Approccio medico contro gli abusi sui minori, parere dell'esperto Prof Francesco Montecchi

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Qual è il primo approccio di un medico con un bambino che ha subito abusi? «Non fare domande sul sospetto di abuso ma osservare. Ascoltare ciò che il bambino dice liberamente, se è medico curante o consultato.

Effettuare una visita completa come in qualunque patologia pediatrica verificando, dopo una accurata anamnesi, lo stato di accrescimento, lo stato nutrizionale e se ci sono indici fisici di abuso». La ferita provocata da un abuso potrà guarire? «Tutti i bambini e i giovani hanno nella loro vita degli eventi avversi, a volte traumi più o meno gravi conseguenti a esperienze di abusi.

È opinione corrente che bisogna aiutare a “dimenticare”. Ma dimenticare implicherebbe un processo di rimozione determinato dall’incapacità di sostenere psicologicamente la realtà dell’accaduto. I traumi rimossi o negati o normalizzati, si inglobano in una parte della personalità, che può essere gravemente danneggiata, minacciando le aree più sane in una pericolosa ri-traumatizzazione. Il ricordo deve avere un posto circoscritto all’interno della memoria delle numerose esperienze negative vissute, delle piccole e grandi violenze subite nel corso della propria evoluzione.

Elaborare e circoscrivere il ricordo delle esperienze subite attiva la spinta vitale che ogni bambino possiede, un’energia che fa superare ogni ostacolo, permettendo di elaborare positivamente e trasformare le esperienze negative in energie positive da investire nella propria evoluzione. In questi casi la natura e le conseguenze dei traumi superano le ferite dell’anima, e un evento negativo può tradursi in un’occasione di crescita. Le risorse riparative vengono utilizzate non solo per difendersi, ma anche per “produrre” maggiore umanità, trasformando una persona ferita in persona creativa, più sensibile e attenta a se stessa, agli altri e ai propri figli, quando avrà una sua famiglia. Investirà le proprie energie per aiutare il prossimo».

Cosa “scatta” nella testa di un bambino che subisce una violenza? «Senso di colpa per la convinzione di essere la causa del comportamento abusante. Senso di colpa per i vantaggi secondari ricavati dall’abuso, angoscia per il timore della reiterazione dell’abuso, depressione per non avere le garanzie affettive da chi dovrebbe fidarsi, vergogna per l’esperienza sperimentata e per i familiari».

Che differenza c’è, dal punto di vista dell’impatto psicologico sul bambino, tra una violenza perpetrata da un estraneo e una da un familiare? «Gli abusi extrafamiliari, se effettuati non con violenza ma con la seduzione e la gentilezza, inizialmente il bambino può viverli come esperienze che danno vantaggi affettivi e fisici, solo dopo si accorgerà dell’inganno. Negli abusi intrafamiliari sottostà a una dipendenza affettiva di cui solo inconsciamente realizza l’inganno e il tradimento, ma ciò che è più devastante è il non avere le garanzie affettive e di protezione di cui ha necessità e il senso di tradimento da parte di chi dovrebbe rispettarlo e proteggerlo ».

Quando ad abusare del bambino non è un familiare, come cambia il rapporto tra la vittima e la propria famiglia? Come devono comportarsi i genitori? «Il bambino ha vergogna e senso di colpa nei confronti dei suoi genitori. I genitori è opportuno che non facciano mai interrogatori che produrrebbero una distorsione dei processi di memoria e ridurrebbero l’attendibilità del racconto.

È opportuno inoltre che non stigmatizzino il bambino/a per l’esperienza subita, non neghino o appaino increduli di ciò che ascoltano. Si impegnino invece prevalentemente nell’intervento giudiziario considerato come l’unica soluzione alla ferita subita.

È invece doveroso che osservino e ascoltino il bambino, accolgano i sentimenti penosi vissuti dal figlio, consultino professionisti clinici esperti di abusi e si impegnino a garantire al bambino un percorso di aiuto psicologico. Sarebbe anche opportuno che tutta la famiglia si affidasse a un aiuto psicologico».

Come si fa ad essere realmente sicuri che un bambino abbia subito abusi? «Gli unici elementi certi sono i segni fisici compatibili con l’abuso, in assenza dei quali il bambino abusato esprime la sofferenza attraverso le espressioni del disagio: disturbi psicosomatici, psichiatrici e comportamentali che però possono non essere specifici di abusi perché sono modalità espressive di sofferenza che possono appartenere anche ad altri condizioni.

Per dirimere il sospetto che i sintomi psicologici del bambino possono essere collegati a esperienze di abusi è necessario fare una complessa valutazione diagnostica, medica, psicologica (individuale attraverso il colloquio clinico, valutazione testologica e comportamentale, diagnosi familiare) e sociale nonché una verifica degli indicatori di rischio e di protezione».

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