Allontaniamo gli adolescenti dal fumo, parere del Prof. Giacomo Mangiaracina

Visualizzazioni di questo articolo 3800

È necessaria una task force a livello nazionale per la creazione di campagne mediatiche realizzate da esperti e della durata di almeno 3 anni. Come SITAB abbiamo proposto che si aumenti il costo delle sigarette, misura che in altri paesi si è dimostrata efficace per scoraggiare i più giovani, e poi che questo aumento al costo di un euro per fumatore finanzi delle campagne.

Sempre più l’industria del tabacco cerca nuovi consumatori nel mondo dei giovani. E lo fa attraverso le immagini, le sponsorizzazioni nel mondo dello sport, la vendita di pacchetti con numero ridotto di sigarette. Ne parliamo con il Professore Giacomo Mangiaracina

La prima automobile, il primo bacio, la prima esperienza sessuale e, inevitabilmente, la prima sigaretta. Sono molti gli aspetti che in età adolescenziale, oltre a costituire dei veri momenti di iniziazione all'età adulta, si caricano di valori simbolici spesso spropositati o del tutto infondati. Questa tendenza non sfugge all’industria del tabacco e ai suoi esperti di marketing che indirizzano principalmente agli adolescenti le proprie strategie mirate a caricare il fumo di significati appetibili.

Spirito di avventura, temerarietà, sono queste alcune immagini che il marketing associa alla sigaretta con le proprie iniziative mirate. E i risultati in termini di efficacia non si fanno attendere: il 44% di ragazzi e ragazze tra i 15 e i 17 anni. Oggi proteggere i giovani dalle mire di queste industrie e dalla conseguente dipendenza da tabacco è il principale obiettivo di tutti gli operatori della prevenzione nel settore. «Gli anglosassoni li definiscono “nicotine hoocked".

I giovanissimi vengono letteralmente agganciati, reclutati e fidelizzati come nuovi consumatori» ci spiega Giacomo Mangiaracina, Direttore Scientifico dell’Area Tabagismo della LILT.

Del resto è prevedibile che se in Italia muoiono ogni anno 80mila persone a causa del fumo, l’industria del tabacco tenderà a rimpiazzare continuamente questi consumatori persi.

Ed è chiaro che proprio tra i giovanissimi, tra coloro cioè che hanno la possibilità di essere consumatori più longevi, che le industrie del tabacco cercano il proprio rimpiazzo. I nuovi acquirenti delle multinazionali del tabacco sono i ragazzini tra gli 11 e i 14 anni. È a questo target che puntano i produttori del tabacco e lo fanno proprio attraverso l'immagine, con le sponsorizzazioni, ad esempio nel mondo dello sport, oppure agevolando l’accesso al fumo con i pacchetti da 10, fino all'ultima proposta di vendere le sigarette sfuse». Quali sono allora le misure per difendere i nostri figli da questo aggancio? Innanzitutto bisogna conoscerli, conoscerne le paure e l’emotività.

E poi cercare di comprendere il legame che si stabilisce tra i ragazzi e il fumo, quand'è che questo legame diventa dipendenza, per quali ragioni dopo la prima sigaretta il giovane sceglie di continuare con la seconda. «Oggi sappiamo che la paura di alcune malattie aleggia tra i giovani», afferma Giacomo Mangiaracina. «Da una ricerca che ho realizzato con la Fondazione Pfizer alcuni anni fa su un campione di 17mila studenti è emerso ad esempio che i ragazzi non hanno paura del fumo ma temono i tumori. Una paura irreale vista la scarsa incidenza dei tumori sui giovani, allo stesso modo in cui è del tutto infondato non aver paura del fumo».

Ma una grande possibilità di lavorare su questo immaginario. Un secondo dato importante è che l’80% dei nostri ragazzi fa l'esperienza del fumo e noi non possiamo impedirlo. «Le ricerche dicono proprio che non bisogna fare programmi per impedire che i ragazzi facciano l'esperienza – continua Giacomo Mangiaracina - lasciamogliela fare, non sarebbe facile impedirlo e non è detto che dopo questa esperienza il ragazzo diventi un fumatore». In effetti di questo 80% solo un ragazzo su 4 diventa fumatore sulla base di meccanismi diversi che porteranno a ripetere l'esperienza nonostante sia sgradevole oppure a non ripeterla affatto. «Per alcuni ragazzi la sigaretta significa sfida: devono riuscire a superare questo disagio e dimostrare al mondo intero che sono capaci di fumare come fuma tanta gente.

Quindi la sgradevolezza diventa uno stimolo». Sulla base di queste tendenze sono stati tracciati i profili di “sensation seeking” per definire l’approccio al fumo dei ragazzi che vanno alla ricerca delle sensazioni forti e di "novelty seeking" per coloro che tendono invece a esplorare le novità. «Ciò che vogliamo fare con la ricerca è entrare in quel processo di elaborazione, in quel travaglio mentale che sta tra la sigaretta di prova e il fumo sistematico.

Più informazioni riusciamo ad avere all’interno di questo processo più sarà possibile intervenire con delle strategie efficaci». In attesa che la ricerca faccia delle scoperte determinanti su questi meccanismi bisogna lavorare sui messaggi e contrastare quelli lanciati dalle industrie. In primo luogo in famiglia. «Non c’è messaggio più bello di un genitore che smette di fumare», sottolinea il professore Mangiaracina. E poi bisogna intervenire nella scuola perché la trasmissione di una mentalità passa sempre attraverso l’educazione. «In Italia mancano le vere campagne di prevenzione nella scuola.

È necessaria una task force a livello nazionale per la creazione di campagne mediatiche realizzate da esperti e della durata di almeno 3 anni. Come SITAB abbiamo proposto che si aumenti il costo delle sigarette, misura che in altri paesi si è dimostrata efficace per scoraggiare i più giovani, e poi che questo aumento al costo di un euro per fumatore finanzi delle campagne.

Se noi non investiamo sulle campagne non ci sarà mai una vera prevenzione sul fumo». Tutto dimostra che ridurre il fumo giovanile a un solo meccanismo di emulazione, come è stato fatto per diversi anni, non ha senso. «Forniamo loro contenuti alternativi – consiglia il professore - ricordiamogli che chi fuma non è un vincente ma un perdente, che chi fuma puzza e che le industrie del tabacco costruiscono delle strategie sulle loro teste, che li stanno usando. Fidiamoci del senso critico dei nostri ragazzi».

Potrebbero interessarti anche...