Le protesi mammarie non fanno aumentare il tasso di tumori al seno

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"Non abbiamo osservato – riporta lo studio canadese sull'International Journal of Cancer - alcun aumento del rischio di forme più rare di cancro tra queste donne. Una riduzione di incidenza del cancro al seno è invece stata osservata per le donne con protesi sottoghiandolari rispetto alle donne con protesi sottomuscolari. Un possibile aumento di incidenza del cancro al seno subito dopo l'aumento del seno con protesi in poliuretano deve ancora essere verificata”.

Le protesi mammarie non fanno aumentare il tasso di tumori al seno. Anzi, lo riducono Sul numero di ottobre dell'Internazional Journal of Cancer uno studio canadese su 40mila donne sfata alcune leggende metropolitane sugli impianti al seno Dini: “Ecco perché la chirurgia estetica al seno non ritarda la diagnosi del tumore”

 

Da tempo è noto che le protesi mammarie non sono causa del cancro al seno. Uno studio dimostra adesso che gli impianti non fanno aumentare il tasso di tumori nelle donne che si sono sottoposte a questo intervento. Anzi, sembra che lo riducano. L'analisi, ancora inedita in Italia, è stata curata da un gruppo di lavoro canadese e sarà pubblicata sull'International Journal of Cancer ad ottobre: secondo lo studio, le protesi mammarie estetiche non sono associate ad una maggiore incidenza del cancro al seno, e le variazioni di rischio in base alle caratteristiche degli impianti sono ancora poco conosciute.

Questo studio ha analizzato in 10 anni quasi 25mila donne che hanno ricevuto protesi mammarie estetiche e altre 16mila che hanno subito interventi di chirurgia estetica. L'incidenza del cancro tra le donne con protesi è stata confrontata con la popolazione generale femminile. Ebbene, è risultato che le donne con protesi mammarie hanno un tasso di cancro al seno e all'endometrio ridotto rispetto alle donne che hanno subito altri interventi chirurgici.

"Non abbiamo osservato – riporta lo studio canadese sull'International Journal of Cancer - alcun aumento del rischio di forme più rare di cancro tra queste donne. Una riduzione di incidenza del cancro al seno è invece stata osservata per le donne con protesi sottoghiandolari rispetto alle donne con protesi sottomuscolari. Un possibile aumento di incidenza del cancro al seno subito dopo l'aumento del seno con protesi in poliuretano deve ancora essere verificata”. Secondo un altro studio canadese, intanto, la chirurgia estetica al seno potrebbe ritardare la diagnosi del tumore.

A rassicurare gli animi interviene il professor Mario Dini, specialista di Chirurgia Plastica ed Estetica a Firenze e Milano: “Attenzione a parlare di emergenza e a diffondere eccessive preoccupazioni. Se è vero che una diagnosi precoce aiuta a combattere la malattia abbassando così il rischio di morte, ciò vale per tutte le patologie oncologiche e non ha dunque alcun rapporto privilegiato con l'inserimento di protesi mammarie.” Secondo la ricerca canadese - condotta su un campione di 409 donne con protesi mammarie estetiche e su 444 donne con altri interventi di chirurgia estetica, cui è stato diagnosticato un tumore al seno - le donne che hanno effettuato l'impianto di protesi al seno corrono un rischio tre volte maggiore di una diagnosi tardiva del tumore. A rendere complessa la individuazione del tumore, per lo studio, è la massa "anomala" contenuta nella zona soggetta alle verifiche con i macchinari.

“Le tecnologie presenti oggi in Italia - incalza Dini - fanno sì che un buon radiologo possa scoprire l'esistenza di un tumore anche in presenza di protesi. Da qui il consiglio di rivolgersi sempre a centri professionali, dove gli specialisti siano in grado di scoprire eventuali anomalie anche in presenza di protesi. Lo stesso studio, infine, conferma che non è stato affatto osservato un aumento statisticamente rilevante del tasso di mortalità tra le due categorie. In altre parole, le protesi al seno possono al limite far allungare i tempi di diagnosi, ma non fanno aumentare affatto il tasso di mortalità.”

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