconstructive and Aesthetic Surgery) http://www.ebopras.org/fellows.php

Da Ottobre 2012 è Dirigente Medico di primo livello presso l'Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona - nella Clinica Universitaria di Chirurgia Plastica.

Ad oggi ha eseguito circa 2000 Interventi Chirurgici in Italia ed all’Estero; nello specifico presso STRUTTURE UNIVERSITARIE ACCREDITATE EBOPRAS (European Board of Plastic Reconstructive and Aesthetic Surgery):

1) 2010: GERMANIA - Aquisgrana (in qualità di specializzando)

2) 2011: INGHILTERRA - East Grinstead (in qualità di fellow per la Microchirurgia Ricostruttiva: prelievo con Addominoplastica di lembo DIEP per la ricostruzione mammaria)

3) 2014 : BELGIO - Bruxelles (in qualità di fellow per la ricostruzione mammaria e addominale)

4) 2014: FINLANDIA - Turku (in qualità di visiting consultant per la ricostruzione dopo traumi degli arti inferiori e per la chirurgia senologica)

5) 2015: TAIWAN - Taipei e Taichung (in qualità di visiting consultant per la ricostruzione addominale e dopo tumori del distretto cervico-facciale)

6) 2015: Russia - Mosca (in qualità di visiting consultant per la Chirurgia Plastica di addome, naso e seno)

7) 2016: USA - Miami (in qualità di visiting consultant per la Chirurgia Estetica di seno, addome e glutei)

8) 2016: Australia - Melbourne (in qualità di visiting consultant per la Chirurgia Estetica di seno, addome e naso)

9) 2017: Romani – Bucharest (in qualità di Visit Consultant per lo sviluppo di tecniche avanzate di medicina rigenerativa nell’addominoplastica)

E' membro della Società Italiana di Chirurgia Plastica (SICPRE), della società internazionale di Chirurgia Estetica (ISAPS), della Confederazione Internazionale per la Chirurgia Plastica (ICOPLAST), del Consiglio Europeo di Ricerca in Chirurgia Plastica (EPSRC), dell' Associazione Italiana Ulcere Cutanee (AIUC) e del Board Europeo Di Chirurgia Plastica (EBOPRAS).

E' autore di oltre 45 pubblicazioni su riviste scientifiche americane tutte indicizzate in PUBMED (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=grassetti+luca) e componente di 2 progetti di ricerca sull'utilizzo delle cellule staminali mesenchimali in Chirurgia Plastica

E' autore e coautore di 9 capitoli di libri di chirurgia plastica pubblicati da case editrici internazionali (tra cui Springer), ed e' intervenuto come relatore in piu' di 50 congressi e corsi di Chirurgia Plastica, In Italia e all'Estero

C.V. Dott. Salvatore Cuccomarino

Mi sono laureato con lode in Medicina e Chirurgia nell'Università degli Studi di Messina e ho conseguito la specializzazione in Chirurgia Generale, col massimo dei voti, presso l'Università degli Studi di Bologna Alma Mater Studiorum. Ho lavorato a lungo all'estero (un anno nell'Ospedale Federale di Salisburgo, in Austria, durante la Scuola di Specializzazione; e quattro anni nella Policlinica Gipuzkoa di San Sebastian, in Spagna, come Responsabile dell'Unità di Parete Addominale); al momento sono Dirigente Medico di Chirurgia nell'Ospedale di Chivasso, alle porte di Torino. Mi occupo prevalentemente di Chirurgia della parete addominale, anche a livello di ricerca per lo sviluppo di materiali protesici (ho progettato per una nota Azienda italiana, che produce protesi per la riparazione dei difetti della parete addominale, una rete oggi usata in tutto il mondo in chirurgia laparoscopica; ed ho vinto un premio della Diputacion de Gipuzkoa, in Spagna, per la progettazione di nuovi materiali per la chirurgia laparoscopica della parete addominale); oltre che di coloproctologia e chirurgia laparoscopica avanzata. Ho realizzato circa 4000 interventi da primo operatore, e sono il proprietario e web master del blog coloproctologiatorino.cuccomarinomd.com e della pagina facebook Dr. Salvatore Cuccomarino - proctologia, Chirurgia Generale e Laparoscopica. Faccio parte di alcune prestigiose società scientifiche, come la Società Italiana di Chirurgia (SIC), la Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani (ACOI), la Sociedad Hispanoamericana de Hernia (SoHAH) ed il Grupo Iberoamericano de Hernia. Sono stato, e continuo ad essere, Istruttore internazionale di Chirurgia della Parete Addominale, realizzando interventi in diretta a numerosi congressi internazionali (soprattutto dell'area iberoamericana) ed insegnando le mie tecniche chirurgiche agli specializzandi ed ai colleghi di importanti Paesi dell'America Latina, come Argentina, Panama e Messico.


CHI SIAMO: Il nostro gruppo DIASTASI ITALIA OFFICIAL GROUP nasce nel 2015 come primo e unico gruppo in Italia a trattare una PATOLOGIA tanto diffusa quanto sconosciuta, inizialmente volta solo alla necessità, da parte delle mamme, di condividere un disagio rimasto sempre nell’ombra, ignorato e sottovalutato sia dall’opinione pubblica che dalla maggior parte dei medici.

Difatti, Le stesse figure a cui spetterebbe la funzione di prevenzione, informazione e cura (ostetriche, ginecologi, ecografisti, fisioterapisti, pt, chirurghi, ecc.), spesso non sono in grado di diagnosticare e indicare soluzioni volte al miglioramento e/o alla risoluzione del problema.

Nel tempo il nostro gruppo di condivisione si è trasformato in un vero e proprio movimento di mamme consapevoli, informate e desiderose di divulgare informazioni sull’argomento, cercando ogni giorno di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso diversi canali:

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