B-lite, le protesi mammarie di ultima generazione che diventano leggere

Visualizzazioni di questo articolo 6134

In occasione del 64mo Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia. Plastica Ricostruttiva ed Estetica SICPRE, Roy De Vita annuncia una novità che promette di rivoluzionare gli interventi al seno: le protesi B-lite, che pesano il 30% in meno di quelle tradizionali, danno risultati estetici migliori e complicanze minori: saranno loro il futuro?

B-lite, le protesi mammarie diventano leggere

In occasione del 64mo Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia. Plastica Ricostruttiva ed Estetica SICPRE, Roy De Vita annuncia una novità che promette di rivoluzionare gli interventi al seno: le protesi B-lite, che pesano il 30% in meno di quelle tradizionali, danno risultati estetici migliori e complicanze minori: saranno loro il futuro?

A margine della sessione di lavori dedicata alla ricostruzione mammaria post-tumore, nell’ambito del 64mo Congresso Nazionale della SICPRE Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, il socio Roy de Vita annuncia un’assoluta novità in fatto di protesi per il seno: le B-lite, di studio e produzione israeliana.

Segno particolare, la leggerezza. A parità di volume, infatti, le nuove protesi pesano almeno il 30% in meno di quelle tradizionali.

Meno peso, meno complicanze. E, con il passare degli anni, un risultato estetico migliore

“Il primo studio scientifico relativo a queste nuovissime protesi è appena stato pubblicato sull’Aesthetic Surgery Journal – spiega De Vita, primario di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva presso l’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma -. Le protesi B-lite sono riempite da silicone medico, proprio come le altre protesi comunemente usate, ma con l’aggiunta di microsfere di vetro borosilicato, un materiale inerte in grado di creare una fitta rete di legami chimici con il gel di silicone. Il risultato è una protesi dalle caratteristiche fisiche analoghe a quelle attuali che a parità di volume pesa meno”.

L’importanza della leggerezza

Il progressivo abbassamento del seno, che si verifica con il passare degli anni anche in mammelle non operate, è direttamente proporzionale al peso del seno stesso. È una legge di natura, la forza di gravità. Di conseguenza, una mammella aumentata con le B-lite, e quindi aumentata in modo più leggero, tenderà ad essere meno ptosica, come si dice con termine medico, con un risultato estetico più gradevole nel tempo e minor necessità di prevedere un ritocco a distanza di anni.

Nata dalla collaborazione tra due fratelli israeliani - uno medico e l’altro bio-ingegnere - la nuova protesi utilizza una tecnologia messa a punto dalla NASA, impiegata anche per realizzare il materiale di rivestimento del “muso” dello Shuttle. Un materiale appunto straordinariamente resistente e altrettanto leggero, in modo da superare indenne le sollecitazioni fisiche legate all’impatto con l’atmosfera, ma in tutta leggerezza, così da non aumentare il consumo di carburante.

“Il peso delle protesi è anche correlato a una delle più diffuse complicanze, per fortuna non pericolosa per la salute, l’incapsulamento”, dice ancora De Vita. Si parla di incapsulamento quando l’organismo reagisce a quel corpo estraneo che sono le protesi rivestendole di tessuto fibroso particolarmente resistente. Così “bloccate”, e di conseguenza rigide, le protesi possono diventare evidenti, dando luogo a un effetto poco naturale e a volte asimmetrico.

“Tra le caratteristiche delle B-lite – riprende De Vita – ce n’è poi una fondamentale: sono maggiormente radiotrasparenti, ovvero non costituiscono un ostacolo in sede diagnostica, in quanto appunto risultano trasparenti rispetto a quelle attuali le protesi tradizionali”. Una trasparenza ai raggi che però non ha niente a che vedere con quella visibile ad occhio nudo. Infatti le B-lite sono di colore bianco mentre le protesi tradizionali risultano trasparenti.

Il “problema” del follow up

Quindi le protesi B-lite non hanno nessun difetto? “Una specifica, più che altro. Anche se si tratta di un device già contrassegnato dal marchio CE, che identifica i dispositivi che hanno superato tutti i controlli relativi alla sicurezza, per le protesi B-lite deve valere quello che vale per tutte le novità: non c’è follow up”. Questo vuol dire che al momento non si conosce l’evoluzione a 10 - 20 o 30 anni di pazienti che si sono sottoposte a una mastoplastica additiva con le B-lite, come invece è per le altre protesi.

“Al momento sono il primo e unico utilizzatore italiano di queste protesi – dice ancora De Vita -. Le ho impiantate su 5 donne, tutte estremamente soddisfatte. I primi interventi sono solo relativi a casi estetici, ma ovviamente le caratteristiche delle B-lite le rendono ideali anche per gli interventi ricostruttivi e dove sono presenti esiti cicatriziali, cioè in tutti i casi in cui i tessuti di rivestimento esterni possono trarre beneficio da una minor sollecitazione legata al peso”.

Potrebbero interessarti anche...