Chirurgia Estetica all'estero? ecco le 8 domande da porsi!

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Conviene davvero operarsi all’estero? «Considerate i costi totali, incluso il viaggio, il soggiorno e anche i possibili rischi e poi valutate il da farsi. Oggi i prezzi della chirurgia plastica in Italia sono diminuiti rispetto a qualche anno fa, le cliniche devono garantire standard altissimi e ci sono professionisti altamente qualificati a cui rivolgersi, sempre assicurandosi che si tratti di un vero specialista in chirurgia plastica.

Li chiamano “bisturi trip” e sono quei viaggi fatti con l’obiettivo di sottoporsi a operazioni di chirurgia estetica in Paesi in cui i costi degli interventi sono minori rispetto a quello d’origine. Dall’Italia in molti, soprattutto gli anni scorsi, hanno fatto le valigie per farsi un lifting o un aumento del seno in Croazia, Brasile, Marocco, Indonesia, Thailandia e Africa del Nord. «Operarsi in un altro Paese potrebbe sembrare una buona occasione per fare un lifting o regalarsi un nuovo décolleté, lontano da occhi indiscreti e senza dover dare troppe spiegazioni in ufficio.

 

Tuttavia ci sono aspetti che conviene valutare con attenzione: è un problema che mi riguarda da vicino in quanto l’Isaps, l’associazione che raccoglie professionisti di 94 Paesi, lo ha spesso affrontato» afferma Gianluca Campiglio, segretario dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps), la più grande associazione al mondo di chirurgia estetica, e autore del libro “Mi voglio così”, in cui parla di aspetti meno noti della chirurgia estetica che tutti i pazienti dovrebbero conoscere.  

Ci sono alcune domande che chi decide di partire per un bisturi trip dovrebbe porsi. Ecco le principali.

Anzitutto, sei sicuro che l’intervento a cui vuoi sottoporti sia il più adatto a te? «Può succedere che il paziente si presenti con l’idea di fare una liposuzione, mentre in realtà l’intervento giusto per il suo caso è un’addominoplastica. Solo il chirurgo estetico può stabilire quale è la procedura più adatta, ma deve anche verificare che le aspettative del paziente siano realistiche, spiegando quali miglioramenti possono dare gli interventi» spiega Campiglio. Definito l’intervento da fare, sono chiare le possibili complicazioni? «È necessario che il medico informi su tutte le conseguenze in termini di cicatrici, ricovero e rischi – spiega l’autore di “Mi voglio così” -. A questo punto è bene che il paziente rifletta con calma sulla sua decisione, senza la pressione di un volo di ritorno da prendere: la sicurezza del paziente è una priorità. Altro quesito determinante è: il chirurgo a cui mi sto rivolgendo è qualificato? Andare in Paesi del Terzo Mondo per sottoporsi a un intervento estetico significa, il più delle volte, affidarsi a un perfetto sconosciuto senza alcuna garanzia di professionalità. È necessario invece verificare che abbia fatto studi apposite e che abbia esperienza nell’intervento che stai considerando ».

Ci sono poi gli aspetti pratici, a cominciare dalla comprensione reciproca: il chirurgo e il suo staff parlano in modo fluente una lingua che conosci? «Far capire quello che si vuole in chirurgia estetica non è facile, quindi è bene che la lingua non sia un ostacolo, altrimenti aspettatevi complicazioni». È bene poi assicurarsi che la clinica sia accreditata e che usi materiali di qualità. «Bisogna avere sufficienti garanzie sui materiali utilizzati e sulle strutture sanitarie in cui si è operati – dice -. Non sempre gli standard sono quelli garantiti dalle case di cura italiane. Altro punto da considerare: dove starai dopo l’intervento? Nel post-operatorio, viaggiare troppo presto aumenta il rischio di embolia polmonare e di trombosi. Non pensate neanche di operarvi e poi godervi il mare o visitare il posto: sono pochissimi i trattamenti di chirurgia estetica che hanno una convalescenza così breve da consentire di andare in spiaggia o per musei dopo appena 24-48 ore».

Chiedetevi anche cosa succederebbe in caso di complicazioni nel post intervento? «Anche se la chirurgia è fatta bene, le complicazioni non sono mai da escludere, ma pensate a quale dottore vi assisterà in caso di complicazioni e a chi pagherà per un intervento secondario o una revisione. Per non parlare del caso in cui si andasse in Tribunale, con tutte le complicazioni di una causa internazionale» aggiunge il chirurgo plastico milanese. Last but not least: conviene davvero operarsi all’estero? «Considerate i costi totali, incluso il viaggio, il soggiorno e anche i possibili rischi e poi valutate il da farsi. Oggi i prezzi della chirurgia plastica in Italia sono diminuiti rispetto a qualche anno fa, le cliniche devono garantire standard altissimi e ci sono professionisti altamente qualificati a cui rivolgersi, sempre assicurandosi che si tratti di un vero specialista in chirurgia plastica. Non dimenticate che in gioco c’è il bene più importante, ossia la propria salute» conclude Campiglio.

Gianluca Campiglio. Medico chirurgo specialista in Chirurgia plastica e Microchirurgia a Milano, durante gli anni ’90 ha partecipato alla messa a punto della prima pelle artificiale in Italia a partire da cellule staminali adulte. È autore di oltre 100 pubblicazioni riguardanti la Chirurgia plastica ricostruttiva e la Chirurgia estetica su riviste mediche in lingua italiana e inglese. Dal 1990 al 2001 ha lavorato nella Divisione di Chirurgia plastica e Centro Ustioni dell’Ospedale Niguarda e successivamente come consulente in diversi ospedali pubblici e privati di Milano. Dal 2007 si occupa di chirurgia estetica dedicandosi con serietà e professionalità alla cura dei difetti estetici del viso e del corpo sia congeniti che conseguenti a invecchiamento, gravidanza, dimagrimento o aumento del peso corporeo.

Dal 1990 è membro della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE) e dal 2014 segretario della Società Internazionale di Chirurgia Plastica Estetica (ISAPS), la più grande associazione del settore con oltre 3.000 iscritti nel mondo. Nel 2011 ha fondato, insieme ad altri rinomati chirurghi plastici italiani, l’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (AICPE) di cui è tuttora membro del consiglio direttivo.

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