Da Farmindustria dichiarazioni gravi e contraddittorie

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Da una parte l’industria del branded minaccia chiusure, a causa della norma sulla prescrizione contenuta nel decreto sviluppo, e dall’altra ricorda i suoi successi nell’esportazione.

Promuovere il generico, ricorda il presidente di AssoGenerici Giorgio Foresti, non significa “spostare fatturati da un’impresa a un’altra”, ma impiegare le risorse del Servizio sanitario e del paese dove si ottiene lo stesso ritorno a un costo inferiore - “Le affermazioni uscite dall’Assemblea straordinaria di Farmindustria sono gravi e contraddittorie.

Gravi perché in pratica si attua un velato ricatto occupazionale, descrivendo come inevitabile la chiusura degli impianti produttivi nel momento in cui passasse la norma inserita nell’attuale decreto per lo sviluppo.

Contraddittorie perché, per cominciare, mentre si parla di chiusura per una norma che semplicemente si limita a rendere manifesto il senso delle leggi attualmente in vigore, si fa presente che per il 60% l’industria del branded italiana vive di esportazioni. Non si capisce dunque come potrebbe risentire in modo così grave di una fisiologica variazione della quota – risicata – del generico sul mercato italiano” dice Giorgio Foresti, presidente di AssoGenerici nel commentare le dichiarazioni rese oggi da Farmindustria. Per AssoGenerici è sbagliato parlare di coercizione nei confronti di medici e farmacisti.

Da sempre il farmacista è tenuto per legge a proporre la sostituzione al paziente quando esista un farmaco equivalente di minor prezzo, così come il medico poteva e può tuttora impedire la sostituzione. “Concordo invece sul fatto che si debba creare un assetto stabile a vantaggio dell’innovazione farmacologica” prosegue Foresti . “Tuttavia, ed è un’altra contraddizione, non si coglie che il primo passo verso la stabilità e la liberazione di risorse sta proprio nella riduzione dell’esborso – pubblico e privato – per medicinali ottimi e ancora insostituibili ma che innovativi non sono più”. Non si tratta di spostare fatturati da un’impresa a un’altra, conclude Foresti, “ma di impiegare le risorse del Servizio sanitario dove si ottiene lo stesso ritorno a un costo inferiore”.

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