Chirurgia Plastica, elogio dell’asimmetria: quando la perfezione non è bellezza (neanche a Miss Italia)

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Dini: “Vi spiego perché la matematica non potrà mai codificare l’essenza stessa della bellezza”

Scienziati alla ricerca dei canoni universali, matematici, della bellezza e dell’attrattività. C’è anche questo, a Montecatini Terme per Miss Italia 2012. «Da tre anni consentiamo agli esperti di prendere in esame le nostre miss – spiega Patrizia Mirigliani – per studi sull’attrattività facciale che abbiano come fini la ricerca scientifica».

Alla kermesse sono presenti professori e studiosi, tra cui Roberto Deli e Raoul D’Alessio (Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma) per sottoporre le miss alla tecnica della fotogrammetria 3D, finalizzata alla ricerca delle proporzioni matematiche dell’avvenenza, quindi dei canoni della bellezza attuale del viso e del sorriso.

Ma se il progetto studia i nuovi parametri tridimensionali dell’attrattività facciale, in un work in progress iniziato tre anni fa, tra gli addetti ai lavori c’è chi non considera affatto la matematica come chiave di lettura ideale per cogliere o codificare l’essenza stessa della bellezza. Tra questi, il professor Mario Dini, specialista di Chirurgia Plastica ed Estetica a Firenze e Milano: “E’ ormai opinione diffusa – sottolinea – che la matematica non sia più lo strumento o la chiave interpretativa ideale per affrontare il tema della bellezza o dell’attrattività di un volto, di un sorriso o di un corpo. Nell’antichità sono state elaborate teorie diverse, la più nota delle quali sosteneva che il volto “perfetto” fosse quello con uguale proporzione tra la fronte, il naso e la distanza tra il mento e la radice del naso. Un terzo di ognuno, insomma, e la magia è fatta. Col passare dei secoli pittori, scultori e in tempi più recenti persino chirurghi plastici hanno studiato nuovi percorsi alla ricerca dei lineamenti ideali. Ma è proprio questo, l’errore di fondo”.

“I lineamenti ideali non sono reali – incalza Dini – e se anche lo fossero non è affatto detto che vengano percepiti come gradevoli o interessanti. La bellezza non è ricerca di un ideale, di un canone cui uniformarsi: un naso “sproporzionato” può essere bello lo stesso, e di certo sarà più interessante di uno che rispecchia pedissequamente formule matematiche elaborate ad hoc. Come chirurgo, per bellezza intendo ciò che il nostro corpo e il nostro cervello riconoscono gradevole in base alle esperienze che ognuno ha vissuto: anche nella società dell’immagine, il fattore soggettivo è troppo importante per poter rientrare nelle proporzioni vuote di un’attrattività teorica”.

“La bellezza, poi, è altra cosa dall’attrattività. Proprio come i canoni estetici non possono essere ricondotti a una mera operazione matematica. E se ciò è vero in generale, lo è ancor di più per i professionisti chiamati a operare sul corpo e sul visto di un paziente. Per noi non è sempre facile capire fino in fondo cosa desidera la persona che abbiamo sul tavolo operatorio, come questa intende perseguire e percepire la propria ricerca della bellezza: è un lavoro di avvicinamento, immedesimazione, empatia. Uno sforzo costante di astrazione dai criteri e dai gusti personali e di sostituzione con quelli del prossimo. Di sicuro per avere ciò non basta una serie di numeri, per quanto precisi e rigorosi possano essere”.

Eppure spesso si tende a riconoscere la bellezza proprio nella simmetria delle forme. “Già, ma parlerei di armonia più che di simmetria – replica Dini – perché in natura questa è illusoria, apparente, finta. Troppa perfezione non esiste nemmeno in natura, ed è per questo motivo che un eccesso di simmetria viene percepita dall’occhio umano come qualcosa di innaturale, dunque da guardare con sospetto. La simmetria assoluta non può essere ottenuta, né tantomeno promessa, nemmeno con gli strumenti tecnologici della chirurgia plastica attuale”.

In campo medico, infine, il ricorso al bisturi è qualcosa cui la patròn di Miss Italia Patrizia Mirigliani si è sempre detta contraria, preferendo la ricerca scientifica. “La chirurgia plastica è un universo troppo ampio e articolato – replica Dini – perché uno possa esserne contrario tout court, è un po’ come sostenere che uno sia contrario in assoluto ai viaggi, alla musica, alla televisione o a internet”.

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