Rinoplastica, la sfida del naso perfetto tra i chirurghi plastici più bravi del mondo

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Per stabilire la tecnica più valida, sarà effettuata una votazione dai chirurghi plastici partecipanti, che esprimeranno la loro opinione dopo aver osservato tutti gli interventi in diretta e ascoltato le conferenze a sostegno dell'uno e dell'altro approccio.

Altro che naso di Cleopatra. La sfida è aperta per plasmare, a colpi di bisturi, il naso più bello. A contrapporsi sono due squadre, composte dai chirurghi plastici più bravi al mondo, ognuna sostenitrice di una tecnica diversa: “aperta” o “chiusa”. L’originale formula è proposta durante il congresso “The big challenge”, che si svolge a Salò il 10 e 11 ottobre a Salò, organizzato da Villa Bella e patrocinato dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe).

«Ancora oggi la rinoplastica rimane uno degli interventi di chirurgia plastica “facili da fare, difficili da fare bene”» afferma Giovanni Botti, organizzatore del corso e presidente onorario di Aicpe.

Tra gli addetti ai lavori, il dilemma principale è quale tecnica scegliere: aperta o chiusa? «Si tratta di approcci diversi, ognuno con i suoi pregi e i suoi svantaggi – spiega Botti -. La tecnica aperta prevede una piccola incisione sulla columella (la struttura che sostiene la punta, posta fra le due narici), consentendo il sollevamento della pelle che ricopre il naso e quindi una visione diretta di tutte le strutture interne (cartilagini e osso): la visione dell'anatomia è facilitata, ma è necessario ricorrere a innesti di supporto, come frammenti di cartilagine, che rendono il naso un po' più rigido, per controbilanciare la maggior retrazione cicatriziale. Nell'approccio chiuso si lavora senza incisioni esterne e quindi senza alcuna cicatrice, ma nei casi complessi occorre grande esperienza per ottenere risultati perfetti. Insomma vantaggi e svantaggi in entrambi i casi». Per entrambe le tecniche, l’obiettivo è comune: ottenere un buon risultato per il paziente.

Per capire quali dei due approcci sia da preferire, è stata organizzata una sfida tra chirurghi plastici affermati provenienti da tutto il mondo, che opereranno in diretta nasi con caratteristiche simili. Anche se, forse, una risposta c’è già: «Valerio Micheli Pellegrini, uno dei padri della moderna chirurgia plastica in Italia, sosteneva che la tecnica migliore è quella che il chirurgo padroneggia meglio – aggiunge Mario Pelle Ceravolo, presidente di Aicpe -. Ancora oggi questa affermazione resta valida, tuttavia, nonostante tra i due approcci ci siano differenze oggettive di tecnica, i risultati sono ottimali indipendentemente dall’approccio usato»

Per stabilire la tecnica più valida, sarà effettuata una votazione dai chirurghi plastici partecipanti, che esprimeranno la loro opinione dopo aver osservato tutti gli interventi in diretta e ascoltato le conferenze a sostegno dell'uno e dell'altro approccio.

La squadra sostenitrice della tecnica “aperta” è composta da: Nazim Cerkes (Istanbul), Olivier Gerbault (Parigi), Wolfgang Gubisch (Stoccarda), José Palacin (Barcellona), Sebastiano Sciuto (Roma). Quella che invece preferisce l’approccio chiuso è formata da: Giovanni Botti (Salò), Pietro Palma (Milano), Mario Pelle (Roma), Yves Saban (Nizza) , Alberto Scattolin (Firenze)

 

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