Tornare ad essere “donna” dopo una mastectomia è possibile?

A Genova, il primo corso di formazione per micropigmentista medicale: una nuova opportunità di crescita professionale per chi già opera nel settore e un’occasione in più per assistere le donne che hanno subito una mastectomia.

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Lottare contro un tumore al seno è una sfida che mette a dura prova il coraggio di una donna. Non solo si tratta di una malattia subdola, ma va a colpire una parte del corpo che più di altre rappresenta l’essenza della femminilità di una donna. Oggi la medicina e la chirurgia hanno fatto grandi passi avanti nella prevenzione e nella cura di questo tipo di tumori, ma rimane da superare il trauma di un corpo menomato dalla mastectomia.

Certo, il chirurgo estetico lavora di pari passo con l’oncologo ed è possibile ricostruire il seno immediatamente dopo la mastectomia con risultati eccellenti, ma solo da poco tempo, grazie ad apparecchiature di ultima generazione e tecniche all’avanguardia, è possibile ultimare il processo di ricostruzione del seno della paziente e ridisegnare, con la tecnica della dermopigmentazione, l’areola mammaria cancellata dalla mastectomia: questa rappresenta una fase essenziale della ricostruzione perche' serve a conferire alla mammella operata un aspetto naturale e a minimizzare un'eventuale asimmetria mammaria.

Questo delicato procedimento di rifinitura dell’intervento di ricostruzione estetica, fino ad ora poteva essere affrontata solo chirurgicamente, con costi e risvolti medici più complessi. “Il nostro obiettivo – spiega il Professor Pierluigi Santi, Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica ricostruttiva e Estetica UNIGE - è quello di dare alla paziente la possibilità di dimenticarsi nel più breve tempo possibile dell’intervento subito e delle conseguenze di questa malattia. In contemporanea con la mastectomia operiamo per inserire delle protesi e ricostruire la mammella che è stata asportata. L’ultimo passo di questo percorso è proprio la rifinitura del complesso areola-capezzolo. Se il capezzolo è una cosa che riusciamo a ricostruire abbastanza rapidamente con un intervento ambulatoriale, l’areola ha sempre creato una serie di difficoltà fino a quando non è venuta l’idea di tatuarlo ed è stata una soluzione vincente perché ha portato risultati molto positivi”.

Il tipo di “camuflage” utilizzato nella ricostruzione dell’areola capezzolare è molto diverso dal tatuaggio tradizionale. Si tratta di quello che normalmente è conosciuto dalle estetiste come trucco semipermanente o, in termini più scientifici, micropigmentazione. “Stiamo parlando – ha spiegato Ursula De Lucia, Docente dell’Accademia Nazionale di Micropigmentazione medicale ed estetica – di una grande innovazione nel campo dell’estetica. Le tecniche di micropigmentazione sono state ripensate per adeguarsi alle esigenze delle pazienti oncologiche ed aiutarle a riguadagnare l’immagine che avevano prima della malattia, per superare il trauma e ricominciare a vivere”.

Nella ricostruzione dell’areola mammaria con le tecniche di micropigmentazione tridimensionale si utilizza un’apparecchiatura con caratteristiche ben precise, in linea con le rigide normative igienico-sanitarie presenti in Europa. Si tratta di un dermografo di ultima generazione studiato appositamente per l’azienda genovese DDProject, che mira all’eccellenza nella resa tecnica del trattamento, affidandosi all’innovazione tecnologica di questo apparecchio. Il dermografo è dotato di iniettore sterile ed anti reflusso, per inoculare, sotto la membrana basale, specifici pigmenti che rappresentano un’altra delle peculiarità vincenti dell’azienda.

Conservati in airless, rispondenti alle future normative europee sui ppm minimi di metalli contenuti, testati e certificati da Dermatest di Monaco di Baviera, i pigmenti consentono di spaziare tra oltre cento tonalità di colore. Il pigmento viene eliminato attraverso il turnover cellulare e non risulterà visibile neppure ai successivi controlli radiografici e di routine, permettendo all’operatore di realizzare mimetizzazione realistiche degli esiti cicatriziali, durature e soprattutto conformi alle rigide normative sanitarie vigenti.

La micropigmentazione - continua Santi - si è rivelata quindi un’ottima alternativa a lunghe e costose tecniche chirurgiche. Come chirurghi non siamo però in grado di impegnarci con questa metodologia, perché non abbiamo nè i mezzi nè il tempo.

Per questo dobbiamo rivolgerci a degli specialisti che siano altamente qualificati ad utilizzare queste tecniche e al tempo stesso preparati dal punto di vista medico ad operare su pazienti oncologiche”.

“La nuova figura professionale del micropigmentista medicale - aggiunge De Lucia - si inserisce alla perfezione nelle nuove Breast Unit che a partire dal 2016 dovranno diventare una realtà in tutto le strutture oncologiche italiane e che rappresenteranno un punto di riferimento importantissimo dove le pazienti potranno essere seguite durante tutta l’iter della malattia da un team di professionisti multidisciplinare - dall’oncologo al chirurgo plastico, allo psicologo – che le aiuteranno a mettersi alle spalle l’esperienza del tumore”.

MICROPIGMENTISTA MEDICALE: UNA NUOVA FIGURA PROFESSIONALE

Parte il 16 novembre 2015, a Genova, il primo corso per Micropigmentista Medicale, un percorso formativo messo a punto da DDProject, azienda italiana che ha fondato la prima Accademia Nazionale di Micropigmentazione medicale ed estetica, in collaborazione con UNIGE e IRCCS Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino - IST Genova, con l’obiettivo di formare operatori specializzati nella micropigmentazione ricostruttiva: nuove figure professionali paramedicali di supporto all’equipe medico-oncologica, chirurgica e dermatologica che ben si potranno inserire, una volta raggiunta la certificazione, all’interno delle Breast Unit che a partire dal 2016 sono obbligatorie nei centri oncologici.

Il corso si rivolge a personale medico e paramedico ma anche a chi già lavora nell’estetica professionale e si articola in cinque moduli della durata di due giorni ciascuno. In aula si approfondiranno non solo le tecniche di micropigmentazione e la loro messa in pratica, ma, proprio perché queste figure andranno ad operare su pazienti che hanno già intrapreso un percorso delicato, fornirà anche le necessarie competenze igienico sanitarie, di microbiologia, dermatologia, psicologia e anatomia, in modo da metterà gli allievi nelle condizioni di poter lavorare sulle pazienti in totale sicurezza e tranquillità. Al termine del periodo in aula è previsto un tirocinio di tre mesi presso la Breast Unit dell’ente ospedaliero che rilascerà poi l’attestato di frequenza.

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